Vale tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro il possibile risparmio complessivo del decreto bollette che il governo si appresta a portare in Consiglio dei ministri. È questa, secondo il centro studi di Unimpresa, la stima dell’impatto derivante dallo spostamento degli oneri sul gas, inclusa la componente Ets, dal costo di produzione dell'elettricità alle bollette finali, con l’obiettivo di ridurre il prezzo all'ingrosso dell'energia.
Per le famiglie, si legge in un comunicato, il beneficio sarebbe contenuto ma diffuso: su un consumo medio annuo di circa 2.700 chilowattora, la riduzione del prezzo dell'elettricità stimata tra 12 e 18 euro per megawattora, si tradurrebbe in un risparmio compreso tra 30 e 50 euro l'anno per nucleo.
Considerando circa 26 milioni di utenze domestiche, l’impatto complessivo oscillerebbe tra 800 milioni e 1,3 miliardi di euro. Più significativo l’effetto per le imprese, soprattutto per le piccole e medie realtà manifatturiere. Un’azienda con consumi pari a 100 megawattora annui potrebbe risparmiare tra 1.200 e 1.800 euro; per 500 megawattora il beneficio salirebbe tra 6 mila e 9 mila euro, fino a 12 mila-18 mila euro ogni 1.000 megawattora consumati.
Su scala nazionale, il vantaggio per il sistema produttivo è stimato tra 2 e 2,7 miliardi di euro. Unimpresa sottolinea che resta il nodo europeo: la parte relativa all’Ets è subordinata all'autorizzazione preventiva della Commissione Ue, che potrebbe valutare la misura come potenziale distorsione del mercato.
Confcommercio apprezza «l’impostazione complessiva della bozza del decreto energia che introduce un insieme articolato di interventi che agiscono in modo strutturale sull’assetto del mercato energetico nazionale e vanno nella direzione del riequilibrio del sistema e del contenimento della volatilità dei prezzi», tra cui la revisione degli incentivi alle rinnovabili e l’introduzione del servizio di liquidità sul mercato del gas, finalizzato a ridurre il differenziale tra il prezzo italiano Psv (Punto di Scambio Virtuale) e il Ttf (Title Transfer Facility) olandese.
L’associazione però sottolinea l’assenza di misure dedicate alle Mpmi, le micro, piccole e medie imprese, il cui peso sugli oneri di sistema supera ancora il 20% della bolletta elettrica. Confcommercio suggerisce che l’intervento potrebbe essere finanziato con una quota dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione di Co2 e auspica che nella versione definitiva del decreto vengano affiancati interventi tempestivi e mirati a favore delle imprese più piccole, fondamentali per il tessuto produttivo nazionale. (riproduzione riservata)