Dietro lo scontro tra Trump e i fratelli Amodei, la posta in gioco è l’algoritmo del potere
Dietro lo scontro tra Trump e i fratelli Amodei, la posta in gioco è l’algoritmo del potere
La sfida sull’intelligenza artificiale non riguarda solo la tecnologia, ma chi ne controllerà il futuro. Dallo scontro fra il governo americano e Anthropic emerge il rischio di un potere concentrato in poche mani. L’Europa e Mattarella indicano la strada delle regole e della responsabilità. E gli Amodei meritano di tornare italiani

di di Paolo Panerai 19/06/2026 19:30

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Ve lo immaginate il presidente Donald Trump che, preoccupato dai super profitti dei capitani dell’AI, decide di scendere in campo per prevedere la ridistribuzione di almeno parte di questi profitti agli utenti? E chi ci crede? Eppure, secondo The Economist, Trump ha trovato addirittura un’intesa su un possibile programma con Sam Altman, il creatore di OpenAI.

A far scattare questo connubio davvero imprevedibile è stato il valore raggiunto dal laboratorio di Anthropic, il concorrente di OpenAI, che ha toccato i 1.000 miliardi di dollari, arrivando così a più che raddoppiare il patrimonio del suo straordinario inventore, l’italo-americano Dario Amodei, che viaggia in tandem con la sorella Daniela.

Il perché della dura presa di posizione di Trump

E come al solito, Trump non va tanto per il sottile (vedere al riguardo l’ultima intemerata contro il presidente del consiglio italiano, Giorgia Meloni). Al punto che uno dei giornali più autorevoli del mondo ha intitolato l’articolo più o meno così: Il blocco di Anthropic da parte di Donald Trump è capriccioso e caotico.

E questa definizione è stata diffusa proprio nel momento nel quale Trump poteva vantarsi (si vedrà quanto fondatamente) di aver messo con le spalle al muro l’Iran, firmando una pace che appunto contiene ancora molti spunti di guerra se non militare sicuramente economica. E sapete perché questa presa di posizione dura dell’ossigenato (nei capelli) presidente degli Usa verso Anthropic?

Perché Amodei nei giorni scorsi aveva usato queste parole chiarissime: «È ora di andare oltre la trasparenza e di adottare una regolamentazione più seria e vincolante dell’AI». Infatti, il figlio (con la sorella) dell’emigrato in Usa da Massa Marittima, ha ben chiaro che il mondo è in sconvolgimento non solo per l’avanzare dell’AI ma per i costi e il valore che essa ha.

Il reale obiettivo dell’amministrazione Trump

Amodei, che aveva lasciato per tempo OpenAI, con l’intelligenza che lo contraddistingue ha capito prima di tutti che moltissime aziende si stanno affrettando a contenere i costi crescenti dell’AI, non tanto e non soltanto per il reale costo degli impianti, quanto per il montaggio mediatico che è stato realizzato per poter far affluire centinaia e migliaia di miliardi agli amici degli amici.

In sostanza, l’amministrazione Trump, mentre va a braccetto con OpenAI, cerca di ostacolare da più lati la corsa della società creata dagli Amodei.

Quante probabilità ha Trump di riuscirci? Dipende da cosa decideranno di fare i fratelli Amodei, perché dal lato di Trump si afferma, senza mezzi termini, che Anthropic è «un’azienda di intelligenza artificiale di sistema radicale fuori controllo». Nella prima quindicina di giugno, il segretario americano alla guerra, Pete Hegseth, ha clamorosamente annunciato che tre mesi fa aveva buttato fuori dal Pentagono Antrhropic. In realtà Anthropic ha dichiarato di aver collaborato con il governo per tutti i test da effettuare prima del rilascio del suo sistema.

Il sostegno a Sam Altman

Come si vede il presunto schieramento politico diventa un’arma, anche se spuntata, dell’amministrazione Trump per schierarsi contro chi non la pensa come lui e come i suoi collaboratori.

In difesa di Amodei e di Anthropic si è schierato uno dei massimi esperti di sicurezza informatica, Katie Moussouris, il quale ha esaminato il documento-denuncia di Amazon, che in sintonia con l’amministrazione Trump aveva denunciato i rischi rappresentati da Antrhopic. A suo giudizio, invece, le tecniche usate da Amodei e i suoi collaboratori sono proprio finalizzate ad aiutare i difensori informatici. E che correggere questo importantissimo dettaglio scelto da Amodei, renderebbe meno efficace la difesa informatica.

Come si vede, le battaglie di Trump, appena si delineano minori tensioni geopolitiche provocate anche dalle sue scelte, virano immediatamente al sostegno di chi è più a lui vicino come il fondatore di OpenAI, Sam Altman, con cui l’amministrazione americana potrebbe condividere un programma comune. E non è insignificante che Amodei avesse deciso di mettersi in proprio e uscire da OpenAI proprio quando si era reso conto della direzione che stava prendendo Altman.

Il precedente della crittografia

C’è forse qualcosa di diverso nel comportamento di Trump rispetto a quando usa il suo social Truth e non un canale ufficiale del più importante Paese al mondo e da lì le spara grosse in continuazione? Evidentemente, ora i nomi e i cognomi italiani come Amodei non gli garbano.

Si potrebbe anche affermare che il combinato disposto dell’esplosione della AI con le linee scelte dalla presidenza Trump sull’innovazione siano potenzialmente pari allo sconvolgimento del mondo. Non contribuendo il presidente degli Stati Uniti, Paese dove la AI è la più avanti del pianeta e molto più avanti della Cina, a regolamentare in maniera oggettiva il suo sviluppo.

E qualcuno fa il paragone, se l’azione del presidente Trump continuasse a concentrarsi contro Anthropic, con quanto avvenne negli anni ’70 e ’90, quando gli Usa tentarono di limitare la crittografia a chiave pubblica, cioè una tecnologia usata per proteggere le comunicazioni digitali. In quegli anni la tesi del governo americano era che la crittografia fosse come un’arma. Scese in campo anche l’Fbi che indagò un programmatore per traffico internazionale di armi. L’Fbi alla fine fu sconfitta dai difensori delle libertà civili. E fu possibile utilizzare, vendere ed esportare la maggior parte di sistemi di crittografia.

A proposito di Mythos

Si dirà: ma la AI è assai più potente della crittografia. Non vi è dubbio ma il mondo, o meglio gli Stati Uniti di allora erano assai diversi rispetto al verbo di Trump oggi.

Tuttavia, se fosse vero quanto dichiarato in Senato dal vicepresidente della commissione Intelligence, Mark Warner, e cioè che Mythos 5, il sistema di Amodei, è riuscito in poche settimane a penetrare quasi tutti i sistemi classificati del Senato americano, allora servirebbe una fondamentale decisione dell’amministrazione americana di portata generale e non relativa a Mythos. Servirebbe mettersi al lavoro per tappare i buchi. Ma non è proprio nello stile di Trump di prendere provvedimenti urbi et orbi, cioè nei confronti di tutti. Altrimenti, teme lui, il suo potere si ridurrebbe.

La concorrenza nella AI tra Usa e Cina

C’è poi la problematica della concorrenza nella AI fra i vari Paesi del mondo e in particolare fra Usa e Cina. Molti stimano che la Cina nell’intelligenza artificiale sia di circa un anno indietro rispetto agli Usa. Ma mese dopo mese sta recuperando. Quindi avrebbe un grande senso, anche se Trump non se ne cura, che Mythos arrivasse al più presto alla tecnologia dell’automiglioramento continuo (in sigla inglese RSI), grazie al quale i modelli di intelligenza artificiale migliorano in continuazione se stessi e quindi accelerano il progresso degli stessi sistemi. È opinione diffusa che questo possa presto avvenire e che in tale direzione Mythos di Anthropic sia avanti a tutti.

Ma forse anche per questo quel biondone del presidente Trump, da sempre in rapporti con il dominus di OpenAI, guarda con malocchio questi due giovani italo americani da Massa Marittima.

Così Trump fa danni anche a se stesso

Ma con questa decisione di bloccare Mythos 5 il presidente Trump sta facendo anche danni a se stesso. Infatti, non sono pochi gli alleati degli Usa che da mesi avevano favorito l’integrazione dei loro contenuti con Mythos per i dipartimenti del governo, per le banche e le aziende. Il blocco riguarda anche, anzi di più, le nazioni più vicine agli Usa e cioè Australia, Canada, Gran Bretagna e Nuova Zelanda, tutti partner degli Usa nell’alleanza Five Eyes proprio per l’intelligenza artificiale.

Il divieto imposto da Trump mette improvvisamente questi alleati nella stessa situazione dei non amici o nemici e cioè Russia, Cina e Iran. E per puro eccesso trumpiano è stato escluso dall’accesso anche lo AI Security Institute britannico, che è considerato l’ente mondiale più dotato per fare i test e sboccare i nuovi modelli di intelligenza artificiale.

Insomma uno dei tanti colpi di genio del presidente Trump.

Il volubile presidente potrà cambiare idea?

Proprio per questo colpo di genio (c’è qualcuno che scherza sulla possibile causa: lo scoramento per come andava la guerra con l’Iran), ora che con l’Iran è stata firmata una sorta di pace, il presidente più volubile della storia degli Stati Uniti potrà cambiare idea? Nessuno si dimentica che l’attuale presidente ha appunto permesso la vendita alla Cina di chip molto avanzati. E quindi molti analisti del settore AI ritengono possibile se non inevitabile che elimini i divieti nei confronti di Mythos.

Le previsioni si basano sul fatto che Trump ha prima dei divieti avuto sempre un atteggiamento di derisione per le proibizioni che erano state messi dal precedente governo. È vero, quando è stato presentato, la stessa Anthropic ha definito Mythos preview delicato per vari aspetti e per questo lo ha distribuito solo a un ristrettissimo gruppo di clienti autorizzati e selezionatissimi.

Difficile sorprendersi ancora di queste giravolte

Nelle sue alternanze il presidente Trump all’inizio di giugno ha emesso un’ordinanza che prevedeva la libera possibilità dei fornitori dei loro modelli di AI di permetterne volontariamente l’accesso al governo. Insomma, esattamente l’opposto di quanto ha poi deciso con Mythos.

Ma qualcuno può sorprendersi ancora di queste giravolte del presidente Trump?

Resta il fatto, tuttavia, che a essere colpito dalla volubilità del presidente è questa coppia di fratello e sorella che hanno le loro radici in Italia, portandone non solo il cognome ma anche i nomi di battesimo, e che appaiono essere anche i più bravi di tutti gli altri.

L’analisi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

A riportare il tema dei pericoli, oltre che gli enormi vantaggi dell’AI, è stato, come spesso gli capita, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nell’incontro di pochi giorni fa a Venezia, nell’Isola di S. Giorgio, con il presidente portoghese Antonio Josè Seguro e con il re di Spagna Felipe VI.

Con i loro Paesi l’Italia ha da 19 anni l’accordo per un annuale incontro-alleanza rivolto allo sviluppo e alla sicurezza. Il messaggio fondamentale del Presidente Mattarella, condiviso da Seguro e Felipe VI, e sostenuto tecnologicamente dalla presidente Cotec Italia, la scienziata Fabiola Giannotti, è che con la AI non si può scherzare. Innovazione straordinaria ma con essa, è stato il messaggio fondamentale del Presidente della Repubblica, non si può scherzare perché «pochi privati superano gli stati». E con velocità impressionante senza precedenti, ha sostenuto Mattarella, la AI «sta rivoluzionando industria, scuola, ricerca, sanità, cultura, informazione». E la domanda inevitabile del Presidente Mattarella è stata: «Questa rivoluzione da quali valori sociali, morali, umani è guidata?».

Un avviso ai naviganti

Quindi, mentre il presidente Trump ne fa una pura questione di potere che comunque gli Usa abbiano il primato e per arrivare a ciò si allea, per convenienza (anche economica?), con OpenAI, in Europa, dai tre Paesi di lingua latina, arriva regolare e perentorio l’avviso ai naviganti.

Oggi a far paura sono i computer e le loro applicazioni, ma non fu così anche per le scoperte nel campo balistico per arrivare fino alla bomba atomica? È la storia che insegna e per fortuna che ci sono uomini come il Presidente Mattarella a ricordarlo.

All’innovazione della AI, avvisa il primo cittadino italiano, con la delicatezza ma anche fermezza che lo distingue, si aggiunge il fatto parallelo che in questi e altri settori della tecnologia non sono più i popoli o le organizzazioni societarie a comandare e decidere, ma singoli uomini. E il pensiero va subito ai progetti spaziali di Jeff Bezos e al neo-trilionario Elon Musk, padrone di SpaceX e Starlink. I due casi, ma ce ne sono altri, si sommano al potere della AI, anzi ne sono alimentati, e quindi, sostiene il primo cittadino italiano, servono norme di comportamento che al di là dell’uso improprio che deriva rispetto a grandi evoluzioni come l’AI, pongano il mondo di fronte al suo destino: se può essere permesso che la tecnologia, in mano a pochi, comandi il mondo.

La tecnologia al servizio del bene

Certo, se a partire dagli Usa, ci fosse un sentimento come quello invocato dal Presidente Mattarella, non sarebbe impossibile volgere le grandi scoperte della tecnologia al bene e non al male o allo strapotere. Ma purtroppo la Storia insegna che finora è sempre avvenuto il contrario. Il bene e il male non si tagliano, come avviene per la ragione e il torto, con un taglio così netto che una parte abbia solo dell’uno e l’altra dell’altro.

È difficile che tutto cambi se non nasce una coalizione mondiale che preservi i valori umani. Certamente ora non giova che gli Usa, che salvarono il mondo dal Nazismo, siano guidati da un uomo volubile e paradossale come Trump. Lo dimostrano i venti di guerra che invece di essere soffocati le sue azioni finora hanno alimentato.

Cittadinanza onoraria per i fratelli Amodei?

Ma anche l’Italia deve fare la sua parte e per questo faccia leva sul fatto che due protagonisti del formidabile sviluppo tecnologico della AI, hanno nomi e cognome italiani.

Che il Presidente della Repubblica, perché l’Italia non scompaia dal grande movimento di sviluppo tecnologico, conceda al più presto la cittadinanza onoraria ai fratelli Amodei e che a essi siano ricordati i più alti valori culturali e sociali che l’Italia può vantare, anche se del passato. Purtroppo, la nomina dei cavalieri del lavoro per quest’anno è già avvenuta, ma nessuno si turberebbe se il presidente Mattarella, moto proprio, oltre alla cittadinanza onoraria nominasse in via eccezionale i due fratelli Cavalieri del lavoro ad honorem. Con loro sempre più vicini all’Italia, l’Italia stessa potrebbe donare al mondo la saggezza e il sapere di millenni di civiltà e riscattare il non brillante recente passato.

Post Scriptum: Gli italiani dell’anno

In attesa che la Presidenza della Repubblica valuti come procedere per onorare i fratelli Amodei, questo (misero) giornale in occasione dei prossimi 40 anni di Class Editori si permette di nominare Dario e Daniela italiani dell’anno che onorano il passato, anche tecnologico, dell’Italia. Come fece, tanto per citarne uno, Guglielmo Marconi, l’inventore delle moderne telecomunicazioni. Un po’ di orgoglio nazionale, anche per figli di emigranti, non fa male. Anzi, esalta la storia di questo Paese. (riproduzione riservata)