Il problema non è aderire o meno a Safe. Ma come spiegare agli italiani - chiamati alle urne tra poco più di un anno - che i soldi per la difesa si trovano sempre, mentre quelli per contenere il caro energia continuano a mancare. La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha detto senza giri di parole: «Pur sostenendo con forza la necessità che Italia ed Europa facciano di più per difendersi da sole, non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per il riarmo».
Il tarlo che logora Palazzo Chigi resta infatti sempre lo stesso: strappare più flessibilità all’Unione europea per ridurre le pressioni sui prezzi dei carburanti, legate alle tensioni in Medio Oriente e a quelle nello Stretto di Hormuz. Una priorità assoluta, da perseguire anche a discapito di un solido piano nazionale per la difesa. Su cui, invece, puntava il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Sembra infatti essere questo il punto che ha portato ad alcuni malumori tra Via XX Settembre e Palazzo Baracchini. Letto in controluce, lo «scontro» tra il ministero della Difesa, quello dell’Economia e Palazzo Chigi era un falso scontro. O quanto meno, le divergenze non vertevano sull’adesione a Safe, bensì sull’impiego reale di quei fondi. Secondo quanto risulta a questo giornale, il governo non dovrebbe presentare una richiesta formale di adesione a Safe entro il 30 maggio.
Ma questo non significa affatto rinunciare ai soldi europei. Significa piuttosto rifiutare la sovranità sul loro utilizzo, per virare su appalti e strategie congiunte con altri Stati Membri. Il regolamento dell’iniziativa Security Action For Europe, infatti, non contiene alcun riferimento temporale perentorio per la sottoscrizione dell’accordo. Il vincolo riguarda piuttosto la messa a terra di un progetto nazionale e di uno comunitario.
Secondo la normativa, infatti, i contratti firmati dopo il 31 maggio devono rientrare obbligatoriamente in un appalto congiunto con un altro Paese. E quindi l’Italia, scavallando il termine, rinuncia a progetti dual use (sia civili sia militari) in territorio nazionale. Scelta che ha fatto invece la Romania che ha firmato il primo contratto di finanziamento nell’ambito del Safe per un tratto dell’autostrada A8.
Nelle stanze del governo, comunque, il lavoro diplomatico e tecnico è ancora in corso e una risposta definitiva non è stata ancora cristallizzata. Appare tuttavia piuttosto improbabile che il governo formalizzià una richiesta prima di sabato. E non solo perché il ministro Crosetto si trova a Singapore mentre Giancarlo Giorgetti è a Berlino. Ma perché la palla è in mano a Meloni. Che in questo momento sta giocando un’altra partita nell’Unione europea: quella energetica. (riproduzione riservata)