L'acquisizione di Coeo pesa sui conti di Dovalue. È questa la principale indicazione che emerge dai risultati del primo semestre, che giovedì 6 sono stati accolti negativamente dal mercato con un calo del titolo fino al 17%. Il gruppo conferma la guidance per l'intero esercizio e rivendica il rafforzamento del business, ma i numeri evidenziano un forte peggioramento della redditività contabile e di quella ricorrente.
Il semestre si è chiuso con una perdita netta attribuibile agli azionisti della capogruppo di 21,6 milioni di euro, rispetto ai 4,1 milioni di perdita dello stesso periodo del 2025. Anche escludendo le componenti non ricorrenti, l'utile si riduce da 11,9 a 2,2 milioni, con una flessione dell'82%.
Parallelamente l'Ebitda ricorrente scende del 6,6%, l'Ebit diminuisce del 41% e il risultato prima delle imposte ricorrente cala del 31%. La principale causa del rosso è rappresentata dall'incremento degli elementi non ricorrenti, saliti a circa 24 milioni di euro. La società li riconduce principalmente agli oneri per l'uscita di dipendenti, ai costi di transazione dell'acquisizione di Coeo, agli ammortamenti derivanti dalla Purchase Price Allocation e ai maggiori oneri finanziari connessi alle obbligazioni emesse per finanziare l'operazione. Si tratta quindi di componenti strettamente legate all'integrazione della società acquisita e alla struttura finanziaria utilizzata per completare l'operazione. L'acquisizione determina tuttavia anche effetti positivi sul fronte operativo.
I ricavi lordi del semestre crescono del 7,2% a 301,6 milioni e quelli del secondo trimestre del 29,7% a 181,3 milioni, principalmente grazie al consolidamento di Coeo da aprile. Il business dei crediti digital-native genera 122 milioni di ricavi nel semestre, in aumento del 25%, mentre la Germania si conferma il principale mercato della controllata. Le digital collection rappresentano ormai il 31% dei ricavi del gruppo, contribuendo a ridurre la dipendenza dal tradizionale servicing degli npl.
La crescita del fatturato non si traduce però in un analogo miglioramento della redditività. I ricavi netti rimangono sostanzialmente invariati rispetto al primo semestre 2025, mentre aumentano le commissioni passive, le spese amministrative e gli accantonamenti, che più che raddoppiano rispetto all'anno precedente. Il margine ebitda ricorrente scende così dal 35,3% al 30,7%.
Anche il business tradizionale mostra segnali contrastanti. I ricavi da servicing npl diminuiscono del 16%, riflettendo un mercato meno favorevole, in particolare in Italia, dove la società registra minori volumi di collection. Il management indica inoltre un approccio più prudente sul mercato greco, dove l'evoluzione del quadro normativo rallenta lo sviluppo dell'attività sul mercato secondario. Nonostante ciò, Dovalue ha acquisito 3,1 miliardi di nuovo business nel semestre, portando il totale del piano industriale 2024-2026 a 27 miliardi, tre miliardi oltre l'obiettivo con sei mesi di anticipo.
Sul fronte patrimoniale il completamento dell'acquisizione si riflette anche sull'indebitamento. Il debito netto sale a 855 milioni di euro dai 439 milioni di fine 2025, mentre la leva finanziaria passa da 2 a 3,1 volte l'ebitda. La società precisa che l'incremento deriva principalmente dal finanziamento dell'acquisizione, dalla distribuzione del dividendo e dal temporaneo mantenimento nel perimetro del portafoglio di crediti di Coeo, la cui cessione è prevista entro la fine dell'anno. Una volta completata l'operazione, la leva dovrebbe ridursi a circa 2,6 volte.
Nonostante il peggioramento dei risultati contabili, il management conferma gli obiettivi per il 2026, prevedendo un ebitda di circa 300 milioni. Il raggiungimento della guidance viene però subordinato a tre condizioni: il mantenimento della crescita di Coeo nel secondo semestre, la prosecuzione delle misure di efficientamento e il completamento della cessione del portafoglio di crediti della controllata, destinata a ridurre l'indebitamento e a riportare il gruppo verso un modello pienamente asset-light. (riproduzione riservata)