Delfin pronta a schierarsi a favore di Intesa Sanpaolo nella partita su Montepaschi. Una nota della banca guidata da Carlo Messina conferma quanto anticipato da Milanofinanza.it ovvero l’impegno a conferire nell’opas l’intera partecipazione in Siena.
«L’offerente Intesa Sanpaolo comunica anche con il consenso della controparte (Delfin, ndr) che, in data odierna, la società Delfin Sarl, azionista di Mps titolare di una partecipazione pari, alla data odierna, a n. 534.676.825 azioni di Mps, ha assunto nei confronti dell’offerente un impegno di adesione all’offerta quale strutturata da Intesa Sanpaolo», scrive la banca di Messina, L’accordo prevede anche la partecipazione all’assemblea senese con «condotte di voto che siano coerenti con le condizioni dell’Offerta a quella data».
Secondo quanto ricostruito, il consiglio della holding della famiglia Del Vecchio, riunito oggi domenica 4 ottobre in videoconferenza alle 14.30, aveva deciso all’unanimità di sostenere l’offerta di Ca’ de Sass. Una scelta che pesa sul futuro di Siena, di cui Delfin detiene il 17,6%, e segna un primo punto di convergenza tra gli otto soci della cassaforte.
L’esito unitario è maturato dopo un confronto inizialmente diviso, con tre consiglieri orientati a favore e due su una posizione diversa. A imprimere la svolta sarebbe stato l’amministratore delegato Romolo Bardin, che avrebbe riferito al board di avere sondato gli eredi, riscontrando una larga maggioranza favorevole a Intesa. I contatti con i soci ci sono stati negli ultimi giorni.
Il passaggio, per cui la holding lussemburghese aveva anche dato un mandato a Lazard, assume un significato che va oltre il risiko bancario. Nella lunga vertenza familiare su patrimonio, dividendi e governo della holding, la decisione può essere letta come un primo risultato del dialogo e un segnale del maggiore peso che i soci intendono esercitare sulle scelte dei gestori. L’unanimità del consiglio non certifica, tuttavia, un’identica posizione di tutti gli otto azionisti.
Alla convergenza contribuirebbe anche una valutazione patrimoniale: trasformare la partecipazione del 17,5% in Mps in una quota di Intesa (circa 4%) offrirebbe agli eredi un investimento più facilmente liquidabile, anche per singole porzioni. Un criterio che si intreccia con il confronto sulla disponibilità delle risorse della holding (che comunque a inizio 2027 azzererà ogni indebitamento), qualora fosse necessario liquidare le quote di uno o più soci. (riproduzione riservata)