Proprio prima che il mercato tornasse a vendere i titoli Dovalue dopo i conti semestrali, un nuovo investitore forte spuntava nel capitale del servicer partecipato da Elliott e Fortress: si tratta di Mikhail Stiskin, finanziere di origine russa ma oggi cittadino israeliano con una lunga carriera nella finanza alle spalle e, più recentemente, un’attività di investimento concentrata sulle small cap inglesi e americane. La comunicazione trasmessa a Consob il 30 luglio mostra che Stiskin si è portato al 5,29% di doValue con una partecipazione acquistata sul mercato e costituita interamente da azioni, senza derivati o prestito titoli.
Dietro l’investimento c’è Hilve Holdings, società cipriota costituita nel 2021 e con sede a Limassol, della quale Stiskin è unico azionista, mentre Asya Andreeva figura come director. Secondo un filing depositato alla Sec americana, al finanziere fa riferimento una seconda struttura negli Emirati Arabi: è fondatore e unico beneficiario di Ingenium Foundation, a sua volta unico azionista di Valdor Global.
Stiskin arriva da un’esperienza nell’investment banking e nell’analisi azionaria: è stato managing director di Sberbank Cib, precedentemente Troika Dialog, di cui era anche partner, occupandosi in particolare dei settori minerario, metallurgico e dei fertilizzanti. È poi passato a Polyus, uno dei maggiori produttori auriferi russi, dove è stato prima chief financial officer e successivamente Senior Vice President per finanza e strategia, incarico lasciato nel novembre 2022. Laureato con lode in economia al Moscow State Institute of International Relations, ha conseguito anche un master in economia alla University of Michigan.
Le fonti societarie britanniche lo indicavano in passato come cittadino russo, mentre i più recenti filing depositati alla Sec lo qualificano come cittadino israeliano residente a Cipro. Negli ultimi anni Stiskin ha costruito partecipazioni consistenti in diverse small cap britanniche e statunitensi: possiede il 13% di Sdi Group e l’8,11% di Supreme. Una strategia coerente con quella di Linden Tree Capital, realtà alla quale è associato e che punta su società di qualità dei mercati sviluppati, con valutazioni interessanti e un orizzonte di investimento di lungo periodo.
Intanto la relazione semestrale appena pubblicata mostra come Dovalue abbia classificato il prezzo pagato per Coeo, l’operatore tedesco specializzato nella gestione digitale dei crediti e rilevato dal gruppo italiano con un’operazione completata nell’aprile 2026. Il deal ha determinato un valore complessivo di 391,4 milioni di euro: una parte è stata attribuita alle attività e passività identificabili acquisite, mentre 283,7 milioni sono stati iscritti come avviamento. Una scommessa molto importante insomma, dalla cui riuscita dipenderà la crescita futura del gruppo.
L’acquisizione ha già pesato anche sui conti. doValue ha chiuso il semestre con una perdita di 21,6 milioni di euro, contro 4,1 milioni un anno prima. Senza le componenti non ricorrenti, però, il gruppo sarebbe rimasto in utile per 2,2 milioni. A fare la differenza sono stati soprattutto circa 24 milioni di costi straordinari, legati alle operazioni sul gruppo, alla ristrutturazione e al finanziamento dell’acquisizione di Coeo.
Solo per finanziare l’operazione DoValue aveva emesso nel novembre 2025 un bond da 350 milioni. Sull’utile ha pesato anche un onere di 3,2 milioni legato alla sistemazione di vecchie partite del contratto Santander in Spagna. (riproduzione riservata)