Nuovo duro attacco di Donald Trump contro Papa Leone XIV, accusato di «mettere in pericolo molti cattolici» per le sue posizioni su Iran e conflitti internazionali. Dichiarazioni, queste del tycoon rilasciate a Salem News Channel, che segnano un ulteriore passo avanti nello scontro tra Casa Bianca e Vaticano e che arrivano a soli due giorni, il prossimo 7 maggio, dalla visita del segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano.
Nello specifico, nel mirino del presidente americano ci sono le prese di posizione del Pontefice contro gli attacchi statunitensi in Iran e quelli israeliani in Libano, oltre al mancato intervento sul caso di Jimmy Lai, l’editore cattolico condannato a vent’anni di carcere a Hong Kong con l'accusa di cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere e pubblicazione di materiali sediziosi attraverso l’Apple Daily, il suo giornale. «Invece di parlare della detenzione di Jimmy Lai, il Papa preferirebbe parlare del fatto che va bene che l’Iran abbia un’arma nucleare, e non penso che sia una cosa buona. Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici», sostiene Trump.
In serata è arrivato il commento del Papa. «La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la verità», ha detto il Papa. «La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio».
Nella giornata era arrivata giù la replica del segretario dello Stato vaticano Pietro Parolin, ribadendo la posizione della Santa Sede. «Il Papa va avanti per la sua strada, predica il Vangelo, opportune et importune», dice citando San Paolo. Ovvero: il Pontefice predica la pace, sempre, «al momento opportuno e non opportuno». Che «questo possa piacere o non possa piacere» ha aggiunto il cardinale a margine delle celebrazioni dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, rispondendo alle domande dei giornalisti, sottolineando che il Pontefice non intende entrare in polemica diretta, ricordando come lo stesso Leone XIV, durante un viaggio in Africa, abbia chiarito di non voler «dibattere con Trump» ma di voler promuovere la fraternità.
A difesa del Papa è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che giudica gli attacchi «non condivisibili né utili alla causa della pace». Tajani ribadisce il sostegno del governo italiano all’azione del Pontefice, fondata su dialogo, libertà e valore della vita umana.
Ad esprimersi è stato anche il vice premier Matteo Salvini: «Il Papa non si discute, si ascolta», ha detto il ministro dei Trasporti durante la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, a Torre Annunziata.
Nonostante le tensioni, i canali diplomatici restano, comunque, aperti. Il 7 maggio Papa Leone XIV riceverà in Vaticano il segretario di Stato americano Marco Rubio per affrontare i principali scenari di crisi: Iran, Medio Oriente, Ucraina, Cuba e Venezuela.
Secondo l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede Brian Burch, il dialogo sarà lo strumento per superare le divergenze. L’8 maggio Rubio incontrerà anche la premier Giorgia Meloni e altri membri del governo italiano, in un contesto definito dagli Stati Uniti di «allineamento strategico».
Il confronto tra Trump e Leone XIV si è sviluppato in meno di un anno lungo una traiettoria sempre più conflittuale. Dalle iniziali parole di apprezzamento del maggio 2025, quando Trump salutava l’elezione del primo Papa americano, si è passati a tensioni crescenti tra critiche politiche, divergenze su Gaza e scontro aperto sull’Iran.
L’ultimo attacco solo qualche settimana fa quando a scatenare le ire dell’inquilino della Casa Bianca, qualche settimana fa, erano state le critiche del Papa alla guerra in Iran e in Libano, lanciata da Stati Uniti e Israele. Il presidente, con un post sul social Truth, aveva definito Prevost un «debole sul crimine» e «pessimo in politica estera». Un attacco senza precedenti. «Io non ho paura dell'amministrazione Trump», «parlo del Vangelo» e quindi «continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra» aveva risposto il Papa, ribadendo la propria linea di pace.
Un deterioramento che oggi si riflette anche nell’opinione pubblica statunitense, dove molti cattolici guardano con preoccupazione agli attacchi contro il Pontefice. Ma da leggersi secondo il posizionamento dei tre leader Maga: Trump, il vice presidente J.D.Vance e, appunto Rubio, rispetto all’elettorato cattolico Usa. Tutti e tre rappresentano altrettanti modi diversi di pensare il futuro del cattolicesimo.
Se Trump immaginava un Papa allineato al mondo Maga, oggi lo scenario appare diverso: si è riavvicinato soprattutto all’area evangelica, come dimostrano anche le cerimonie di preghiera nello Studio Ovale.
Diversa la posizione di Marco Rubio e J. D. Vance, che sembrano contendersi il ruolo di riferimento cattolico all’interno dello stesso universo politico, anche sul piano del dialogo con il Papa.
Il prossimo incontro tra Vaticano e Washington sarà un passaggio chiave per capire se il dialogo potrà prevalere sul conflitto. (riproduzione riservata)