Le 50 azioni che possono volare con la pace in Ucraina secondo Goldman Sachs
Le 50 azioni che possono volare con la pace in Ucraina secondo Goldman Sachs
La fine della guerra in Ucraina non sarà immediata, ma Trump ha bisogno di un risultato forte in vista delle elezioni di Midterm. Un accordo con la Russia farà ripartire i mercati europei. Ecco i titoli che possono correre secondo l’indice di Goldman Sachs, Piazza Affari compresa

di di Elena Dal Maso e Francesca Gerosa 28/11/2025 19:00

Ftse Mib
43.357,01 6.54.51

+0,32%

Dax 30
23.836,79 23.50.54

+0,29%

Dow Jones
47.716,42 9.30.45

+0,61%

Nasdaq
23.365,69 23.50.54

+0,65%

Euro/Dollaro
1,1600 23.00.27

-0,09%

Spread
71,46 17.29.58

-1,01

Da quando sono emerse le prime notizie di colloqui fra Usa e Russia su una possibile pace in Ucraina dopo quasi quattro anni di guerra il Ftse Mib si è appena mosso. Il mercato, quindi, non sta per ora annusando la notizia di una fine della guerra. Eppure i desk operativi, nel frattempo, hanno già fatto alcuni calcoli. Fra questi, il fatto che fra un anno avranno luogo le elezioni di Midterm negli Usa in cui si rinnovano i seggi della Camera e un terzo del Senato. E per quella data, che non è poi così lontana, il presidente Donald Trump deve consolidare un consenso che sta scemando negli ultimi mesi. Secondo Focus America, il 54,7% degli interpellati (aggiornamento a fine novembre) è contrario, il 41,8% a favore dell’amministrazione Usa. E quindi siglare una pace in Ucraina con la Russia di Vladimir Putin risulta fondamentale.

Da un lato perché tornerà a fluire in Europa il gas a prezzi calmierati, di cui beneficerà in primis la Germania e poi l’Italia, il cui settore industriale è molto legato a quello tedesco. Certo, il prezzo sarà mediato dagli accordi che l’Ue ha fatto nel frattempo sul gnl Usa, ma in ogni caso il valore della materia prima è destinato a calare. Dall’altro perché siglare un accordo con un reticente Putin può servire a Trump per tentare di separare i grandi alleati a Est: lo stesso Putin e il presidente cinese Xi Jinping, con cui il tycoon non ha grande feeling.

Se la pace a Kiev non sembra immediata, un accordo per il cessate il fuoco potrebbe concretizzarsi all’inizio del 2026 regalando un bel sostegno al mercato azionario europeo. Che, per inciso, viaggia ancora a multipli contenuti rispetto a quelli Usa: il Ftse Mib a 13 volte il rapporto prezzo/utile corrente, lo Eurostoxx 600 a 16,4 volte, il Dow Jones a 23 volte, il Nasdaq a 36,5 volte. Per contro, le aspettative sulla crescita degli utili per il 2026 in Italia sono più che buone, come emerge da una ricerca condotta dagli analisti di Intesa Sanpaolo: +13% contro il -3% del luglio scorso. Equita si attende in tal senso una crescita a doppia cifra del Ftse Mib e dei maggiori indici europei nel 2026. Quindi i mercati si aspettano una buona crescita dei profitti societari senza tener conto della spinta di una pace in Europa.

L’indice di Goldman Sachs

Per anticipare un eventuale accordo, può essere utile guardare all’indice Ukraine Ceasefire messo a punto da Goldman Sachs (GSXECEAS) che comprende le 50 società europee più sensibili a una risoluzione del conflitto. Un paniere di azioni che raccoglie titoli specializzati nella (ri)costruzione, alcune banche, compagnie aeree e aziende legate ai beni di consumo. Interessante notare che nei primi 15 titoli per peso all’interno dell’indice compaiono tre società italiane: Unicredit con il 3,75%, Prysmian con il 3,39% e Buzzi con il 2,71%. I primi tre gruppi sono invece ArcelorMittal Sa (colosso della produzione di acciaio con sede in Lussemburgo), Heidelberg Materials (gruppo tedesco delle costruzioni) e Basf (multinazionale tedesca della chimica, produce fertilizzanti e materie plastiche).

In quarta posizione, con il 5,16%, Siemens (energia, mobilità, infrastrutture), a seguire Abb (elettrificazione, automazione industriale), quindi Air Liquide (produzione di gas per l’industria). Holcim, invece (7°) opera nell’edilizia, Unicredit in ottava posizione è la prima banca per peso nell’indice, seguita da Crh (materiali da costruzione). In decima posizione compare Prysmian (cavi per la trasmissione di energia e le tlc), seguita dalla svedese Volvo (auto), Cie de Saint-Gobain (materiali innovativi per l'edilizia sostenibile), dalla holding International Consolidated Airlines Group (Iag, controlla British Airways, Iberia, Vueling e Aer Lingus). Quindi Buzzi (costruzioni) e Ryanair (compagnia aerea).

Altre banche comprese nell’indice sono per esempio l’austriaca Raiffeisen, molto presente in Russia, ma anche Erste Group con sede a Vienna. Heineken, invece, è una multinazionale olandese che produce e distribuisce birra.

Il cemento

«La pace riduce l’incertezza, non la ribalta. E in questo spazio ristretto si muovono i potenziali beneficiari», nota Gabriel Debach, market analyst di eToro. A ripartire per primi sarebbero le costruzioni e gli industriali europei «sostenuti dalla prospettiva di un maxi piano di ricostruzione ucraino. Le stime parlano di oltre 524 miliardi nel prossimo decennio, una cifra che, da sola, rappresenta una domanda aggiuntiva in grado di riattivare filiere, supply chain e ordini per gruppi infrastrutturali, ingegneristici e materiali da costruzione, tanto in Europa quanto in Italia».

Secondo i calcoli di Egor Sonin, analista di AlphaValue, la ricostruzione a Kiev richiederà 16 milioni di tonnellate di cemento all’anno e il produttore irlandese di materiali Crh dovrebbe catturare il 50% della produzione domestica. Più cemento di quello necessario per la ricostruzione in Siria (9 milioni di tonnellate l’anno, con gli esportatori turchi, Heidelberg Materials e Cementir, favoriti per coprire i deficit) e a Gaza: il piano da 53 miliardi di dollari dell’Egitto richiederà 12 milioni di tonnellate l’anno. «Crh, Cementir, Heidelberg e Vicat sono i principali beneficiari dell’ondata di ricostruzione. In particolare, Crh è leader in Nord America, vanta una forte generazione di cassa e oltre 5 miliardi restituiti tramite buyback e dividendi. Mentre Heidelberg Materials ha registrato nel terzo trimestre un ebitda solido di 1,45 miliardi, a fine anno dovrebbe generare oltre 2,2 miliardi di cassa e poi offre una valutazione interessante a 6,5 volte l’ev/ebitda 2025, sotto la media dei concorrenti».

L’energia

Il secondo asse della ricostruzione, riprende Debach, riguarda l’energia: «un accordo potrebbe riportare una parte dei flussi verso l’Europa, con un effetto distensivo sui prezzi del gas. L’impatto però sarebbe contenuto. I benefici sarebbero più marginali che trasformativi, con un sollievo per i settori energivori come chimica, carta e metalli».

Anche Emmanuel Cau, managing director-head of european equity strategy di Barclays, vede benefici secondari se i prezzi energetici elevati in Europa dovessero diminuire: «nel nostro basket dedicato al cessate il fuoco e alla ricostruzione dell’Ucraina i titoli italiani più esposti a questo tema sono Buzzi, Enel e Unicredit. Il nostro upgrade su utilities ed energy, da underweight a market weight, supporta ulteriormente l’Msci Italy, poiché questi settori rappresentano circa un quarto del peso dell’indice».

Consumi e lusso

Il terzo asse citato da Debach riguarda consumi e lusso: «Se l’accordo prevedesse anche la normalizzazione dei rapporti economici, il fashion europeo potrebbe recuperare una parte della domanda persa dal mercato russo, un canale che prima della guerra rappresentava una quota significativa per alcuni gruppi. Lo stesso vale per il comparto bancario, che trova nel piano e nella ripresa del sentiment e del tessuto pmi nuove possibili leve commerciali».

Sul settore industriale punta anche Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, che ritiene «interessanti il food and beverage, l’healthcare tra big pharma, biotech e medtech, ma anche l’energy con i titoli oil che mostrano un trend solido nonostante il petrolio langua ai minimi da mesi». A questi il gestore aggiunge i settore infrastrutture e tlc. Ai prezzi attuali, ad AcomeA piacciono Nestlé, Diageo, Siemens Healthineers, Anglo American, Cellnex e Vonovia in Europa e Diasorin, Inwit, Campari in Italia.

Ci rimette qualcuno?

Luigi De Bellis, responsabile research team di Equita, si attende quindi una rotazione dei portafogli verso i settori industriali e i titoli legati alla ricostruzione, «uno scenario che sarà ulteriormente sostenuto da un contesto di minori barriere tariffarie e da un quadro valutario più favorevole».

Oltre ai gruppi finanziari con una presenza nell’Europa centro-orientale come Unicredit, che potrebbe vedere un miglioramento del rischio Paese e della domanda di credito, De Bellis cita fra i beneficiari Buzzi e Webuild.

Per contro, tra i settori che potrebbero mostrare volatilità o sottoperformare nel breve ci sono la Difesa, le utilities e l’oil&gas, avverte De Bellis. La Difesa sta già vivendo una fase di correzione dopo la forte sovraperformance registrata dall’inizio dell’anno. Tuttavia, gli Stati Uniti stanno pianificando un ulteriore disimpegno in Europa, costringendo i Paesi europei a confermare, se non incrementare, gli investimenti militari. Per questo motivo, spiega l’esperto di Equita, «dopo il recente de-rating, vediamo interessanti titoli come Leonardo e Avio». Concorda Cau di Barclays: «il nostro basket più ampio sulla Difesa europea potrebbe subire qualche correzione, sebbene la narrativa di crescita strutturale rimanga in gran parte intatta. Leonardo è l’unico titolo italiano presente in questo portafoglio».

Per quanto riguarda l’oil&gas, De Bellis osserva che il settore tratta ancora a sconto del 20% rispetto all’indice EuroStoxx 600, dal 40-50% registrato nel 2022: «in uno scenario di stabilizzazione macroeconomica lo spazio per una normalizzazione dei corsi resta significativo». Tra i titoli preferiti di Equita vi sono Tenaris ed Eni. Caldato di AcomeA nota, infine, che «con i mercati bene impostati come quelli attuali, è difficile individuare un settore da evitare, piuttosto pensiamo che sia opportuno andare sotto benchmark sul settore finanziario perché la corsa delle azioni bancarie non è in pericolo, ma può rallentare». (riproduzione riservata)