Difesa europea un lusso, i titoli valgono quasi quanto Hermès. Ecco perché è ora di vendere
Difesa europea un lusso, i titoli valgono quasi quanto Hermès. Ecco perché è ora di vendere
In borsa i carri armati sono le nuove borse di lusso, secondo AlphaValue. Il settore è troppo caro: solo un buy

di Francesca Gerosa 03/11/2026 10:00

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Ci sono voluti due anni dall'invasione russa dell'Ucraina perché le valutazioni del settore europeo Aerospazio e Difesa raddoppiassero e altri due anni perché raddoppiassero di nuovo. Poi è arrivato il 2026 e la musica si è fermata, e a un livello decisamente elevato.

Difesa europea, un lusso: i titoli valgono quasi quanto Hermès

Da inizio anno il settore non ha registrato progressi eppure continua a essere scambiato a un multiplo di ben 26,6 volte gli utili attesi per il 2026. Per fare un confronto, il colosso del lusso Hermès tratta a 28 volte gli utili. A quanto pare i carri armati sono le nuove borse di lusso.

«Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: i facili guadagni derivanti dal ripristino delle scorte di munizioni sono ormai alle spalle. Oggi il settore europeo Aerospazio e Difesa deve confrontarsi con concorrenti ucraini e turchi nei sofisticati sistemi missilistici, mentre l'amministrazione Trump ha spalancato le porte degli appalti militari statunitensi a nuovi operatori più agili e dinamici», sottolineano gli analisti di AlphaValue. «Una dura presa di coscienza per i gruppi, come la statunitense Lockheed Martin, che hanno incontrato difficoltà nell'aumentare la produzione di equipaggiamenti ormai obsoleti».

Il muro tedesco

Nel frattempo, l'Europa ha perso l'occasione di raggiungere rapidamente un accordo su programmi congiunti, prestando attenzione ai costi: l'unico modo per competere con la Turchia e con il rinnovato protagonismo degli Stati Uniti. «Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, noto per le sue posizioni particolarmente esplicite, si è dimostrato straordinariamente efficace nel sabotare i progetti paneuropei, adducendo motivazioni spesso pretestuose. Il filo conduttore di queste iniziative», spiegano gli esperti di AlphaValue, «sembra essere la volontà di garantire alla Germania un ruolo decisionale e, preferibilmente, l'ultima parola in ogni progetto transfrontaliero».

A cinque anni dall'inizio della guerra e con oltre 500 miliardi di euro spesi ogni anno per la difesa, l'Europa ha ben poco da mostrare. Francia e Germania non riescono nemmeno a trovare un accordo su un carro armato moderno o su un caccia di nuova generazione; il sostegno politico ai massimi livelli non è riuscito a superare le posizioni ormai consolidate da entrambe le parti.

«I contribuenti hanno tutte le ragioni per essere contrariati. Gli azionisti, dal canto loro, stanno comprendendo di aver acquistato una promessa che non si è concretizzata: il settore aerospaziale e della difesa europeo rimane un insieme inefficiente di aziende con grandi ambizioni, ma con risultati ancora limitati», avvertono gli analisti.

Stesso copione per lo spazio

Anche il settore della difesa spaziale (Avio in Italia) racconta la stessa storia. In questo ambito, l'Europa appare particolarmente in difficoltà: la Germania ha deciso di muoversi autonomamente, partendo praticamente da zero, una strada che con ogni probabilità non porterà a risultati concreti. Nel frattempo, Airbus, Thales e Leonardo stanno cercando di mettere a sistema le competenze e il know-how che già possiedono.

Nello scenario attuale l'Europa dispone di due eserciti realmente adeguati alle esigenze operative: quello ucraino e quello polacco; di altri due eserciti competenti ma sottoposti a un'eccessiva pressione, impegnati su troppi fronti: quello francese e quello britannico; oltre a diverse sacche di competenza poste sotto il comando della Nato, il che significa, in ultima analisi, dipendere dalla volontà di Washington di collaborare.

«Nulla di ciò che emerge dai risultati delle società quotate del settore aerospaziale e della difesa lascia pensare che questa situazione sia destinata a cambiare a breve», avvertono ad Alphavalue. «La lezione degli ultimi cinque anni è che siamo stati troppo ottimisti riguardo a un'impennata della domanda di equipaggiamenti militari europei. La Nato, le interferenze di Trump e gli egoismi nazionali hanno finito per vanificare queste aspettative».

Settore troppo caro

Considerati i risultati così limitati, il settore è troppo caro: multiplo prezzo/utile medio ponderato di 26,6 nel 2026 e di 22,2 nel 2027 a fronte di una crescita media degli utili del 19,5% e del 19,8% rispettivamente con un rendimento del dividendo dell’1,46% e dell’1,75% quest’anno e il prossimo.

Quindi, «gli investitori dovrebbero ridurre la propria esposizione, e farlo in misura significativa, anche se Airbus rimane un titolo da mantenere assolutamente in portafoglio, poiché sembra destinato a beneficiare ancora per qualche tempo della propria posizione di duopolio nel mercato degli aerei commerciali», suggeriscono gli esperti di AlphaValue.

AlphaValue ha un solo buy

Il broker, all’interno del comparto europeo della difesa, ha un rating buy solo su Dassault Aviation (target price a 402 euro; potenziale upside del 32,2%) e add su Safran (target price a 355 euro; +23,2%), Thales (target price a 294 euro; +26,6%), Rheinmetall (target price a 1.326 euro; +32,6%) e Leonardo (target price a 57,2 euro; +9,96%). Reduce, invece, su Rolls Royce (potenziale downside dell’1,8%), Bae Systems (-0,75%), Saab (-9,41%) e Indra (-10,7%). (riproduzione riservata)