Una cassaforte di famiglia quasi dimenticata. Dentro orologi, gioielli, pietre preziose che passano di padre in figlio. Spesso, però, senza documenti che ne consentano la tracciabilità e che li rendono difficili da monetizzare o da dividere tra gli eredi. In Italia ci sarebbero circa 150 miliardi di euro in asset preziosi «dormienti», in case e casseforti private, secondo una stima effettuata dalla società di consulenza specializzata Auctentic su dati Federorafi e Istat.
Quando si ereditano beni preziosi «il primo passo non è la vendita ma la comprensione del valore reale, spesso diverso da quello percepito o stimato in ambito locale», spiega Dov Alter, ceo e cofondatore di Auctentic. «Un diamante o un gioiello ereditato vanno analizzati nella loro interezza: caratteristiche gemmologiche certificate, documentazione disponibile e il contesto di mercato attuale, che è globale. Dal punto di vista fiscale in molti casi questi beni rientrano in dinamiche successorie semplificate, ma ciò non elimina la necessità di una valutazione accurata».
Nata nel 2022, la società ha assistito quasi 10 mila famiglie ed esaminato oggetti dal valore di 60 milioni. Tra questi un anello Art Déco in platino degli anni ‘30, un orologio Patek Philippe Nautilus 5711/1A-010 e un diamante sciolto da 3,1 carati.
L’anello si lega a una classica storia familiare: tre fratelli di Torino lo ereditano dalla nonna ma, nella divisione dei beni, nasce una disputa. Un gioielliere locale valuta l’oggetto 55 mila euro, però due dei tre proprietari contestano la stima. Solo che non hanno prove a loro supporto. «L’assenza di documenti o una lettura superficiale porta spesso a errori significativi: patrimoni divisi o venduti a valori anche del 30-50% inferiori rispetto al mercato internazionale», aggiunge Alter. «Il processo corretto richiede una verifica gemmologica indipendente e accesso a una rete ampia di acquirenti professionali». Nel caso dell’anello le perizie di Auctentic portano il valore a 115 mila euro.
Il Patek Philippe e il diamante vengono ritrovati in una cassaforte da un gestore patrimoniale, incaricato da un cliente facoltoso di capire come reperire liquidità per un investimento. Anche in questo caso manca la documentazione dell’orologio, ma il diamante è dotato di certificato.
Ad Auctentic viene dato il compito di massimizzarne il valore il più in fretta possibile: in quattro giorni, con un processo di vendita accelerato, l’orologio viene ceduto per 82 mila euro e il diamante per 43 mila euro. (riproduzione riservata)