Delfin, riprende quota la spartizione delle partecipazioni in Generali, Unicredit, Mps e Covivio
Delfin, riprende quota la spartizione delle partecipazioni in Generali, Unicredit, Mps e Covivio
Fra gli eredi Del Vecchio ritorna l’ipotesi di dividersi il portafoglio di quote extra EssilorLuxottica per monetizzare parte del patrimonio dopo lo stallo sul riassetto. Per superare l’impasse contattato anche l’ex ceo di Mediobanca, Nagel

di di Andrea Deugeni 17/07/2026 23:30

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«Ho impedito che una storia industriale diventasse una pratica notarile». E poi: «Ho provato a riportare in Italia una partita nell'ordine dei 15 miliardi di euro. Non un titolo da esibire. Una scelta di rischio e governance. Una scelta di Paese. Che cosa vuol dire amare l'Italia, se poi tutto ciò che conta lo portiamo altrove? Quella scelta è stata fermata. Non dal mercato. Non dallo Stato. Si è fermata nel punto in cui avrebbe dovuto trovare custodia». E ancora: «Non me ne lamento: le conseguenze erano comprese nel prezzo. Anche questa. Il punto resta intero: quella scelta l'ho fatta. È agli atti. E non ho finito. È la differenza tra ereditare e assumersi una responsabilità.

Sono le parole proferite da Leonardo Maria Del Vecchio, il quartogenito del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, davanti alla commissione dell’Università di Tor Vergata in occasione del conferimento della laurea honoris causa in diritto, innovazione tecnologica e sostenibilità, sulla complessa partita per il riassetto di Delfin, la holding lussemburghese da oltre 40 miliardi di valore di cui il rampollo ha provato a rilevare il 25% dei fratelli Luca e Paola. Così l’imprenditore ha descritto, senza entrare nei dettagli, l’esito di un processo che si è arenato nel board di Delfin. E ha svelato anche dei particolari della sua sconfitta.

Il braccio di ferro sulla governance di Delfin

Il cda si è opposto al sistema di garanzie che la cassaforte avrebbe dovuto mettergli a disposizione per sbloccare uno stallo nella governance che da quattro anni impedisce anche l’esecuzione del testamento di Mr Luxottica. Del Vecchio jr fa riferimento all’Italia, perché il perno della sua operazione era Lmdv, il suo family office con sede a Milano. Senza scendere nei particolari il giovane imprenditore ha però chiosato: «E non ho finito. Questa è la differenza tra ereditare e assumersi una responsabilità. L'eredità arriva. La responsabilità la vai a prendere». Chissà se ci riuscirà davvero.

Le sfide finanziarie e il sogno EssilorLuxottica

Si riferiva a una seconda mossa nel riassetto di Delfin visto che nei suoi sogni c’è quello di guidare un giorno l’ammiraglia di famiglia EssilorLuxottica? E come riprovarci, essendo già indebitato per oltre un miliardo, senza il board della cassaforte pronto a coprirgli le spalle e con la tagliola della penale da 500 milioni che deve ai fratelli Luca e Paola per il mancato acquisto delle due quote della holding? Appare una missione impossibile.

La strategia della divisione degli asset non core

Difficile capire cosa Del Vecchio jr intendesse con esattezza. Certo è che, tra trasferimenti dei propri pacchetti Delfin in veicoli personali e cessione di alcune quote, la quasi totalità degli otto soci-eredi sta cercando di rendere più liquido il proprio patrimonio.

Secondo quanto risulta a Milano Finanza, mentre va avanti il processo di vendita dello 0,4% di Delfin in tasca a Rocco Basilico e che dovrebbe chiudersi entro settembre, i soci-eredi si stanno concentrando su una divisione del portafoglio non core della holding. Non una scissione della finanziaria in sette mini-Delfin dividendosi anche il 32,4% di Essilux, com’è circolato negli ultimi giorni. Ma una spartizione delle partecipazioni non core della cassaforte. Ovvero una divisione pro-quota del 17,5% di Mps, del 10% di Generali, del 2,8% di Unicredit e del 28% di Covivio.

L’intento è quello di separare tutto, tranne Essilux che resterebbe in Delfin e che rappresenta i 2/3 del valore della finanziaria. Insomma non una cosa di poco conto, visto che impatta su buona parte della finanza italiana scossa da scalate e opas. È quanto si era ipotizzato dopo le prime paralisi nella complessa dynasty Del Vecchio e quanto proposto a fine giugno dal fratellastro Rocco Basilico come «soluzione intermedia ed equilibrata» nei giorni caldi prima dell’ultima assemblea della holding.

I quorum statutari e il ruolo di Mediobanca

Il motivo? Sembrerebbe una strada più praticabile: fonti vicine al dossier spiegano che la scissione totale della cassaforte, dividendo Delfin in parti uguali fra gli otto azionisti, si configurerebbe come una liquidazione, operazione che richiederebbe la maggioranza degli 8/ottavi. È l’unanimità che nelle complesse dinamiche di casa Del Vecchio è impossibile da raggiungere ma che Leonardo il fondatore ha voluto proprio per evitare strappi.
 

L’assegnazione delle partecipazioni finanziarie extra-Essilux è assimilabile invece a una distribuzione straordinaria in natura per cui, da statuto Delfin, è sufficiente il quorum inferiore dei 6/ottavi. È una maggioranza più abbordabile. Ai corsi attuali la spartizione metterebbe in tasca a ogni socio-erede 2,5 miliardi. I contatti sono in corso.

Pare che il team di manager che assiste Leonardo Maria abbia chiesto una mano per mettere a punto la sofisticata operazione a un investment banker esperto come Alberto Nagel. È l’ex ceo di Mediobanca che, come rivelato dal Giornale, ha appena dato vita alla sua boutique di advisory Rheingold Partners e che inoltre conosce bene alcuni soci come Basilico. Come in passato per un problema le grandi famiglie si rivolgevano a Mediobanca, ora invece si bussa alla porta dell’ex numero di Piazzetta Cuccia.

Il trasferimento dei pacchetti azionari e le garanzie

Questa è la partita sullo sfondo ai tentativi di riassetto, partita che permetterebbe di chiudere almeno il primo tempo della dynasty con l’esecuzione dell’eredità. In maniera più burocratica invece va avanti il processo di trasferimento dei singoli pacchetti del 12,5% di Delfin che ogni socio detiene a titolo personale.

Dopo quella di Clemente arrivata a fine giugno, secondo quanto risulta, al board della cassaforte è appena stata recapitata anche la «transfer notice» della vedova Nicoletta Zampillo. È la lettera per richiedere il passaggio del proprio 12,5% alla sua holding. L’operazione è propedeutica alla bancabilità del pacchetto miliardario di Delfin che invece, per statuto della cassaforte, non può essere dato in pegno. Il passaggio permette di usare come collaterale le azioni del veicolo al posto dei titoli Delfin, una strada scelta da sette soci (tutti, tranne Marisa Del Vecchio).

Il tema è importante anche per Leonardo Maria che è già indebitato sia a livello personale sia con Lmdv. La penale da 500 milioni invece non rappresenterebbe un problema, grazie alla possibilità di monetizzare le quote Pescs (preferred equity stock certificate shares) di Delfin e alcuni asset immobiliari.

Che cosa sono le Pescs? Del 12,5% che ogni erede possiede, uno 0,5% circa è rappresentato da azioni privilegiate rimborsabili della holding che attribuiscono diritti patrimoniali preferenziali rispetto alle azioni ordinarie e che, in caso di richiesta, Delfin sarebbe obbligata a liquidare. Ai prezzi attuali valgono 200 milioni a testa.

Entro settembre si chiuderà la procedura di vendita dello 0,4% di Basilico per cui hanno esercitato la prelazione Claudio, Marisa e Clemente (per alcune porzioni) e Leonardo Maria (per la totalità della quota). In caso di inoptato, interverrebbe in ultima battuta Delfin. E sempre entro settembre dovrebbe completarsi il trasferimento delle quote di Luca alla cassaforte lussemburghese Lufin preceduto, intorno al 20 agosto, da Paola alla sua Parsus.

Dopo quello effettuato da Cdv Holding (la finanziaria di Claudio Del Vecchio) quando il patron di Luxottica era ancora in vita, quello di Paola sarebbe il primo passaggio dei pacchetti miliardari di Delfin nell’era Milleri. Molte idee, molti soldi in movimento, poca concordia. (riproduzione riservata)