Difesa, così l’Ue vuole smarcarsi dalla dipendenza dagli Usa: investimenti fino a 700 miliardi l’anno
Difesa, così l’Ue vuole smarcarsi dalla dipendenza dagli Usa: investimenti fino a 700 miliardi l’anno
Il commissario Andirus Kubilius al Parlamento europeo: le priorità degli Stati Uniti sono cambiate ed è giunto il momento che l’Ue si assuma maggiori responsabilità. La spesa Nato toccherà i 6,8 trilioni di euro entro il 2035

di Anna Di Rocco 10/02/2026 12:39

Ftse Mib
46.853,41 16.55.45

+0,07%

Dax 30
25.017,28 16.55.55

+0,01%

Dow Jones
50.360,08 17.00.42

+0,45%

Nasdaq
23.265,28 16.55.40

+0,11%

Euro/Dollaro
1,1901 16.40.58

-0,09%

Spread
61,05 17.10.50

-0,68

Ridurre la dipendenza strategica dagli Stati Uniti senza, tuttavia, indebolire la Nato. È questa la nuova linea di Bruxelles in materia di difesa europea, messa nero su bianco dal commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, durante la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.  

«Dopo quasi quattro anni, la Russia non mostra alcun segno di voler porre fine alla sua brutale guerra. E le priorità strategiche dei nostri alleati americani sono ora nell’Indo-Pacifico e nell’emisfero occidentale», ha detto Kubilius, ricordando come la strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti chieda esplicitamente agli europei di assumersi maggiori responsabilità nella difesa convenzionale del continente.

Il richiamo all’industria: serve più capacità europea

Responsabilità europea, ha chiarito il commissario, non significa però autonomia dalla Nato. «La Nato è il fondamento della nostra difesa collettiva in Europa. Ma rendere l’Europa più responsabile significa rendere la Nato più forte, rafforzando la presenza europea al suo interno». Il nodo è la dipendenza strutturale dagli Stati Uniti per una serie di capacità strategiche abilitanti: dall’intelligence spaziale al rifornimento aereo in volo. «Dobbiamo essere pronti a sostituire queste capacità americane con capacità europee. Questa deve essere la nostra priorità strategica».

Da qui la pressione sull’industria della difesa europea, chiamata a uno scatto rapido e senza precedenti. «Dobbiamo aumentare la produzione della difesa. Con più urgenza, con più energia che mai. Produrre, produrre, produrre», ha insistito Kubilius, facendo proprie le parole di Emmanuel Macron. Secondo il commissario, l’industria europea rischia di non essere pronta allo «shock della domanda» che si sta profilando: più capacità produttiva, più innovazione e più deterrenza sono la condizione per quello che definisce «il più grande dividendo possibile: la pace».

La spesa potrà raggiungere i 700 miliardi annui

Il cambio di passo è sostenuto da una massa finanziaria imponente. «L’anno scorso abbiamo preparato il terreno con un vero e proprio big bang finanziario: 150 miliardi di euro in prestiti Safe», ha ricordato Kubilius. Sedici dei diciannove piani nazionali di investimento sono già stati approvati e inviati al Consiglio. Se gli Stati membri manterranno gli impegni Nato, la spesa per la difesa in Europa raggiungerà complessivamente 6,8 trilioni di euro entro il 2035.

Sul tavolo c’è anche un nuovo prestito da 60 miliardi per sostenere la difesa dell’Ucraina. La Commissione è in fase avanzata di preparazione e chiede al Parlamento e al Consiglio di dare rapidamente il via libera. Il meccanismo previsto è “a cascata”: acquistare prima dall’industria ucraina, poi da quella europea e dei partner See ed Efta, e solo in ultima istanza dai mercati extra-Ue. «Se l’industria non può consegnare, l’Ucraina potrà rivolgersi ai mercati globali. Ma Kiev ha bisogno di queste armi ora», ha avvertito Kubilius.

Il tema della difesa, però, non è solo militare. È anche economico e industriale. «L’aumento della spesa per la difesa non rafforzerà solo la nostra sicurezza, ma anche la nostra competitività», ha detto il commissario citando Mario Draghi. In questo quadro, la spesa per la difesa può diventare una leva strategica: nei prossimi dieci anni potrebbe raggiungere in media quasi 700 miliardi di euro l’anno. «Un enorme impulso alla competitività, ma solo se speso bene», ha ammonito Kubilius. (riproduzione riservata)