Dovalue taglia le stime sul 2026, penalizzata da una ripresa delle attività di recupero crediti in Italia più lenta del previsto, ma punta sulle attività digitali per rilanciare la crescita nei prossimi anni. Il gruppo guidato da Manuela Franchi ha rivisto al ribasso la guidance sull'ebitda, ora atteso tra 270 e 290 milioni di euro rispetto ai circa 300 milioni indicati in precedenza. La revisione riflette un andamento più debole delle collection e dei nuovi mandati sul mercato italiano, mentre la controllata tedesca coeo continua a registrare risultati superiori alle attese e le attività in Grecia e Spagna procedono sostanzialmente in linea con il budget. Per l'intero esercizio sono previsti ricavi lordi tra 770 e 790 milioni e una leva finanziaria netta compresa tra 2,4 e 2,6 volte.
Il ridimensionamento delle aspettative sul 2026 accompagna la presentazione del nuovo piano industriale 2027-2029, denominato Ready, Set, Scale, che punta a trasformare doValue da operatore prevalentemente concentrato sul servicing dei crediti deteriorati a piattaforma europea diversificata nel recupero crediti, meno esposta alle oscillazioni del mercato bancario. Al centro della strategia ci sono l'espansione delle digital collection, anche attraverso le competenze acquisite con coeo, e il recupero di efficienza nelle attività tradizionali grazie all'intelligenza artificiale e all'automazione dei processi.
L'obiettivo finanziario è raggiungere nel 2029 un ebitda compreso tra 330 e 350 milioni, rispetto ai 272 milioni pro-forma del 2025, con un margine fino al 40% e un free cash flow ricorrente di 100-120 milioni. Il piano prevede inoltre almeno 150 milioni di liquidità disponibile per la remunerazione degli azionisti e per eventuali acquisizioni. Il consiglio di amministrazione ha intanto approvato un programma di riacquisto di azioni proprie da 10 milioni di euro, da avviare entro la fine del 2026.
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Il cambiamento di strategia nasce dalla progressiva contrazione del mercato tradizionale. La riduzione dei portafogli deteriorati accumulati negli anni passati e la limitata formazione di nuovi NPL nelle banche europee hanno progressivamente ridimensionato le prospettive di crescita del settore. Dovalue punta quindi a ridurre la dipendenza da queste dinamiche, valorizzando la diversificazione avviata negli ultimi tre anni e soprattutto l'acquisizione della tedesca coeo, specializzata nel recupero digitale dei crediti.
Saranno proprio le digital collection il principale motore di sviluppo. Il piano prevede per questo segmento una crescita media annua dell'EBITDA di circa il 30%, attraverso l'ampliamento dei rapporti con i clienti multinazionali esistenti, il rafforzamento della presenza nei Paesi nordici e l'estensione dei servizi di coeo ai mercati dell'Europa meridionale dove Dovalue è già operativa. L'obiettivo è diversificare ulteriormente la clientela e ridurre il peso del principale committente.
Il vantaggio del modello digitale consiste nella possibilità di gestire un numero crescente di pratiche senza aumentare proporzionalmente i costi. L'automazione dei processi e i ricavi legati ai volumi lavorati dovrebbero consentire un'espansione dei margini, mantenendo contenuto l'assorbimento di capitale. È su questa attività, più che su un'eventuale ripresa del mercato degli NPL, che il gruppo costruisce le proprie aspettative di crescita.
Il servicing dei crediti deteriorati resterà comunque una componente fondamentale del business, ma dovrà cambiare profondamente. Per compensare la progressiva riduzione dei portafogli storici, Dovalue punta sull'intelligenza artificiale, sulla semplificazione organizzativa e sulla revisione dei processi di recupero. Le attività ripetitive saranno maggiormente automatizzate, mentre le competenze specialistiche continueranno a essere impiegate nelle negoziazioni complesse, nel contenzioso e nella gestione dei crediti garantiti.
La trasformazione dovrebbe produrre efficienze lorde per 65-70 milioni nel triennio, consentendo di ridurre i costi operativi del comparto dai 240-250 milioni del 2025 a 205-215 milioni nel 2029, nonostante l'inflazione e gli investimenti tecnologici. Un contributo più stabile arriverà dai servizi a valore aggiunto, tra cui asset management alternativo, gestione dei dati, servizi legali e master servicing.
La nuova configurazione del gruppo dovrebbe tradursi anche in una maggiore capacità di generare liquidità. Dovalue prevede un free cash flow ricorrente cumulato di 290-310 milioni nel triennio, da cui resteranno 150-170 milioni dopo gli investimenti di trasformazione e gli altri esborsi straordinari. La politica finanziaria punta a mantenere la leva netta tra 2 e 2,5 volte l'EBITDA, rendendo disponibili almeno 150 milioni per remunerare gli azionisti o finanziare acquisizioni mirate. La capacità di impiego del capitale potrebbe arrivare a circa 300 milioni utilizzando la parte alta del range di indebitamento.
Il consiglio di amministrazione ha inoltre approvato un buyback da 10 milioni, pari a circa il 3% del capitale, da avviare entro la fine del 2026. La nuova politica di distribuzione prevede di destinare agli azionisti fino all'80% dell'utile netto, escluse le componenti non ricorrenti, attraverso dividendi e riacquisti di azioni. (riproduzione riservata)