Difesa, perché il target Nato al 5% del pil può aumentare il debito Ue di 8 punti. L’analisi di S&P
Difesa, perché il target Nato al 5% del pil può aumentare il debito Ue di 8 punti. L’analisi di S&P
Ad accentuare le pressioni sul debito pubblico sarà anche l'aumento della spesa per interessi, in un contesto di restrizione monetaria e rendimenti più elevati

di Gaia Difraia 25/10/2026 16:00

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Aumentare in modo massiccio le spese per la difesa potrebbe costituire una zavorra notevole per le finanze pubbliche dei Paesi Ue, gravando im modo significativo sui loro debiti pubblici. «Sebbene gli Stati membri e il Regno Unito si siano impegnati a raggiungere l'obiettivo Nato di spesa per la difesa pari al 5% del pil entro il 2035, i livelli attuali di spesa presentano divergenze significative», spiegano gli esperti di S&P Global Ratings.

L'obiettivo Nato, aggiunge il report, «si articola in un 3,5% destinato alla difesa in senso stretto e un 1,5% riservato a settori ausiliari, quali infrastrutture a duplice uso, cybersicurezza o capacità spaziali e di difesa spaziale. Il percorso verso il 5% del pil presenterà, verosimilmente, difficoltà diverse in funzione delle condizioni di finanza pubblica e del contesto strategico dei singoli Paesi».

La pressione sulle finanza pubbliche

Un incremento della spesa fino al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035, in assenza «di tagli compensativi ad altre voci di spesa o di uno stimolo all'economia, graverebbe sulle finanze pubbliche e sui profili di credito della maggior parte degli emittenti sovrani: è tuttavia improbabile che tale scenario si concretizzi nella pratica», precisano gli analisti, il cui modello confronta gli attuali piani di bilancio con uno scenario di graduale aumento della spesa per la difesa fino al target ipotetico del 5%.

Questo scenario «indica un incremento aggiuntivo medio del debito pubblico pari a otto punti percentuali di pil, con l'impatto più significativo sui conti pubblici dei Paesi che presentano i maggiori divari di spesa rispetto all'obiettivo».

Il nodo della spesa per interessi

Gli Stati baltici – Estonia, Lettonia, Lituania – rappresentano in questo contesto «un'eccezione, poiché la loro spesa si attesta già sulla soglia del 5%: raggiungere il nuovo obiettivo Nato di spesa per la difesa nel 2035, anziché oggi, eserciterebbe quindi una pressione significativamente inferiore sulle loro finanze pubbliche», prosegue l’analisi.

Sebbene l'aumento del debito possa gravare sui profili di credito sovrani, «l'impatto effettivo dipenderà verosimilmente da come i governi gestiranno i compromessi tra le diverse priorità di bilancio», aggiunge lo studio. «Diversi emittenti sovrani dell'Eurozona dispongono di margini di bilancio limitati ed è quindi improbabile che incrementino la spesa per la difesa rispetto ai livelli di spesa complessiva esistenti senza adottare misure compensative». Tuttavia, «attuare tagli è complesso a causa di significative rigidità strutturali. Al contempo, la spesa in conto capitale è già contenuta in molti Paesi e non offre margini per riduzioni significative della spesa. Ad accentuare queste pressioni contribuisce l'aumento della spesa per interessi, in un contesto di restrizione monetaria e rendimenti più elevati». (riproduzione riservata)