Donald Trump minaccia dazi del 100% sui farmaci generici importati negli Stati Uniti dal 2028
Donald Trump minaccia dazi del 100% sui farmaci generici importati negli Stati Uniti dal 2028
La tariffa salirà al 200% nel 2029. Così Trump intende incentivare la produzione interna e penalizzare l’export di Paesi come India e Cina, ma anche gli Stati europei

di Sara Bichicchi 22/07/2026 10:20

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Due anni di pace prima di un maxi dazio del 100% da agosto 2028. Che salirà al 200% l’anno successivo. È il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per i farmaci generici importati negli Usa.

«A partire dal 1° agosto 2026 tutti i farmaci generici importati negli Stati Uniti continueranno a essere soggetti a un dazio pari allo 0% per un periodo di due anni, dopodiché il dazio sarà aumentato al 100% per un anno e al 200% successivamente», ha scritto Trump su Truth Social, spiegando che «questa misura è stata adottata per incentivare il ritorno della produzione di farmaci generici negli Stati Uniti, con sanzioni per le aziende che non dovessero costruire impianti e attrezzature entro il periodo di tempo stabilito».

Dove si producono i farmaci generici 

La misura, se applicata senza modifiche, andrebbe a colpire duramente l’industria farmaceutica di alcuni paesi asiatici ed europei. La maggior parte dei principi attivi presenti nei farmaci generici è sintetizzata in India e in Cina. I due Paesi da soli forniscono almeno la metà dei medicinali generici venduti negli Stati Uniti, dove circa nove prescrizioni su 10 sono coperte da questi trattamenti secondo le stime della Food and Drug Administration (Fda). 

Inoltre, molti di prodotti sono infialati e confezionati in Europa e in Italia. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nomisma-Egualia, l’Europa è il principale polo mondale nella produzione di farmaci equivalenti con un fatturato complessivo del settore che nel 2023 valeva oltre 20 miliardi di euro. Da sole Italia e Germania generano circa il 40% dei ricavi.

L’altalena dei dazi sui farmaci

Trump aveva già imposto un dazio del 100% sui prodotti e gli ingredienti farmaceutici brevettati il 2 aprile, esentando tuttavia i generici e le relative componenti. Alle grandi aziende farmaceutiche erano stati concessi 120 giorni prima dell’entrata in vigore dell’aliquota, mentre alle aziende più piccole, che si affidano a produttori a contratto, erano stati dati 180 giorni.

In parallelo più di una decina di case farmaceutiche, tra cui Eli Lilly, Pfizer e Novo Nordisk, ha stretto accordi con Trump per ridurre i prezzi dei farmaci nuovi ed esistenti. Tali accordi rientrano nella politica della «Nazione più favorita» del presidente, che lega i prezzi dei farmaci negli Usa a quelli più bassi praticati all’estero ed esenta le aziende dai dazi per tre anni. Trump ha così utilizzato le minacce tariffarie e la politica della «Nazione più favorita» per spingere le case farmaceutiche ad aumentare gli investimenti e ribassare i listini prezzi negli Usa. (riproduzione riservata)