Dietro i Mondiali 2026 c’è un business nascosto che vale 80 miliardi di dollari
Dietro i Mondiali 2026 c’è un business nascosto che vale 80 miliardi di dollari
Un’analisi ex-ante di OpenEconomics valuta le ricadute economiche e sociali del torneo a 48 squadre. L’investimento da 14 miliardi promette una spinta al pil ma il modello evidenzia forti asimmetrie nella distribuzione dell’occupazione globale 

di Anna Di Rocco  11/06/2026 16:38

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Dietro il fischio d’inizio della Fifa World Cup 2026, la prima edizione dei mondiali estesa a 48 squadre e co-ospitata da tre nazioni (Stati Uniti, Canada e Messico), si nasconde complessa macchina di economia e finanza. Per valutare la reale portata di quello che gli economisti definiscono uno «shock esogeno della domanda», uno studio ex-ante promosso dalla Fifa e dal Wto, e sviluppato dall’istituto di ricerca OpenEconomics, ha tracciato la mappa dei flussi finanziari attesi. Dati che delineano un quadro di crescita complessiva ma che mettono anche in luce profonde asimmetrie che regolano i mercati del lavoro dei Paesi avanzati rispetto al resto del mondo. 

Effetto moltiplicatore sul pil 

Il punto di partenza dell’analisi è la spesa complessiva stimata che ammonta a 13,9 miliardi di dollari. Questa cifra monstre, che comprende investimenti infrastrutturali, costi operativi e la macchina organizzativa della Federazione, si divide in due macro-voci. Poco meno di 6,5 miliardi sono destinati alla gestione diretta dell’evento, mentre i restanti 7,5 miliardi sono riconducibili alla spesa turistica sul territorio. 

Lo studio stima che questa iniezione di liquidità attiverà un effetto domino globale: la produzione economica dovrebbe raggiungere gli 80,1 miliardi, traducendosi in un incremento netto del pil globale stimato in 40,9 miliardi. Ancora, si stimano 824 mila posti di lavori equivalenti a tempo pieno e un gettito fiscale per i governi di tutto il mondo stimato in 9,4 miliardi. E i flussi si propagheranno ben oltre i confini dell’industria dello sport: la spesa si estenderà in gran parte ai servizi di alloggio e ristorazione che assorbiranno il 37% dell’impatto complessivo, seguiti dal trasporto aereo con il 18% e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 7%. 

Il caso degli Stati Uniti

Sebbene i Paesi ospitanti (in attesa dei dati di dettaglio su Canada e Messico) siano tre, il baricentro economico dell’evento si trova tra Washington e dintorni. Gli Stati Uniti registreranno da soli una produzione lorda di di 30,5 miliardi di dollari, con un apporto al pil di 17,2 miliardi. Tuttavia l’analisi evidenzia un paradosso strutturale nel mercato del lavoro americano. Nonostante gli Usa drenino l’80% della spesa turistica complessiva, genereranno solo 185 mila posti di lavoro sui complessivi 824 globali. 

Secondo il report la motivazione è duplice: di specializzazione e di valore. Il mercato del lavoro statunitense è fortemente concentrato su profili ad alta qualificazione e con salari elevati. In termini monetari i redditi da lavoro generati negli Usa (10,2 miliardi) equivalgono quasi a quelli distribuiti nel resto del mondo (10,6 miliardi), ma spalmati su un numero decisamente inferiore di persone. 

Il ritorno sociale: ogni dollaro investito ne genera quasi quattro

Lo studio prova anche a quantificare i benefici non economici. Attraverso la metodologia Sroi (Social Return on Investment), OpenEconomis stima che la manifestazione possa produrre 8,28 miliardi di dollari di valore sociale. L’indice Sroi calcolato è pari a 3,64: in pratica, per ogni dollaro investito dalla Fifa si genererebbero 3,64 dollari di benefici sociali. Nel caso degli Stati Uniti il rapporto sale a 4,03. Tra i benefici considerati figurano l’aumento dell’attività sportiva, i possibili effetti sulla salute pubblica, la riduzione di alcuni costi sociali, l’intrattenimento generato dall’evento e il valore attribuito all’esperienza turistica. (riproduzione riservata)