Dividendi d’oro e portafogli miliardari: la grande scommessa delle fondazioni dopo il boom di Borsa
Dividendi d’oro e portafogli miliardari: la grande scommessa delle fondazioni dopo il boom di Borsa
Dividendi e rally di borsa hanno rafforzato i patrimoni degli enti. Adesso però, tra vincoli di concentrazione e nuove partite al risiko bancario italiano, la parola d’ordine è diversificare. L’anticipazione dei rendiconti 2025 su azioni, fondi e bond in portafoglio   

di di Paola Valentini 13/02/2026 20:00

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Devono investire il loro patrimonio in maniera oculata per ottenere flussi di cassa in grado di garantire una continuità di erogazioni sul territorio di riferimento. Una visione orientata al profitto che si abbina al ruolo sociale per cui sono nate 35 anni fa. Per questo motivo le fondazioni di origine bancaria si comportano un po’ come una famiglia: gestiscono portafogli più o meno diversificati in modo da avere cedole e dividendi per coprire le necessità di spesa e in più cercano di difendere il valore del capitale di partenza. Che nel loro caso ammonta a molti miliardi di euro.

Nell’orbita di Intesa Sanpaolo

A partire dalla Cariplo, la più grande in Italia, con oltre 13 miliardi di euro di patrimonio, quasi 2,5 miliardi in più rispetto ai 10,6 miliardi fine 2024, agli 8,8 a dicembre 2023, e 7,9 a fine 2022. Un incremento di oltre il 60% nel giro di tre anni che le ha permesso di aumentare le erogazioni di oltre il 40% nel 2025 a 215 milioni. A sostenere la crescita è stato il rally in borsa di Intesa Sanpaolo di cui la fondazione guidata da Giovanni Azzone è seconda azionista con il 5,52% (quota che a fine anno valeva circa 5,7 miliardi), dietro alla torinese Compagnia di San Paolo (al 6,627%). A queste, oltre alle Fondazioni Cariparo, Carisbo e Cassa di risparmio di Cuneo (entrata nel 2020), si è aggiunta nel corso degli anni la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, all’interno di un nucleo di enti che detiene circa il 18% della prima banca italiana.

La spinta dei dividendi

Le fondazioni hanno ottenuto lo scorso anno soddisfazioni non solo dall’apprezzamento dei corsi di borsa delle banche ma anche dalle corpose cedole che queste hanno erogato. Ad esempio la Cariplo ha incassato 330 milioni di dividendi da Intesa Sanpaolo. Che tra l’altro ha appena annunciato che nei prossimi tre anni saranno distribuiti 50 miliardi di euro di cedole. Nel frattempo il buon andamento dei mercati ha spinto le performance della parte di portafoglio investita in fondi e gestioni. Anche dai bond sono arrivati flussi importanti. Ora però dopo i rialzi delle borse, che durano ormai da tre anni (Piazza Affari è ai massimi dal 2000), il 2026 pone sicuramente più sfide anche se la strategia impostata sul lungo termine da queste fondazioni permette loro di guardare al di là della volatilità di breve. Senza dimenticare il risiko bancario che potrebbe ripartire perché molte fondazioni sono posizionate, sia come conferitarie sia come investitori proprio su molti dei titoli coinvolti a partire da Banco Bpm, Unicredit, Generali, Bper.

Focus sulla diversificazione

È il caso della Crt, la terza per masse in Italia. Tra le sue partecipazioni figurano a fine 2025 il 2,2% di Unicredit, in leggero calo dal 2,3% di fine 2024, e l’1,9% di Generali (stabile). Nel 2024 l’ente presieduto da Anna Maria Poggi era uscito da Banco Bpm con la cessione dell’1,8% e con i fondi ottenuti - circa 137 milioni - aveva consolidato la storica partecipazione nella compagnia triestina, così da accrescere il flusso di dividendi. Un pacchetto che insieme a Unicredit e Mundys (ex Atlantia) costituisce la parte più importante delle risorse che la fondazione mette a disposizione del territorio. Per tutti l’obiettivo è dirottare la liquidità verso partecipazioni non bancarie che possano continuare a dare buone cedole. Anche perché proprio il rally dei titoli degli istituti di credito rischia di far superare l’asticella posta a un terzo del patrimonio investito un singolo soggetto, limite stabilito dal protocollo Acri-Mef del 2015. La spinta alla diversificazione rimane il motore che muove le strategie dei gestori (interni ed esterni) delle fondazioni e che rappresenta uno dei capisaldi di questo accordo siglato 11 anni fa tra l’associazione delle fondazioni e il ministero dell’Economia. Nel 2025 sono emerse diverse movimentazioni nei loro giardinetti di azioni, ma questi enti sono stati anche attivi nel trading in obbligazioni, sulla scia del ribasso dei tassi di interesse.

Erogazioni miliardarie

Dal 1990, quando la legge Amato separò l’attività filantropica delle casse di risparmio da quella creditizia facendo nascere dal 1991 le fondazioni, sono oggi 85 gli enti privati no-profit di origine bancaria che, attraverso l’investimento dei patrimoni di cui dispongono (per um valore contabile di circa 45 miliardi), generano proventi messi a disposizione del territorio, un welfare a supporto di quello pubblico. Questo approccio ha permesso, anche nel 2024 (ultimo dato disponibile), di superare la soglia del miliardo di erogazioni, il miglior risultato degli ultimi 14 anni. Dal loro avvio, 35 anni fa, hanno distribuito quasi 30 miliardi attraverso oltre 400 mila iniziative. Proprio da un’attenta gestione delle ricchezze (per la verità negli anni non tutte hanno dimostrato questa capacità) discende la possibilità di raggiungere l’obiettivo indicato dalla legge, ovvero l’utilità sociale e la promozione dello sviluppo economico, e la prospettiva di alimentare il fondo di stabilizzazione delle erogazioni da usare in caso di necessità. Non è il caso del 2025 grazie a buoni dividendi e alle performance positive sulle altre attività detenute, come emerge dalle anticipazioni sui bilanci di fine 2025 dei principali enti bancari raccolte da MF-MilanoFinanza.

Le anticipazioni dei bilanci 2025

Per la Cariplo il patrimonio è investito, oltre che in azioni, nel comparto multi manager e multiasset Quaestio Alternative Funds-Fund One, gestito da Quaestio sgr, che ha avuto un risultato lordo total return nell’anno del 3,58% raggiungendo un valore di mercato di 6,22 miliardi. È un fondo costituito per gestire in maniera aggregata tutti gli investimenti della fondazione, realizzando una maggiore efficienza. Sul fronte degli asset alternativi, l’esposizione (realizzata anche tramite Quaestio) ha un totale di 2 miliardi. Mentre tra le azioni quotate, accanto al 5,52% di Intesa Sanpaolo (dal 5,4% a fine 2024), c’è il 5,79% di BF (7,29% nel 2024). Prima della Cariplo, il maggior azionista di Intesa Sanpaolo con il 6,627% (6,482% nel 2024) si conferma la Compagnia di San Paolo, che detiene anche (quote stabili sul 2024) lo 0,1% delle Generali e il 3,85% di Iren. Mentre il resto del patrimonio dell’ente torinese guidato da Marco Gilli è diversificato in tre fondi di Fondaco sgr per un valore a fine 2025 di oltre 4,3 miliardi. La Compagnia di San Paolo ha investito anche in veicoli immobiliari, in fondi di fondi di private equity e in un hedge fund.

Sempre nell’orbita della banca guidata dal ceo Carlo Messina, il portafoglio investimenti della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, presieduta da Mauro Gola, ha generato nel 2025 un rendimento positivo del 5,3%, in linea con il 5,8% del 2004 e del 5,7% del 2023 (inteso come rapporto tra totale dei proventi, a esclusione di plusvalenze e minusvalenze, e il valore di mercato delle attività). L’ente piemontese dispone da anni di un paniere diversificato di azioni che comprende, oltre all'1,145% (dall’1,121% del 2024) in Intesa Sanpaolo, diverse azioni quotate a Piazza Affari che movimenta. Ad esempio risultano diminuite le quote in Generali (da 0,055% a 0,051%), Azimut (da 0,395% a 0,257%), Mps (da 0,119% a 0,049%) mentre sono salite quelle in A2A (da 0,071% a 0,088%), Eni (da 0,091% a 0,092%), stabili invece sia la new entry del 2024 Kruso Capital con il 9,078%, sia Poste (0,079%) e Banca Sistema (8%), società sotto opas. Anche l’ente cuneese detiene posizioni in alcuni fondi di Fondaco, oltre che di Eurizon, Decalia e Columbia Threadneedle. E ha aumentato gli investimenti in obbligazioni italiane da 190 milioni di fine 2024 a 262 milioni per un totale di 108 emissioni.

La Fondazione Carifirenze, dal canto suo, nel 2025 non ha toccato le quote in Generali (500 mila azioni), né i 327 milioni di azioni della conferitaria Intesa Sanpaolo. E ha aumentato l’esposizione nelle azioni delle Poste (da 900 mila a 1 milione di titoli). Una parte importante del patrimonio dell’ente presieduto da Bernabò Bocca è investito in gestioni e fondi (1 miliardo), oltre a 112 milioni in obbligazioni, il doppio rispetto ai 63 milioni del 2024, e 267 milioni in strumenti alternativi (255 milioni nel 2024).

Focus sul mattone

Il mattone resta un asset importante per la Fondazione Cassa di risparmio di Lucca che nel complesso nel 2025 ha avuto un rendimento netto del 7,61% (dal 7% del 2024) della gestione finanziaria degli 1,79 miliardi di patrimonio. Detiene fondi immobiliari per 139 milioni (stabili sul 2024) che hanno reso l’1,21% netto, insieme ai fondi di private equity/debt per 485 milioni (340 milioni nel 2024) con un rendimento netto del +4,74%, alle gestioni per oltre 59 milioni (risultato netto del +5,51%), ai fondi alternativi per 197 milioni (performance del 5,74% netto). Nell’anno inoltre l’ente ha comprato titoli di Stato (da 103 milioni di controvalore nel 2024 a 154 milioni) e soprattutto certificati (da 34,7 milioni nel bilancio 2024 a 82,9 milioni) il cui rendimento netto è salito dal 2,46% del 2024 al 6,16%. In portafoglio anche nel 2025 ci sono alcune quotate italiane con una consistenza scesa da 394 milioni di fine 2024 a 300 milioni anche se comunque il loro rendimento totale è salito dal 13,2 al 20,2%.

Non figurano più lo 0,018% di Stellantis, lo 0,065% di Eni, lo 0,019% di Bper e lo 0,2788% di Banca Ifis. Nell’anno la fondazione ha puntato sul boom della difesa investendo in Fincantieri (0,0169%) e sul lusso con Ferrari (0,0056%), titoli che nel 2024 non erano presenti. In aumento le quote in Campari (da 0,0102% a 0,0244%) e Nexi (da 0,013% a 0,1893%). Ridotte in misura consistente, infine, le posizioni in Banco Bpm (da 1,2401% a 0,6462%) e Azimut (da 0,1376% a 0,0349%). (riproduzione riservata)