Derby di mezza estate. Ecco come Intesa Sanpaolo e Unicredit difendono i profitti dopo i tagli della Bce. Le strategie a confronto
Derby di mezza estate. Ecco come Intesa Sanpaolo e Unicredit difendono i profitti dopo i tagli della Bce. Le strategie a confronto
Le sforbiciate dei tassi non penalizzano per il momento Intesa e Unicredit. Ecco le strategie attuate dalle due banche per sostenere gli interessi tra impieghi, investimenti e remunerazione della raccolta 

di di Luca Gualtieri 01/08/2025 20:00

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Politica monetaria e semestrali bancarie sembrano viaggiare su binari diversi. Dopo una serie di riduzioni a luglio la Bce ha interrotto il ciclo di tagli ai tassi, fermandosi al 2%. Ma i margini degli istituti continuano a tenere. Gli ultimi conti di Intesa Sanpaolo e Unicredit lo confermano: la redditività resta elevata, sostenuta dagli interessi netti (cioè la differenza tra interessi incassati e interessi pagati) e dalle commissioni.

Il taglio dei tassi, insomma, non ha ancora inciso in maniera significativa sui conti economici e questo nonostante il cosiddetto pass-through sui depositi, cioè la fisiologica lentezza con cui gli istituti aggiustano i tassi passivi allineandoli a quelli attivi.

La tenuta dei margini, per ora

Diverse le spiegazioni date dal mercato. Una quota rilevante di mutui resta ancorata a tassi fissi e garantisce ancora ritorni elevati. Al tempo stesso, il costo della raccolta — soprattutto quella retail — si muove, mantenendo un differenziale favorevole per le banche. Secondo gli analisti, è proprio questa dinamica del funding sta dando un contributo importante a sostegno degli interessi netti. Il sistema beneficia inoltre di una buona qualità del credito, di costi operativi sotto controllo e di una solida patrimonializzazione.

Per un gestore «la resilienza del margine d’interesse dimostra quanto la componente di impieghi non sensibile ai nuovi tassi continui a pesare: i portafogli esistenti restano molto redditizi».

La strategia di Intesa

Nonostante una media più bassa dell’Euribor a tre mesi, Intesa Sanpaolo ha registrato un margine d’interesse di 3,8 miliardi di euro, in crescita del 4,6% rispetto al primo trimestre. Questo risultato, importante per valutare la capacità reddituale della banca guidata da Carlo Messina, ha superato le attese del mercato e ha ricevuto valutazioni generalmente positive dagli analisti.

In particolare, secondo Jefferies, l’andamento è attribuibile «in gran parte al portafoglio di attività finanziarie, al costo della raccolta su strumenti finanziari e alle coperture, con un impatto minimo e negativo dal portafoglio crediti». La crescita del margine sarebbe insomma dovuta a due fattori: una gestione efficace del portafoglio titoli che ha portato rendimenti superiori, e un abbassamento dei costi legati al finanziamento e alla copertura dal rischio. Grazie a queste leve finanziarie la banca ha aumentato la sua redditività pur senza una crescita significativa dei prestiti.

Anche per Deutsche Bank gli interessi netti sono stati il punto di forza dei risultati. L’istituto tedesco sottolinea che la crescita è stata «strutturale e non legata a voci straordinarie» e va attribuita essenzialmente a un portafoglio titoli efficace, a un leggero aumento dei prestiti e a un ampliamento delle operazioni di carry trade, cioè di acquisto di titoli con rendimento positivo a fronte di finanziamento a basso costo. Lo stesso Messina parlando agli analisti si è detto ottimista sull’andamento del margine, soprattutto in relazione al trend degli impieghi: «Stiamo iniziando a registrare una una ripresa del trend di crescita dei prestiti, grazie anche alla chiara riduzione della pressione competitiva derivante da questa folle propensione all'm&a che abbiamo avuto negli ultimi mesi in Italia», ha spiegato il banchiere.

Commissioni e costi

A sostenere i conti di Intesa non sono stati comunque solo gli interessi. Le commissioni nette si sono attestate a 2,45 miliardi di euro, in crescita dell’2,6% su base annua, grazie soprattutto al buon andamento del risparmio gestito e al bancassurance, che continuano a rappresentare fonti importanti di ricavo per la banca. La spinta dei ricavi e l’attenzione alle voci di spesa ha poi fatto migliorare il rapporto costi/ricavi, che a fine giugno si è attestato al 38%, segno di un’efficiente gestione operativa. L’utile netto, infine, è salito a 2,6 miliardi, con un ritorno del capitale annualizzato del 20%.

Le mosse di Unicredit

Unicredit ha chiuso il trimestre con un margine d’interesse di 3,5 miliardi di euro, sostanzialmente stabile (-0,3% rispetto al primo trimestre, -2,8% rispetto a un anno fa). Il calo dei tassi in questo caso è stato in parte compensato dalla contribuzione più elevata dal portafoglio d’investimento e da un più rapido aggiustamento della remunerazione dei depositi alla luce del nuovo contesto di politica monetaria. Basti pensare che, come calcola Equita, nel secondo trimestre il tasso sui finanziamenti è sceso di 17 punti base e quello sui depositi di 15.

«Nel corso del 2025 il margine di interesse sta mostrando una dinamica migliore di quanto anticipato ad inizio anno, grazie a un migliore trend delle erogazioni e ad un’efficace gestione degli spread. Sul 2026 è ragionevole immaginare che questa voce di conto economico rimanga sostanzialmente stabile anno su anno», spiegano dalla sim milanese che parla di «sorpresa positiva» in relazione all’andamento del margine.

Le commissioni invece si sono attestate a 2,12 miliardi, in linea con le attese, registrando un calo dell’1% su base annua. Il risultato riflette soprattutto minori ricavi da attività di finanziamento e consulenza, oltre a maggiori costi legati a operazioni di cartolarizzazione. Al netto di effetti non ricorrenti (come la rinegoziazione di contratti nei pagamenti, la diversa tempistica dei piani di incentivo e gli impatti straordinari), questa voce mostra comunque una crescita dell’1,1% anno su anno e del 3,6% rispetto al semestre precedente, trainata da investimenti (+8,8%), prodotti assicurativi (+0,9%) e coperture per la clientela. Complessivamente il secondo trimestre per Piazza Gae Aulenti si è chiuso con un utile netto di 3,3 miliardi, in aumento del 25% su base annua, grazie anche a una riduzione del costo del rischio, cioè del rapporto tra rettifiche su crediti e impieghi complessivi.

Nonostante i tagli della Bce, i margini di Intesa Sanpaolo e Unicredit rimangono insomma solidi. La redditività è sostenuta da interessi netti elevati e commissioni stabili, grazie anche a una quota significativa di prestiti a tasso fisso, all’adeguamento progressivo del costo della raccolta si adegua rapidamente e alle politiche di investimento. Ma banchieri e analisti restano vigili. La capacità di mantenere margini robusti dipenderà dall’evoluzione dei tassi e dalla gestione efficace del portafoglio crediti e dei costi in una fase sempre più incerta per il settore. (riproduzione riservata)