Dollaro più forte e bond in rialzo: ecco come la stretta della Fed può colpire i mercati globali
Dollaro più forte e bond in rialzo: ecco come la stretta della Fed può colpire i mercati globali
Tassi Usa più alti sostengono il dollaro e spingono verso l’alto i rendimenti dei bond, mettendo sotto pressione valute, azioni e banche centrali. Ecco cosa può succedere sui mercati globali

di Elena Dal Maso 17/09/2026 08:40

Ftse Mib
52.153,14 10.39.40

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Dax 30
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51.461,90 10.06.52

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Nasdaq
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Euro/Dollaro
1,1467 10.24.37

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Spread
88,02 10.54.51

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La Federal Reserve sta inasprendo la politica monetaria e gli effetti potrebbero farsi sentire ben oltre i confini degli Stati Uniti. Mercoledì la Fed ha alzato i tassi per la prima volta dal luglio 2023 (al 3,75%-4%) e ha indicato la possibilità di un ulteriore rialzo, nell’ambito degli interventi per contrastare l’inflazione alimentata, tra gli altri fattori, dall’impennata dei prezzi del petrolio.

Per i mercati globali, una nuova fase di stretta monetaria negli Stati Uniti potrebbe tradursi in un dollaro più forte, maggiori pressioni sulle valute degli altri Paesi e minori margini di manovra per le altre banche centrali per allentare la politica monetaria, hanno spiegato alcuni esperti alla Cnbc.

Tassi Usa più elevati potrebbero inoltre mantenere alti i rendimenti dei bond a livello globale, pesando sulle valutazioni azionarie e sulla crescita economica.

Pressioni sulle valute

Uno dei canali più immediati attraverso cui una politica monetaria più restrittiva della Fed si trasmette al resto del mondo è il dollaro. Tassi Usa più elevati sostengono il biglietto verde e mettono sotto pressione le altre valutedal momento che importanti asset come petrolio e gas naturale, oltre alle materie prime agricole, sono quotati in dollari.

Il Giappone è uno dei mercati sotto osservazione. Uno yen più debole potrebbe rafforzare le ragioni a favore di un'ulteriore stretta da parte della Bank of Japan.  Navin Saigal, responsabile globale del reddito fisso per l’Asia-Pacifico di BlackRock, ha osservato che l’interpretazione restrittiva della riunione della Fed da parte dei mercati «potrebbe esercitare nel breve periodo una certa pressione sulle valute e sui mercati obbligazionari asiatici».

La debolezza delle valute può inoltre complicare la lotta delle banche centrali contro l’inflazione, facendo aumentare il costo in valuta locale dei beni importati. Il rischio si presenta mentre i prezzi del petrolio sono già aumentati bruscamente a causa del conflitto in Medio Oriente, creando per alcune economie una combinazione di maggiori costi energetici, valute più deboli e tassi di interesse elevati.

L’impatto sulla politica monetaria

La svolta della Fed arriva inoltre mentre alcune delle principali banche centrali stanno procedendo a loro volta verso un inasprimento della politica monetaria. La Bce ha alzato i tassi di 25 punti base la scorsa settimana, mentre JP Morgan Asset Management prevede che la Bank of Japan aumenterà i tassi di un quarto di punto questa settimana.

«Le banche centrali dei mercati sviluppati stanno procedendo nella stessa direzione, inasprendo la politica monetaria per affrontare i timori sull’inflazione», ha dichiarato Tai Hui, chief market strategist per l’area Asia-Pacifico di JP Morgan Asset Management.

Il rialzo dei rendimenti dei Treasury determinato dall’aumento dei tassi accresce inoltre la possibilità di deflussi di capitali dagli altri mercati verso gli Stati Uniti, creando pressioni sulle banche centrali affinché reagiscano. La mossa della Fed, tuttavia, non implica necessariamente l’avvio di un ciclo globale sincronizzato di rialzi dei tassi.

Le condizioni dell’inflazione in Asia sono infatti particolarmente divergenti. Cina e Thailandia continuano a subire pressioni deflazionistiche, mentre l’inflazione in Australia e Giappone resta al di sopra degli obiettivi delle rispettive banche centrali. In India, invece, l’inflazione si colloca circa a metà dell’intervallo obiettivo della Reserve Bank of India, secondo Blackrock.

L’impatto sui mercati

Per i mercati, un periodo prolungato di tassi elevati aumenta l’ostacolo che devono superare le azioni e gli altri asset rischiosi. Rendimenti più elevati sui titoli di Stato rendono gli strumenti a reddito fisso più competitivi rispetto alle azioni, aumentando al contempo i costi di finanziamento delle società e riducendo il valore attuale che gli investitori attribuiscono agli utili futuri.

Liz Ann Sonders, chief investment strategist di Charles Schwab, ha sottolineato che potrebbe contare meno il livello dei rendimenti rispetto alla velocità e all’ordine con cui aumentano. Secondo Sonders, il movimento del Treasury decennale verso il 5% è stato in generale giustificato dall’inflazione, dalle aspettative sulla politica della Fed e dalla solidità della crescita economica nominale.

«Se il movimento dei rendimenti dovesse diventare disordinato, credo che il mercato azionario avrebbe maggiori difficoltà ad assorbirlo. Ma penso che economia e mercati possano, in una certa misura, gestire questo scenario se il movimento rimane ordinato», ha detto Sonders alla Cnbc.

Le pressioni non saranno probabilmente distribuite in modo uniforme. Sonders ha affermato che i tassi più elevati stanno già colpendo le aree più cicliche del mercato, mentre utili solidi potrebbero complicare il quadro dell’inflazione sostenendo le assunzioni. Secondo Hui di JP Morgan, gli investitori riconsiderare le valutazioni se la Fed dovesse mantenere un orientamento restrittivo anche nel 2027, soprattutto per i titoli tecnologici, relativamente sensibili ai tassi. (riproduzione riservata)