«Presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti». A dirlo è il presidente degli Usa, Donald Trump, intervenendo a un evento a nello Stato di New York, il 15 agosto. Alla dichiarazione del tycoon replica prontamente l’Iran con il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi. «Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei, né emanando un ordine, né con un discorso elettorale. L’Iran non teme le minacce né si intimorisce di fronte alle dimostrazioni di forza», ha scritto su X Gharibabadi.
Il nuovo scontro a distanza su Hormuz tiene alta la tensione intorno allo Stretto, mentre i negoziati per la definitiva riapertura del braccio di mare tra Iran e Oman sembrano in stallo. In più, negli ultimi giorni alcune navi che cercavano di transitare sono state coinvolte in incidenti: il 14 agosto un proiettile ha colpito lo scafo di una imbarcazione britannica, mentre. l’agenzia di stampa statale degli Emirati Arabi, Wam, riporta che tre navi della Abu Dhabi National Oil Co. sono state colpite tra il 12 e il 13 agosto.
Secondo il presidente degli Stati Uniti, l’Iran sta subendo una «pesante sconfitta» e gli Usa hanno di fatto il controllo dello Stretto. «Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi», ha affermato il tycoon, ribadendo inoltre che gli Stati Uniti non permetteranno all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Il 17 agosto scadrà la tregua di 60 giorni definita dal memorandum di Islamabad e la diplomazia non appare vicina a una soluzione definitiva. I mediatori del Pakistan sono al lavoro intanto per una proroga dell’intesa, però la Casa Bianca vorrebbe un’ulteriore stretta: il segretario Usa al Tesoro, Scott Bessent, ha infatti promesso misure economiche «mai viste prima» contro Teheran.
Prima della guerra dallo Stretto di Hormuz passava circa un quinto del petrolio a livello globale. Il controllo di questo tratto di mare è così diventato uno dei principali nodi dei negoziati tra Iran e Usa. Gli Stati Uniti chiedono la libera circolazione delle navi tra Golfo Persico, Golfo di Oman e Mar Arabico, ma l’Iran rivendica il diritto di mantenere il controllo sul passaggio e ha più volte manifestato l’intenzione di introdurre un sistema di pedaggi.
L’incertezza sul futuro di Hormuz, e sulle condizioni di navigazione, hanno spinto il prezzo del petrolio. Nell’ultima settimana il greggio Brent, benchmark internazionale, è salito di quasi il 6% a 88,5 dollari il barile. (riproduzione riservata)