Le forze di maggioranza ci riprovano: torna nel Milleproroghe la riapertura del condono edilizio del 2003, inserita e poi stralciata in extremis dalla legge di bilancio. Sono stati infatti depositati tre emendamenti tendenzialmente identici al dl Milleproroghe alle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera da Fratelli d'Italia (prima firmataria Imma Vietri), Lega (primo firmatario Giamnpiero Zinzi) e da Forza Italia (prima firmataria Annarita Patriarca), che puntano a riaprire il condono del 2003 e affidano alle Regioni il compito di adottare provvedimenti in attuazione della sanatoria.
Concretamente la norma proposta, che ricalca quella in manovra, prevede che siano siano suscettibili di sanatoria edilizia, tra l'altro, «opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche» così come lavori di ristrutturazione, restauri e manutenzione straordinaria effettuati senza autorizzazioni. Il condono è esteso «nell'ambito dell'intero territorio nazionale, purché non rientrino nei casi d'insuscettibilità assoluta di sanatoria».
Si aggiunge poi la prescrizione che entro sessanta giorni dalla data di «entrata in vigore della presente disposizione, le regioni devono adottare una legge di attuazione del presente comma con la quale sono determinate le possibilità, le condizioni e le modalità per l'ammissibilità a sanatoria delle predette tipologie di abuso edilizio».
Arriva sempre dalla maggioranza la proposta di una nuova proroga del cosiddetto scudo erariale fino alla fine del 2026. In questo caso, sono due gli emendamenti depositati uno dalla Lega (primo firmatario Massimiliano Panizzut) e l’altro da Forza Italia (primo firmatario Roberto Pella). Nel dettaglio, lo scudo erariale, introdotto nel 2020, prevede che «la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica per l'azione di responsabilità» è «limitata ai casi in cui la produzione del danno conseguente alla condotta del soggetto agente è da lui dolosamente voluta».
Si è mossa in solitaria invece Fratelli d'Italia per estendere la possibilità di aderire alla rottamazione quinquies anche agli aderenti alla quater in regola con i pagamenti che desiderano usufruire della rateazione più lunga prevista dall'ultima edizione inserita in manovra. È quanto prevede infatti un emendamento siglato dal deputato FdI, Andrea Volpi.
Porta il timbro della Lega l’emendamento (a prima firma Bagnai) per stabilizzare a decorrere dall'anno 2027, il limite di 35 mila euro per l'accesso al regime forfettario per le partite Iva. Il maggiore onere connesso è di 104,9 milioni per il 2027. La manovra di due anni fa aveva innalzato da 30mila a 35mila euro la soglia di reddito da lavoro dipendente o assimilato compatibile con il regime forfettario per il 2025 e il 2026.
Infine è bipartisan la spinta per concedere tre mesi in più di tempo per comunicare il dominio digitale, ovvero la pec, degli amministratori delle società. Lo chiedono infatti due emendamenti identici al dl Milleproroghe presentati da Forza Italia e dal M5s che spostano dal 31 dicembre 2025 al «31 marzo 2026, e, in ogni caso, all'atto del conferimento o del rinnovo dell'incarico» il termine entro cui le imprese che sono già iscritte nel registro delle imprese devono comunicare il domicilio digitale degli amministratori. Per gli amministratori è previsto anche che «l'iscrizione nel registro delle imprese del domicilio digitale» e le «sue successive eventuali variazioni» vengano esentate «dall'imposta di bollo e dai diritti di segreteria». (riproduzione riservata)