Droni, AI e spazio: così cambia la difesa europea
Droni, AI e spazio: così cambia la difesa europea
Dalla guerra dei droni alla disinformazione, fino alla sovranità spaziale e all’intelligenza artificiale: il nuovo report di Sopra Steria individua dieci trasformazioni destinate a ridisegnare il comparto. Sul piatto fino a 800 miliardi di euro di investimenti del piano Readiness 2030

di di Giusy Iorlano 07/09/2026 17:22

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Un drone da 30 mila euro può costringere a utilizzare un missile intercettore da 600 mila. È l’esempio più immediato della trasformazione in corso nella difesa europea: non basta più disporre delle piattaforme tecnologicamente più avanzate, perché la guerra contemporanea impone di combinare velocità, quantità, dati e capacità industriale. È questa la fotografia scattata dal nuovo Defence, Security & Space Digest di Sopra Steria e Cs Group, presentato in occasione di Eurosatory 2026.

Il conflitto in Ucraina ha accelerato un cambiamento già iniziato. Il vantaggio militare dipende sempre meno dalla singola piattaforma e sempre più dalla capacità di mettere in rete sensori, sistemi d'arma, software e operatori. Una trasformazione che ha anche una dimensione finanziaria e industriale: secondo il piano europeo Readiness 2030, il rafforzamento delle capacità di difesa del continente richiederà fino a 800 miliardi di euro.

Quattro fronti di saturazione

Il report individua quattro fenomeni che stanno aumentando la complessità degli scenari operativi.

Il primo è la saturazione spaziale, legata alla crescita del numero di satelliti e alla dipendenza delle economie dai servizi in orbita. Il secondo riguarda la saturazione cognitiva: social network, deepfake e strumenti di intelligenza artificiale generativa consentono di moltiplicare campagne di disinformazione con costi relativamente contenuti.

Il terzo fronte è quello del campo di battaglia, sempre più affollato di droni e sistemi autonomi a basso costo. Il quarto è la saturazione dei dati: sensori, satelliti e piattaforme producono flussi informativi che devono essere raccolti, protetti e trasformati rapidamente in decisioni.

La guerra dell’informazione diventa strategica

La credibilità degli Stati è ormai un obiettivo militare. Il report cita quasi 20 mila casi di disinformazione pro-Cremlino individuati in Europa e sottolinea come l’IA generativa abbia aumentato la capacità di produrre contenuti manipolati, campagne mirate e deepfake.

Il costo non è soltanto politico. Secondo le stime riportate nello studio, il fenomeno della disinformazione avrebbe un impatto economico globale quantificato in circa 417 miliardi di dollari. La difesa, quindi, si estende dal campo operativo a quello informativo: rilevare, attribuire e neutralizzare gli attacchi alla sfera cognitiva diventa parte integrante della sicurezza nazionale.

Droni, l’equazione economica si è rovesciata

È però sul fronte dei sistemi senza pilota che emerge con maggiore evidenza la discontinuità rispetto al passato. La diffusione di droni economici e prodotti in grandi quantità mette sotto pressione una difesa costruita attorno a sistemi d’intercettazione molto più costosi.

Il rapporto costo-efficacia cambia radicalmente: un ordigno da poche decine di migliaia di euro può richiedere un intercettore dal prezzo venti volte superiore. Secondo il report, i droni sono responsabili del 70-80% delle perdite operative sul fronte ucraino.

La risposta non può essere affidata a un singolo sistema. Serve un’architettura integrata composta da sensori distribuiti, fusione dei dati, guerra elettronica, missili, laser e altri effettori. Una difesa «a strati» nella quale l'interoperabilità diventa determinante.

Dai droni ISR alle munizioni consumabili

In appena tre anni, la funzione dei droni è cambiata. Da strumenti prevalentemente destinati a intelligence, sorveglianza e ricognizione sono diventati componenti essenziali delle operazioni militari, fino ad assumere il ruolo di veri e propri asset consumabili.

In Ucraina gli acquisti sono passati da circa 10-15 mila unità nel 2022 a 5-7 milioni nel 2025, secondo i dati citati dal report. Le perdite mensili sul campo, inoltre, supererebbero la capacità produttiva annuale dei Paesi occidentali.

La conseguenza è industriale prima ancora che tecnologica: l’Europa deve poter produrre sistemi semplici e complessi in quantità rapidamente scalabili, riducendo la dipendenza da fornitori esterni. Francia e Regno Unito hanno già aumentato gli stanziamenti, mentre società come Helsing e Stark Defence hanno attirato importanti capitali privati.

Lo spazio diventa infrastruttura critica

Anche l’orbita terrestre è entrata stabilmente nella pianificazione della sicurezza. Satelliti per comunicazioni, navigazione, osservazione e intelligence costituiscono ormai un'infrastruttura essenziale sia per le forze armate sia per l’economia.

Il report stima che quasi il 20% del Pil britannico dipenda dai servizi satellitari e ricorda che un’interruzione del Gps potrebbe avere costi economici nell’ordine di 1 miliardo di sterline al giorno per il Regno Unito.

L’Europa sta quindi accelerando programmi per rafforzare la propria autonomia nello spazio, tra cui Ers, lo scudo spaziale europeo previsto per il 2030 e le iniziative nel settore delle comunicazioni satellitari. La partita riguarda anche la capacità di monitorare e proteggere le infrastrutture in orbita.

Dall’AI sovrana ai dati come nuova frontiera

L’intelligenza artificiale è l'altro grande acceleratore della trasformazione. Per i sistemi di difesa europei la priorità non è soltanto adottare l’AI, ma sviluppare capacità sovrane, controllabili e spiegabili, mantenendo l’uomo al centro delle decisioni operative.

La Francia, per esempio, prevede investimenti nell’AI per la difesa per circa 2 miliardi di euro entro il 2030.

In parallelo, i dati diventano una componente della sovranità digitale. Le forze armate devono poter condividere informazioni in sicurezza tra Paesi e sistemi diversi, proteggendo il dato indipendentemente dalla rete sulla quale viene trasferito. È qui che cloud sovrano, cybersecurity e architetture interoperabili assumono un peso strategico.

La minaccia quantistica anticipa il futuro

La crescita delle tecnologie quantistiche introduce un’ulteriore urgenza. Informazioni intercettate oggi potrebbero essere decifrate in futuro grazie a computer quantistici sufficientemente potenti. Per questo la transizione verso la crittografia post-quantistica diventa una priorità anche per le infrastrutture della difesa.

La Francia ha già aumentato significativamente gli investimenti nel settore, mentre a livello europeo la sfida consiste nel rendere compatibili la protezione dei dati e l’interoperabilità tra alleati.

La posta in gioco per l’Europa è quindi doppia: costruire una capacità militare credibile e, allo stesso tempo, consolidare una filiera tecnologica e industriale autonoma. (riproduzione riservata)