Difesa: da Leonardo a Rheinmetall, ecco perché è ancora il momento delle azioni europee
Difesa: da Leonardo a Rheinmetall, ecco perché è ancora il momento delle azioni europee
Per Moody’s i grandi gruppi europei hanno più chance di crescere anche a guerre finite e manterranno più capienza per dividendi e buyback rispetto ai big americani, alle prese con i diktat di Trump. I target price aggiornati dei titoli esposti alla crescita della spesa militare

di Angela Zoppo 12/06/2026 20:00

Ftse Mib
51.497,21 6.54.58

+1,97%

Dax 30
24.635,30 23.50.52

+1,76%

Dow Jones
51.202,26 13.49.36

+0,70%

Nasdaq
25.887,43 23.50.52

+0,31%

Euro/Dollaro
1,1571 23.00.56

-0,06%

Spread
72,84 17.29.49

-3,89

L’Europa della difesa sta comprando sempre più europeo, e i benefici di questa scelta si faranno sentire sui titoli del settore, come emerge dall’ultimo outlook di Moody’s Ratings e dalle valutazioni delle banche d’affari. Tra i nomi europei citati dal report spicca Leonardo (Baa2 positivo), unico gruppo italiano menzionato dall’agenzia di rating insieme a Rheinmetall (Baa1 positivo), legati anche da una joint venture sui carri armati. Il gruppo tedesco cavalca il riarmo della Germania, che oggi dispone del maggiore budget militare europeo. Leonardo presidia gli elicotteri civili e militari, segmento che Moody’s indica in crescita, e attraverso Mbda partecipa al consorzio con Thales, che ha prodotto il Samp/T Ng, il sistema di difesa aerea che la Danimarca ha appena scelto scartando così il Patriot made in Usa di Raytheon. Troppo lenta nelle consegne, hanno spiegato a Copenaghen. Per lo stesso motivo anche la Svizzera si sta orientando verso il Samp/T Ng. Interesse è stato manifestato anche dalla Turchia.

Mariani (Leonardo): avanti sulla jv dei satelliti

È in questo contesto che il ceo di Leonardo, Lorenzo Mariani, invita a unire le forze per Bromo, uno dei progetti di punta ereditati dalla gestione Cingolani che il nuovo capo-azienda vuole portare avanti. Per la joint venture satellitare con Airbus e Thales, che definisce «il futuro dello spazio in Europa in termini di business», Mariani si aspetta tutte le autorizzazioni europee entro la seconda metà del 2027. Al termine di un percorso a ostacoli tra politica e antitrust. Bromo sarà anche uno dei primi test del nuovo quadro europeo sulle fusioni, pensato per favorire la nascita di campioni regionali capaci di competere con Usa e Cina. E infatti, Mariani apre anche alla possibilità che la Germania entri nel programma Gcap (Global Combat Air Programme), il caccia di sesta generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone. Ma a una condizione precisa sui tempi: «se si vuole davvero avere qualcosa che voli e faccia dimostrazioni nel 2035, sarebbe destabilizzante avere un altro partner che entra ora».

Lo scenario di fondo è quello che Moody’s descrive come una trasformazione strutturale dell’Europa della Difesa, non un ciclo.

La nuova spesa militare e chi ne beneficerà

I paesi Nato europei si sono impegnati a portare i budget per la spesa militare al 3,5% del Pil. La cifra complessiva è destinata a quasi raddoppiare, sfiorando i mille miliardi di euro entro il 2035. E la fetta destinata agli equipaggiamenti, che finisce dritta nei bilanci delle aziende, è prevista in salita dal 30% al 40% nei prossimi anni: 10 punti percentuali che valgono decine di miliardi aggiuntivi. Chi li prende, questi miliardi? Sempre più spesso un’azienda europea. L’obiettivo della strategia industriale della difesa dell’Ue è che il 60% degli acquisti resti in Europa, e Moody’s ritiene che i paesi membri ci arriveranno stabilmente nel giro di pochi anni. La Danimarca con il Samp/T Ng è solo l’esempio più recente. Per effetto delle tensioni col governo Trump, anche il Canada ha scelto europeo, preferendo il GlobalEye di Saab rispetto agli aerei radar dei concorrenti americani. La tendenza delineata nel report è chiara, e non si invertirà nemmeno se in Ucraina dovesse arrivare la pace: le scorte vanno ricostituite, la prontezza operativa va mantenuta. Il segmento difesa crescerà quanto quello aerospaziale civile già quest’anno, una novità storica.

I titoli sotto la lente

Per chi investe, Moody’s invita a tenere presente un’indicazione su tutte: le aziende europee faranno meglio delle americane e promettono anche di essere più orientate a remunerare gli azionisti. Per i 25 maggiori gruppi globali dell’aerospazio e della difesa coperti dall’agenzia, è attesa una crescita media dell’utile operativo superiore al 10% annuo nel 2026-2027 (oltre il doppio della soglia del 4% necessaria per mantenere un outlook positivo) ma all’interno di questo paniere che comprende statunitensi ed europei saranno soprattutto questi ultimi a beneficiarne, grazie a una quota crescente della spesa militare destinata ai produttori continentali.

Secondo Moody’s, inoltre, la crescita dei ricavi sarà sufficiente a compensare l’aumento degli investimenti produttivi. Il risultato è che il settore dovrebbe continuare a generare cassa in modo robusto, favorendo al tempo stesso una graduale riduzione della leva finanziaria e mantenendo una politica di remunerazione degli azionisti, tra dividendi e buyback. Negli Stati Uniti, al contrario, il Pentagono sta incentivando l’espansione della capacità produttiva e il rafforzamento delle catene di fornitura usando come leva i contratti pluriennali per spingere i grandi contractor ad aumentare gli investimenti industriali, anche a discapito della cassa destinata ai dividendi.

Le valutazioni degli analisti restano coerenti con questo scenario. Bernstein definisce Leonardo, (che intanto ha visto selezionati 15 suoi progetti nell’European Defence Fund), una delle migliori opportunità del settore e le assegna un target price di 65 euro. Sul titolo il consenso resta orientato al buy, con un prezzo obiettivo medio nell’area dei 69 euro e valutazioni che arrivano fino a 83 euro. Lo stesso broker vede Rheinmetall a 1.900 euro e ha alzato il target su Thales a 290 euro. Più prudente la view su Bae Systems e Dassault Aviation, entrambe market perform rispettivamente con target a 2.050 pence e 330 euro. Jefferies mantiene invece il buy su Rheinmetall con prezzo obiettivo a 1.890 euro, mentre Citi ha promosso Saab a neutral da sell con target a 527 corone svedesi.(riproduzione riservata)