La rublica Lex del Financial Times non usa mezzi termini e, con un’ironia tutta british, critica la doppia ops del Monte dei Paschi. Sulla carta, secondo il quotidiano londinese, l'operazione ha una sua ratio dal punto di vista finanziario: 1,2 miliardi di costi sovrapposti da tagliare, con un valore attuale stimabile in 8,4 miliardi; considerando un dividendo straordinario da 4 miliardi prima della fusione, la quota del 50% nella nuova entità varrebbe secondo i calcoli della rubrica oltre 40 miliardi, il 15% sopra l'ultima capitalizzazione. Viene tirata ballo anche la politica, citando la vecchia ambizione italiana di creare un terzo polo, in grado di competere con Intesa e Unicredit.
«Numeri da retro di busta a parte, l'idea è a dir poco stravagante», scrive Lex — e da lì elenca i punti deboli. Innanzitutto è difficile convincere qualcuno che sia un’affare: i prezzi sono bassi. A Banco Bpm — tra i cui soci figura un Crédit Agricole — viene proposta una fusione senza alcun premio; a Banca Generali un rialzo appena del 10% sul prezzo pre-offerta.
Avendo da poco acquisito Mediobanca, la banca guidata da Luigi Lovaglio starebbe inoltre tentando una fusione a quattro, un’impresa ritenuta praticamente impossibile.
Poi c’è una questione di fondo:Rocca Salimbeni avrebbe tutte le ragioni per cercare di ottenere qualche miliardo in più da Intesa, che secondo i calcoli di Ft potrebbe alzare l'offerta senza distruggere valore. Ma può essere una mossa controproducente: dando l'impressione che il cda sia disposto a quasi qualsiasi cosa pur di non essere acquisito.
Anche Ignazio Angeloni, ex componente del Consiglio di vigilanza della Bce, è molto scettico sull’operazione lanciata da Mps su Banco Bpm e Banca Generali .«Il governo interviene a gamba tesa contro un’operazione di mercato in corso» ha detto ad Adnkronos. E sulla complessità della sfida l’economista ricorre a una battuta: «Consiglierei al dottor Lovaglio di chiedere aiuto a Tom Cruise, quello di Mission Impossible».
«Se di pura strategia industriale si trattasse, l’avremmo vista fin dall’inizio. No, si tratta evidentemente di una mossa difensiva scaturita dall’opportunità del momento. Difensiva ma al tempo stesso offensiva, con una buona dose di spregiudicatezza. L’obiettivo è rendere al tempo stesso l’opas di Intesa obsoleta e il gruppo Mps un boccone troppo grande per qualunque prospettiva di acquisizione, perlomeno in Italia. L’amministratore Lovaglio dimostra ancora una volta coraggio, fantasia e capacità di azione rapida, ottime doti per un capo operativo. Altra questione è però quello che è realistico fare e, soprattutto, quello che è bene fare dal punto di vista del sistema bancario italiano e di quello europeo» ha aggiunto Angeloni. (riproduzione riservata)