È morto Umberto Bossi. Il fondatore della Lega, 84 anni, si è spento in serata a Varese.
Uno dei politici più influenti e controversi della storia repubblicana italiana, nel 1984 aveva dato vita alla Lega Autonomista Lombarda, trasformandola poi nella Lega Nord, partito che ha segnato la politica italiana degli ultimi quarant'anni. Il nome si ispira alla storica Lega Lombarda e il condottiero Alberto da Giussano fa da sfondo al logo.
«Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica». Così, in un post su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago in una famiglia operaia (padre tessile, madre portinaia), consegue la maturità scientifica. Si iscrive poi a Medicina all'Università di Pavia, ma non completa mai gli studi. Negli anni giovanili lavora come portantino-ospedale, fa il tutor di matematica, si occupa di musica (partecipa anche al Festival di Castrocaro nel 1961 come cantautore) e si interessa di temi federalisti e autonomisti, influenzato soprattutto da Bruno Salvadori dell'Union Valdôtaine.
Nel 1987 viene eletto per la prima volta al Senato. Da qui il celebre soprannome "Senatùr", senatore in dialetto lombardo. Nel 1994 la Lega Nord entra a far parte del governo Berlusconi, che dura solo sei mesi perché è lo stesso Bossi a sfiduciarlo. Nel 2001-2006 diventa ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione nel secondo e terzo governo Berlusconi. Nel 2008-2011 torna al governo con il Cavaliere, ottenendo l'istituzione del dipartimento per il Federalismo fiscale. Ma nel 2012 viene travolto dallo scandalo dei fondi del partito (presunta distrazione di denaro per uso familiare) e si dimette da segretario federale il 5 aprile 2012. Viene nominato presidente a vita della Lega.
Dopo il 2012 Bossi perde progressivamente influenza reale nel partito, che sotto Matteo Salvini cambia profondamente linea (da nordista a nazionalista-destra sovranista). Rimane comunque figura simbolica e «padre fondatore» per molti militanti storici.(riproduzione riservata)