Il conflitto russo-ucraino ha cambiato il modo in cui si fa la guerra e la trasformazione è lampante se si guarda all’industria dei droni.
Come anticipato dal Financial Times, nella mattina di lunedì 15 luglio l’Unione Europea ha autorizzato Kiev ad acquistare componenti cinesi per costruire droni utilizzando una parte dei fondi del programma europeo per la difesa. Si parla di «guerra low cost» ed è quella che Kiev ha trasformato in un vantaggio strategico, producendo velivoli a basso costo rispetto agli esemplari europei realizzati dai big della difesa come Rheinmetall.
Ma adesso anche la Nato, il Regno Unito e la Germania si stanno muovendo in questa direzione. «La difesa del futuro si sta evolvendo verso un campo di battaglia stratificato, dove, ad esempio, un carro armato non si limiterà a sparare proiettili; lancerà anche droni, riceverà dati di puntamento in tempo reale da satelliti e veicoli aerei senza pilota, condividerà informazioni sul campo di battaglia e opererà come parte di una forza in rete», ha affermato alla Cnbc Loredana Muharremi, analista di Morningstar.
Non a caso l’Alleanza Atlantica guidata dall’olandese Mark Rutte ha annunciato un investimento da oltre 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone nel prossimo lustro. L’urgenza è quella di far fronte a una tecnologia che ha «modificato radicalmente» la guerra e che costituisce sempre più l’ago della bilancia tra la vittoria e la sconfitta sul campo.
Il Regno Unito ha fatto qualcosa di simile, stanziando 5 miliardi di sterline nel Piano di investimenti per la difesa. E, come riportato da Cnbc, la Germania avrebbe mandato un ordine da 90 milioni alla società per la difesa Auterion e al produttore ucraino di droni Skyfall per 50.000 velivoli equipaggiati con il sistema operativo dell’azienda svizzera.
Secondo l’Agenzia europea per la difesa, la spesa dell’Unione nel settore è passata da 218 miliardi di euro nel 2021 a una circa 381 miliardi nel 2025, con un aumento del 75%. E forse proprio attorno alla difesa si sta rafforzando quell’integrazione europea che ha faticato a ingranare fino a oggi.
Martedì 14 luglio nove Paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, si sono riuniti a Parigi per formare una coalizione che sviluppi uno scudo antimissile nel Vecchio Continente. Francia e Ucraina hanno definito un piano per l’acquisizione ucraina di 16 caccia Rafale, progettati e prodotti in Francia dalla Dassault Aviation. I primi «dovrebbero volare nei cieli ucraini già nel 2028-2029», ha detto il presidente francese Emmanuel Macron. L’omologo Volodymyr Zelensky doterà poi il suo Paese di «un primo lotto di batterie Samp/T di nuova generazione, a integrazione dei sistemi - e dei relativi missili - la cui consegna è prevista nelle prossime settimane».
Servono «missili per la difesa aerea», ha scritto Zelensky su Telegram, «è un bisogno quotidiano, e vi chiedo di concentrarvi su questo». (riproduzione riservata)