Uno spazio aggiuntivo da 4-5 miliardi per far salire a 28-29 miliardi la portata della manovra per il 2027, al momento ferma a quota 23,5 miliardi. A garantirlo al governo potrebbe essere una conclusione positiva del negoziato avviato con Bruxelles per ottenere ulteriore flessibilità.
E nel caso di un semaforo verde potrebbero essere rispolverate alcune misure fiscali che sono state congelate nelle ultime settimane per le ridotte risorse a disposizione, a cominciare dal taglio dell’Irpef per la fascia di reddito compresa tra i 50mila e i 60mila euro per il quale sarebbero necessari circa 2,7 miliardi. Che potrebbe però rivivere in una versione maggiormente frazionata.
Un chiaro segnale sulle intenzioni della Commissione Ue è atteso entro questo weekend. A quel punto il governo potrà comporre il complesso puzzle della legge di bilancio, l’ultima del primo esecutivo Meloni, e dare il via al testo, che è stato rinviato di qualche giorno, rispetto alla tradizionale ma non vincolante deadline del 20 ottobre. La data considerata ora più probabile per il varo della manovra è quella del 28 ottobre, ma non è del tutto escluso che il Consiglio possa esaminare il dossier il 26 o il 27.
Da sciogliere c’è anche il delicato nodo delle cosiddette coperture “autonome”, quelle che l’esecutivo è chiamato di suo a individuare. Sono quasi 10 i miliardi da trovare, 5 dei quali dal settore finanziario nelle intenzioni del Mef, che sono da aggiungere ai 14,4 miliardi di flessibilità già garantita ma vincolata a interventi in energia pulita e per la difesa.
Le banche hanno già manifestato tutto il loro malumore e la maggioranza si è spaccata, con Forza Italia in pressing per estendere il raggio d’azione del contributo immaginato a via XX Settembre anche a Cdp e Casse di previdenza dei professionisti in modo da alleggerire l’impatto sugli istituti di credito.
E quella dell’estensione del raggio d’azione del contributo è un’ipotesi che si sta valutando con attenzione, ma che potrebbe non necessariamente coinvolgere Cdp, se non in misura limitata, perché in seno al governo sono in molti a considerare questa soluzione difficilmente praticabile.
Anche nei ministeri, che dovranno contribuire alle coperture con una nuova spending review da 1,2 miliardi, la situazione non è proprio tranquilla per il timore di perdere fondi considerati indispensabili.
Ma il ministro Giorgetti non è intenzionato ad allentare troppo i cordoni della borsa. La corsa dell’inflazione e il materializzarsi di un nuovo rischio-spread inducono alla prudenza. Anche perché il debito pubblico è previsto l’anno prossimo dal Dpb in rialzo (al 138,5% del pil rispetto al 138,1% del 2026) e la stessa crescita dello 0,8% stimata per il 2027 potrebbe essere a rischio per gli incrementi del costo dell’energia e le ricadute dei conflitti in corso.
L’unica possibilità di rendere più pesante la manovra è dunque legata alla trattativa con Bruxelles. Il governo spera di ricavare spazi aggiuntivi per 4-5 miliardi dal via libera a due richieste: l’utilizzo di una parte della clausola di salvaguardia per l’energia anche per aiuti diretti a famigli e imprese (almeno un terzo dei 7,2 miliardi di flessibilità garantita per il prossimo anno sul versante energetico) e un’interpretazione più elastica del parametro dell’inflazione nel calcolo che porta alla definizione della traiettoria della spesa netta su cui poggia il nuovo Patto di stabilità. Ma un sì a 360 gradi della Commissione Ue non è scontato anche se a Palazzo Chigi si respira ottimismo. (riproduzione riservata)