Difesa, la corsa al riarmo mobilita i fondi di private equity: è il momento giusto di investire?
Difesa, la corsa al riarmo mobilita i fondi di private equity: è il momento giusto di investire?
Secondo i dati di PitchBook, gli investimenti di private equity hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2026, rispetto ai 500 milioni di dollari del 2024

di Alessandro Rigamonti 26/10/2026 10:31

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Le mosse delle società di private equity possono essere considerate la direzione verso cui si sta muovendo il mondo. Visto l’aumento della spesa militare globale e l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, gli investitori stanno muovendo i loro capitali verso le imprese della difesa, comprese le start up. Secondo i dati di PitchBook, gli investimenti di private equity hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2026, rispetto ai 500 milioni di dollari del 2024.

Secondo gli analisti sentiti da Cnbc, l’ingresso di ingenti capitali sarà sempre più necessario per colmare il divario tra innovazione e produzione industriale: il capitale di rischio da solo potrebbe non essere sufficiente a finanziare l’espansione delle aziende.

Sempre più armi e investitori

Puntare sull’industria degli armamenti sembra una scelta sicura in questo momento. La fondazione Sipri ha calcolato che nel 2025 la spesa militare mondiale è aumentata del 2,9% in termini reali, raggiungendo i 2.887 miliardi di dollari. Si tratta dell’undicesimo anno consecutivo di crescita e dal 2016 la spesa globale è cresciuta del 41%.

Inoltre, un sondaggio condotto dallo studio legale White & Case su 250 dirigenti di alto livello di aziende del settore della difesa del Regno Unito ha rivelato che il 97% di loro prevede che le proprie aziende richiederanno ingenti finanziamenti esterni nei prossimi 12 mesi. 

Private equity e venture capital

I finanziamenti verso le imprese delle difesa tradizionalmente si muovevano verso due direzioni: gli investimenti dei private equity erano per le aziende più consolidate, mentre quelli dei venture capital per le imprese giovani. Secondo un rapporto di Dealroom e Resilience Media, le startup dei membri della Nato dei suoi alleati, hanno raccolto 27,1 miliardi di dollari fino a settembre, quasi il doppio del totale previsto per l’intero 2025.

Ma adesso la distinzione sta sempre più sfumando. «Le società di private equity stanno investendo più denaro nella difesa e stanno cambiando il modo in cui lo fanno», ha dichiarato alla Cnbc Jim Corridore, analista principale del settore industriale presso PitchBook. L’esperto ha spiegato che il numero di operazioni di crescita nel settore della difesa, concluse con il coinvolgimento di fondi di private equity, è passato da 15 nel 2024 a 31 nel 2025 e dovrebbe essere arrivato a 48 a settembre 2026. Per capire la portata del fenomeno, basti pensare che nel 2026 questa tipologia di investimenti ha rappresentato il 41% del valore totale dei movimenti di private equity nel settore della difesa. Nel 2024 la percentuale era ferma al 3%.

Una bolla speculativa?

L’aumento dei capitali privati nel settore della difesa sta aumentando le preoccupazioni relative a una bolla speculativa, con valutazioni gonfiate e investimenti speculativi. Secondo Corridore il settore continuerà a crescere, così come l’interesse degli investitori. «I budget sono in crescita, le forze armate hanno consumato molte munizioni e stanno arrivando nuove tecnologie per droni e sistemi anti-drone», ha affermato. «Tutto ciò offre agli investitori le entrate costanti di cui il private equity ha bisogno per fare scommesse a lungo termine».

Più cauto Shonnel Malani, socio amministratore e responsabile globale del settore aerospaziale e della difesa di Advent, che alla Cnbc ha spiegato che le aziende di tecnologia della difesa vengono sempre più valutate in base al loro potenziale tecnologico piuttosto che al fatturato, agli utili o al portafoglio ordini, lasciando un ampio margine di interpretazione sul loro valore effettivo. Ha anche aggiunto che Advent si è ritirata da diversi potenziali investimenti perché le valutazioni erano diventate «assurde». (riproduzione riservata)