Una buona notizia. Dal 2030 gli investitori potranno comprare azioni e titoli di Stato stranieri senza più incorrere nella doppia tassazione. Da poco è stata varata a Bruxelles la direttiva Faster, che ridisegna le procedure di rimborso delle ritenute fiscali sugli investimenti transfrontalieri. «Interviene su un problema vecchio: il recupero delle ritenute fiscali applicate in eccesso su dividendi e interessi che un investitore riceve dall'estero», spiega Mario Daniele, principal consultant Capco Italy, che fa parte della società di consulenza gestionale e tecnologica Wipro.
Domanda. Che cosa prevede la direttiva Faster e perché se ne parla adesso?
Risposta. Chi investe oltre confine spesso paga un'aliquota superiore a quella prevista dai trattati internazionali. Recuperare la differenza richiede mesi, a volte anni, e una burocrazia che pratica scoraggia molti dal provarci. La direttiva impone procedure uniformi in Ue, strumenti digitali, tempi certi. Le nuove regole entreranno in vigore nel 2030, ma chi conta di cominciare a prepararsi nel 2029 arriverà tardi.
D. Quali sono le novità più rilevanti?
R. La direttiva poggia su tre pilastri. Il primo è il certificato elettronico di residenza fiscale, l'eTRC, che ogni Stato dovrà rilasciare entro 14 giorni all'investitore che ne fa richiesta, persona fisica o società, per attestare che è fiscalmente residente nel Paese. Sarà riconosciuto in tutta l'Ue. Il secondo riguarda le procedure di sgravio: gli intermediari potranno applicare l'aliquota corretta al momento del pagamento o garantire un rimborso accelerato in tempi definiti. Il terzo è il rafforzamento dei controlli anti-abuso, con obblighi di reporting più stringenti lungo la catena di intermediazione. Non è un dettaglio: alcune delle frodi fiscali più grandi nella storia europea - il caso CumEx è il più noto - si sono costruite sulle opacità di questo sistema.
D. Chi è più coinvolto?
R. Il ruolo chiave spetta ai Certified Financial Intermediaries: banche, broker, depositari. Sono loro che dovranno supportare gli investitori nell'accesso ai benefici fiscali, effettuare le verifiche e garantire flussi di dati standardizzati verso le autorità fiscali. Le responsabilità aumentano e con esse i rischi in caso di errori.
D. Che cosa cambierà operativamente?
R. Gli intermediari dovranno ripensare i processi di onboarding fiscale, i contratti e gli accordi con le controparti, i flussi di lavoro tra funzioni fiscali, operative, di compliance e IT. È una trasformazione trasversale, non un progetto di un singolo dipartimento. La sfida tecnologica è concreta: molti sistemi informatici bancari non sono progettati per gestire certificati digitali, verificare i periodi di possesso dei titoli in tempo reale o produrre report fiscali multi-giurisdizionali. Serviranno interventi su data model, automazione dei controlli e integrazione dei dati oggi dispersi in silos separati.
D. L'intelligenza artificiale può aiutare?
R. Può aiutare soprattutto nelle attività più ripetitive: estrazione e validazione dei dati dagli eTRC, monitoraggio della qualità dei dati, individuazione di anomalie nelle operazioni di securities lending, che è terreno fertile per le frodi fiscali. Ma l'adozione dell'AI in un contesto normativo così sensibile richiede tracciabilità delle decisioni, supervisione umana, monitoraggio continuo dei modelli. L'AI non elimina la responsabilità dell'intermediario, la redistribuisce.
D. Qual è la tabella di marcia?
R. Nel 2026-2027 la priorità è l'impact assessment: gli intermediari devono capire a che punto si trovano, fare la mappa dei vuoti da colmare, definire il modello operativo. Nel 2027-2028 si passa all'esecuzione: adeguamento delle piattaforme, aggiornamento dei contratti. Il 2029 sarà un anno di formazione e di prova generale perché chi aspetta si troverà a competere con altre entità che avranno fatto altrettanto.
D. Dov’è l'opportunità?
R. Chi si adegua per tempo costruisce un'infrastruttura dati più robusta, processi più automatizzati, meno errori. Ciò si traduce in efficienza operativa e migliore esperienza per i clienti, che oggi spesso non capiscono perché recuperare una ritenuta richieda mesi. Chi sarà in grado di offrire un servizio fiscale transfrontaliero fluido avrà un argomento concreto con clienti istituzionali e private. Faster è un obbligo ma chi lo tratta solo come tale perderà la parte più interessante della storia. (riproduzione riservata)