«Abbiamo deciso di utilizzare» lo strumento «Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi. Entro fine anno formuleremo la nostra proposta», ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in audizione sugli esiti del vertice Nato svolto ad Ankara dal 7 all'8 luglio davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e la Commissione Esteri e Difesa del Senato.
Il riferimento è al Security Action for Europe (appunto Safe) che è uno strumento finanziario dell'Unione Europea che mette a disposizione prestiti agevolati per potenziare e modernizzare il settore della difesa e degli appalti militari congiunti.
In particolare, l’Italia ha prenotato 14,9 miliardi, ma «quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, forse sei-sette-otto o nove, non è che noi abbiamo detto che ne useremo tutto, abbiamo detto quello è il massimo di cui potremmo aver bisogno, poi quanti ne useremo lo decideremo, probabilmente saranno meno».
Lo ha spiegato in altre parole il ministro delle Difesa, Guido Crosetto: «Il Safe è una scelta totalmente tecnica, non politica, non aggiuntiva di quella prevista a bilancio, su come finanziare le attuali spese della difesa», da fare entro la fine dell’anno. Per capirci, bisogna decidere «quanto utilizzarne in modo tecnico in alternativa ai Bot e ai Cct, dal punto di vista della convenienza finanziaria». La scelta politica, invece, ha precisato Crosetto, «sarà lo scostamento di bilancio che voteremo, se voteremo, a settembre, sullo 0,9 per la difesa e lo 0,6 per l'energia. Quelle saranno scelte politiche, sia sull'energia che sulla difesa».
Quel che è certo, secondo il ministro delle Difesa, è che esiste un percorso alternativo a quello della Nato «solo se si investono tra i 10 e i 20 miliardi l’anno». Quindi, realisticamente, «non c'è una nazione, neanche la Germania, che sia in grado di affrontare da sola le spese della difesa senza essere in un'alleanza. Non esiste la possibilità».
Dal canto suo l’Italia ha «deciso di fare la propria parte con tempi lunghi. Perché siamo stati noi stessi a fissare il 2035 come punto di arrivo. Siamo stati noi che abbiamo detto lo 0,2% l'anno per non incidere troppo. E abbiamo indicato un percorso che poi hanno seguito tutti gli alleati europei e stiamo cercando di implementarlo compatibilmente con le nostre possibilità di bilancio. Come tutti gli altri Paesi, Spagna compresa».
La Nato costa 5 miliardi e mezzo l'anno, «di questi l'Italia ha l'8,53 di spesa, quindi circa 450 milioni di euro l'anno è il costo della Nato all'Italia, poi ognuno partecipa con la propria spesa nazionale. Gli Stati Uniti coprono il 16,4%, la Germania il 14,7%, la Francia il 13%, l'Inghilterra il 10% circa».
Guardando all’Europa, «sulla costruzione di una difesa europea io non mi sento come italiano inferiore a nessuno in Europa. Sei mesi fa ho scritto a tutti i miei colleghi dell'Europa continentale spiegando che abbiamo la necessità di pensare a una difesa continentale europea da integrare nella Nato. Più è grande la massa maggiore è la deterrenza, maggiore la capacità di difesa e per quello scavalcherebbe tutti i veti che ci potrebbero essere nell'Europa 27 dove il percorso di integrazione dell'Ucraina è molto difficile per altri motivi come ha sottolineato qualcuno». (riproduzione riservata)