Derivati, così ventimila imprese italiane li hanno usati per proteggersi sui tassi. E hanno incassato 5 miliardi in tre anni
Derivati, così ventimila imprese italiane li hanno usati per proteggersi sui tassi. E hanno incassato 5 miliardi in tre anni
Il costo medio di finanziamento è sceso del 20% negli anni delle strette Bce secondo un’analisi Bankitalia

di Francesco Ninfole 22/05/2026 21:00

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I derivati hanno cattiva reputazione. Negli ultimi 20 anni sono finiti sotto i riflettori perché in molti casi sono stati utilizzati per pura speculazione o in modo malevolo, per esempio per nascondere debiti e rinviarli al futuro. Il sistema finanziario, inoltre, diventa meno sicuro se diminuisce la trasparenza e aumentano complessità e leva.

Ma per molte grandi aziende i derivati sono soltanto un modo per proteggersi da rischi su tassi, valute e materie prime. È questo il motivo per cui sono stati inventati, anche se gli episodi negativi l’hanno fatto dimenticare.

Una dimostrazione dell’utilizzo positivo dei derivati è arrivato da ventimila aziende italiane negli anni dell’aumento dei tassi Bce, saliti da -0,5% a 4,5% tra luglio 2022 e settembre 2023. Queste imprese hanno attenuato l’impatto delle strette della banca centrale attraverso Irs o interest rate swap, ovvero derivati che consentono di pagare un tasso fisso ricevendo in cambio flussi di cassa a tasso variabile.

In tal caso le aziende assumono una «posizione lunga», mentre quasi mai si trovano nella situazione opposta. L’obiettivo è stabilizzare il costo di finanziamento evitando un forte peggioramento in caso di strette monetarie repentine.

Il funzionamento degli swap

Il funzionamento è simile a quello di una polizza assicurativa. I dati di un’analisi appena pubblicata dalla Banca d’Italia mostrano che nel 2021 le aziende avevano sugli Irs pagamenti superiori agli incassi per 830 milioni di euro.

La copertura sui tassi però è servita negli anni successivi. Nel 2022 il valore di mercato dei contratti è diventato positivo per le imprese: l’afflusso netto è stato di 351 milioni. La tendenza al rialzo si è accentuata nel 2023 e nel 2024, quando gli afflussi netti sono arrivati rispettivamente a 2,9 miliardi e 1,9 miliardi.

In totale sono stati incassati in tre anni oltre 5 miliardi che sono serviti a compensare l’aumento dei tassi versati alle banche nei prestiti. Nella fase di restrizione monetaria i contratti Irs hanno ridotto i costi di finanziamento del 20%, pari a 100 punti base nel 2023 e 70 punti base nel 2024.


Il beneficio è stato ottenuto dalle ventimila imprese italiane che utilizzano gli swap sui tassi: il valore nozionale degli Irs detenuti era di 104 miliardi a fine 2024, rispetto a esposizioni creditizie verso banche per 177 miliardi.

In totale le imprese italiane hanno derivati (non solo Irs) con un valore nozionale lordo di 350 miliardi (somma delle posizioni lunghe e corte), di cui 230 miliardi su tassi.

L'identikit delle imprese che utilizzano gli Irs

L’analisi di Bankitalia ha fatto anche un identikit delle aziende che usano Irs. Si tratta di società di grandi dimensioni, con un attivo medio di 46 milioni e ricavi medi annui per 37 milioni. Sono attive soprattutto nel Nord Ovest (35%, di cui 25% in Lombardia) e nel Nord Est (27%), mentre quelle nel Centro e Sud sono attorno al 20% ciascuno.

Le aziende manifatturiere sono il 40% del totale, così come quelle nei servizi. Quasi il 90% del nozionale dei contratti è stipulato con le stesse banche che hanno erogato prestiti.

«L’attività di copertura ha svolto un ruolo chiave nell’attenuare l’impatto dei maggiori costi di indebitamento», ha osservato l’analisi Bankitalia che ha evidenziato «l’importanza delle strategie basate sui derivati nella gestione del rischio finanziario, in particolare durante periodi di marcata incertezza macroeconomica».

Si può presumere che il beneficio degli swap si sia ridotto nel 2025, in corrispondenza del calo dei tassi Bce. Ma la banca centrale tornerà ad alzarli secondo i mercati l’11 giugno. Non si prevedono incrementi nei prossimi mesi come quelli visti nel 2022-2023. Per molte imprese i derivati sui tassi potrebbero comunque tornare utili per ridurre l’incertezza e attutire l’impatto di possibili strette Bce. (riproduzione riservata)