Come articolatamente è stato pubblicato ieri su queste pagine, uno studio di economisti della Bce mette in evidenza che le enormi emissioni di titoli da parte di big tech americane potrebbero avere ripercussioni anche nell'Unione aumentando i costi di finanziamento di imprese e Stati.
Innanzitutto è bene far presente, non per svalorizzare il lavoro compiuto ma per dare la giusta paternità a un'analisi dalle possibili conseguenze molto delicate, che lo studio non è della Bce e non la impegna in quanto tale, ma di suoi funzionari, come si precisa nell'articolo citato, e impegna solo loro.
Del resto, se fosse la Bce in prima persona a rilevare il rischio rappresentato nell'analisi in questione, l'istituto dovrebbe agire tempestivamente anche se con i non molti strumenti a disposizione. Il problema si ricollega a quello più generale con riferimento da un lato all'incipiente normativa europea sulle applicazioni dell'intelligenza artificiale, impiegata in particolare dalle big tech e dall'altro al ruolo che queste svolgono ed espandono in materia finanziaria fino a diventare intermediari-ombra e a porre le premesse per passare in futuro a un ruolo nel sistema dei pagamento tipico di una banca, sia pure sui generis.
Si immagini a quest'ultimo proposito l'eventuale richiesta da parte di queste imprese della licenza bancaria, alla quale ovviamente si potrebbe rispondere con un netto rifiuto che però non escluderebbe che le imprese in questione operino con altri mezzi, come si inizia a fare con i cripto-asset, in particolare con le stablecoin, che da strumento per la raccolta del risparmio, sia pure con i rischi di una certa volatilità, stanno diventando anche strumento di pagamento. Queste evoluzioni possono arrivare a ledere la sovranità monetaria europea e l'esercizio della relativa politica.
Di qui l'importanza dell'introduzione dell'euro digitale, per il quale si dovrebbe presto arrivare alla positiva chiusura definitiva dei rapporti del trilogo Ue (Commissione, Consiglio e Parlamento) e all'avvio del completamento della relativa normativa.
Come sempre in questi casi, si accentua il bisogno di informazioni e di trasparenza, in particolare sull'essenzialità dell'euro digitale per i motivi ricordati, ma anche per molti altri, riguardanti per esempio la gratuità, l'inclusione, la privacy e la rapidità delle transazioni.
Restano alcuni profili giuridici e normativa da meglio definire, ma si dovrebbe ritenere che siamo sulla strada giusta. (riproduzione riservata)