Difesa, anche con la spesa in Europa al 3% del pil queste azioni possono salire fino al 40%: l’analisi di Citi
Difesa, anche con la spesa in Europa al 3% del pil queste azioni possono salire fino al 40%: l’analisi di Citi
Citi simula uno scenario con la spesa per la difesa europea solo al 3% del pil (non al 3,5%): una azienda britannica e una tedesca guidano la classifica con un upside potenziale del 40% circa. L’italiana Leonardo segue a stretto giro

di Francesca Gerosa 23/09/2026 13:15

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La spesa per la difesa deve aumentare fino al 3,5% del pil per garantire la sicurezza dell’Europa. I target price di Citi sui titoli dei colossi europei della difesa si basano su questa ipotesi.

Cosa succede alle azioni se la spesa europea si ferma al 3% del pil

Tuttavia, considerato il livello di debito pubblico elevato in gran parte dell’Europa e l’incertezza politica con le elezioni in Francia, Spagna, Italia, Grecia e Polonia nel 2027, la banca d’affari ritiene utile stimare quali potrebbero essere i fair value (valori corretti) delle società del settore nel caso in cui, nel lungo periodo, la spesa per la difesa in Europa raggiungesse soltanto il 3% del pil (al 2,8% in Italia).

«Anche in questo scenario, continueremmo a vedere un potenziale di upside sufficiente per mantenere una raccomandazione buy su circa la metà dei titoli che copriamo: Babcock, Dassault Aviation, Leonardo, Renk, Rheinmetall e Thales», sottolinea Citi. A questi si aggiungerebbe Bae Systems, qualora gli Stati Uniti mantenessero gli attuali piani di spesa per la difesa.

Inoltre Citi segnala che la Svezia si trova probabilmente oggi nella posizione politica e fiscale migliore per mantenere l’obiettivo del 3,5%, il che significa che, per Saab, la probabilità di uno scenario negativo sarebbe inferiore.

Lo scenario negativo

Si tratta di una valutazione basata sul discounted cash flow. Il sentiment del mercato potrebbe, tuttavia, provocare un de-rating più marcato. Le società della difesa tendono ad avere una leva operativa molto più bassa rispetto alle altre società, poiché i margini sono in qualche misura controllati.

Poiché la maggior parte del valore di una società è incorporata nel valore terminale, Citi ha ipotizzato che il passaggio dal 3,5% al 3% della spesa per la difesa nel lungo periodo riduca il fair value in proporzione all’esposizione della società a quella determinata area geografica. Per l’analisi nello scenario negativo ha anche stimato che la spesa per la difesa negli Stati Uniti raggiunga nel lungo periodo il 3,5% del pil rispetto al 4% dello scenario di base.

Questo, ha spiegato, potrebbe verificarsi se, alle elezioni di metà mandato di novembre, i Repubblicani perdessero il controllo di Camera e Senato e non fossero quindi in grado di aumentare la spesa per la difesa come previsto. Escludendo questo fattore, il fair value di Bae Systems sarebbe pari a 2.313 pence, corrispondente a un potenziale di upside del 16% rispetto al prezzo attuale. L'impatto sulle altre società europee sarebbe invece piuttosto limitato.

Le azioni che possono salire comunque fino al 40%

Ebbene tra le società quotate coperte da Citi quella che avrebbe più upside anche con una spesa al 3% del pil sarebbe la britannica Babcock: target price attuale a 1.556 pence e upside del 59%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 1.398 pence e upside del 43%. A pari merito con la tedesca Renk: target price attuale a 65 euro e upside del 58%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 59 euro e upside del 43%.

A seguire l’altro colosso tedesco, Rheinmetall: target price attuale a 1.408 euro e upside del 41%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 1.282 euro e upside del 29%. A stretto giro la francese Thales (target price attuale a 317 euro e upside del 34%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 295 euro e upside del 25%) e l’italiana Leonardo (target price attuale a 69 euro e upside del 38%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 62 euro e upside del 25%).

Poi si piazza la francese Dassault Aviation: target price attuale a 377 euro e upside del 31%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 352 euro e upside del 23%. Più defilate la tedesca Hensoldt (target price attuale a 99 euro e upside del 28%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 87 euro e upside del 13%), a pari merito Bae Systems (target price attuale a 2.438 pence e upside del 22%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 2.166 pence e upside del 9%) e la tedesca ThyssenKrupp Marine Systems (target price attuale a 100 euro e upside del 19%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 91 euro e upside del 9%).

In fondo la britannica QinetiQ (target price attuale a 605 pence e upside del 24%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 528 pence e upside dell’8%), la francese Exosens (target price attuale a 70 euro e upside del 15%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 64 euro e upside del 5%) e la svedese Saab (target price attuale a 628 corone svedesi e upside del 2%; fair value con la spesa per la difesa al 3% a 568 e downside dell’8%).

La Germania zoppica

«Riteniamo che Germania e Svezia dispongano del margine di manovra più ampio per incrementare la spesa per la difesa, grazie ai loro livelli bassi di deficit e debito pubblico. Ciò», chiarisce Citi, «permette di finanziare l’aumento della spesa attraverso un maggior ricorso all’indebitamento, senza dover necessariamente ricorrere a incrementi delle imposte e/o a tagli ad altre voci di spesa. Ma», avverte Citi, «le battute d’arresto elettorali recenti in Germania potrebbero comportare alcuni compromessi rispetto ai piani di aumento della spesa per la difesa». (riproduzione riservata)