Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio trova 22 miliardi di euro per rilevare le quote dei fratelli
Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio trova 22 miliardi di euro per rilevare le quote dei fratelli
Il quartogenito di Del Vecchio sfida Strnad con una valutazione di Delfin da 30 miliardi. Una banca americana pronta a fornire finanziamenti fino a 22 miliardi. Obiettivo l’87,5%: dividendi e riserve per rimborsare il debito. Agli eredi anche un’uscita differita in azioni EssilorLuxottica

di Andrea Deugeni 02/11/2026 08:00

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Leonardo Maria Del Vecchio usa l’offerta del finanziere ceco Michal Strnad come un assist per provare a sbloccare lo stallo in Delfin. Secondo quanto riporta il QN, quotidiano di cui il quartogenito del fondatore di Luxottica è editore, l’imprenditore ha proposto agli altri sette soci-eredi della cassaforte lussemburghese di rilevarne le partecipazioni sulla base di una valutazione dell’intero capitale di circa 30 miliardi.

Lo stesso valore indicato dall’imprenditore ceco delle armi, corrispondente al patrimonio netto a valori di mercato, il nav (circa 40 miliardi), con uno sconto del 30%. A differenza di quella di Strnad, l’offerta di Lmdv avrebbe il vantaggio di tenere la galassia Delfin in Italia. In portafoglio ci son le quote in EssilorLuxottica (32,4%), Generali (10,05%), Unicredit (2,7%), Montepaschi (17,5% che presto diventerà il circa 4% di Intesa Sanpaolo) e il gruppo immobiliare europeo Covivio (28%), asset di rilevanza strategica nazionale.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il progetto può contare sul sostegno preliminare della banca americana Citigroup, che in una lettera si è detta «altamente fiduciosa» nella capacità di organizzare finanziamenti fino a 22 miliardi. La cifra servirebbe ad acquistare sei quote, escludendo quella della madre Nicoletta Zampillo, e a portare Del Vecchio jr dall’attuale 12,5% all’87,5%. Sarebbero 3,7 miliardi di euro per ognuna delle sei quote (eccetto quella di Lmdv e della madre). 

L’obiettivo, spiegano fonti vicine al dossier, è raggiungere il quorum necessario del 6/8 (75%) a modificare la politica dei dividendi: i flussi annuali, insieme a riserve per circa 7 miliardi a cui si aggiungeranno 1,5 miliardi di euro di utile di quest'anno, sarebbero alla base del piano di rimborso del debito.

La struttura finanziaria dell'operazione e il ruolo di Citi

L’operazione verrebbe strutturata attraverso il veicolo lussemburghese LmdvFin2, costituito a luglio e controllato da LmdvFin1, anch’esso basato nel Granducato. Nel veicolo acquirente è prevista una governance con due figure da concordare con la banca: un presidio richiesto a fronte delle dimensioni del debito, i cui dettagli restano da definire.

La lettera di Citi fa esplicito riferimento all’acquisto di un ulteriore 75% di Delfin. È una «highly confident letter», che rafforza la credibilità finanziaria del progetto ma non costituisce un impegno vincolante a erogare o garantire i fondi.

L’eventuale sottoscrizione dei finanziamenti richiede accordi separati, l’approvazione creditizia, un’intesa su prezzi e condizioni e una situazione di mercato soddisfacente per Citi. La banca chiede inoltre il ruolo di bookrunner e mandated lead arranger.

Le opzioni di uscita per gli eredi e la sfida del quorum

Il progetto, riferiscono le fonti, era allo studio da tempo: l’iniziativa di Strnad avrebbe offerto l’occasione per accelerare. A parità di formula di prezzo, Leonardo Maria propone una soluzione interna alla famiglia, il mantenimento degli asset in mani italiane e due possibilità di uscita.

La prima prevede la vendita integrale in contanti; la seconda la cessione immediata del 30% (per 1,23 miliardi) della propria partecipazione, con un’opzione di vendita sul restante 70%, esercitabile tra il dodicesimo e il quattordicesimo mese e regolata in azioni EssilorLuxottica. Modalità che nelle valutazioni dell’acquirente consentirebbe di cogliere il rialzo delle azioni (di oltre il 20%) del colosso dell’occhialeria partito dopo la trimestrale due due settimane fa.

Inoltre, secondo quanto risulta, a inizio anno i fratelli Paola e Luca, che erano disposti a vendere il loro 25% ed avevano trattato con Leonardo Maria, erano pronti anche a reinvestire direttamente poi parte dei proventi nell’azienda fondata dal padre. 

Il prezzo del residuo sarebbe legato al nav futuro, sempre scontato del 30%, senza garanzia sul capitale. Questa seconda formula è però subordinata a specifiche adesioni e all’accordo sulla governance; in mancanza, si convertirebbe nella vendita integrale.

Anche Strnad contempla la possibilità di restare soci con un’opzione di uscita successiva, ma con termini ancora da concordare. Un’altra differenza riguarda i consensi: secondo quanto ricostruito il trasferimento diretto a un socio esistente richiede oltre due terzi dei voti, mentre l’ingresso di un soggetto esterno necessita di oltre l’88%. Il ricorso al veicolo di Del Vecchio jr richiede comunque una verifica distinta, così come restano da chiarire i passaggi regolamentari.

Il nodo sul controllo e la risoluzione del conflitto

Il nodo decisivo resta la disponibilità degli eredi a vendere. La proposta di Leonardo Maria Del Vecchio non vincola ancora alla compravendita e la lettera bancaria non equivale a un finanziamento deliberato. Il tentativo punta ad acquistare il controllo per governare i flussi destinati al rimborso del debito e cercare di chiudere il conflitto familiare.

È un tentativo di chiudere a quattro anni e mezzo dalla morte del padre la successione (con tutte le cause fra gli eredi) bypassando la richiesta di garanzia al consiglio di Delfin com’era avvenuto a giugno in occasione della compravendita del 25% di Luca e Paola e poi non concessa.

Il ragionamento di Del Vecchio jr è che, paradossalmente, sia più semplice finanziare un’offerta rivolta a tutti gli altri soci che l’acquisto di due sole quote. Secondo le fonti, una partecipazione più ampia ma ancora priva dei voti necessari a sbloccare i dividendi lascerebbe infatti il rimborso del debito subordinato alle decisioni altrui.

Raggiungere invece il controllo e i quorum richiesti consentirebbe di intervenire sulla governance e sulle distribuzioni, destinando i flussi al servizio del finanziamento. Da qui il salto di scala del progetto: superare lo stallo familiare rendendo al tempo stesso più sostenibile, agli occhi delle banche, un’acquisizione di dimensioni maggiori. Ora c’è da capire se gli altri fratelli venderanno i propri 12,5%.

«Ho proposto ai soci di incontrarci entro il 7 novembre, tutti insieme o singolarmente, per presentare il progetto nel dettaglio. Non chiedo a nessuno di rinunciare alle proprie idee. Chiedo di valutare una soluzione che può tenere insieme chi vuole uscire e chi vuole restare», scrive del Vecchio jr in una lettera agli altri soci.

«Mio padre ha costruito qualcosa che appartiene non solo alla nostra famiglia, ma anche a chi ci ha lavorato e a un Paese che in quella storia si è riconosciuto», conclude. «Il mio compito oggi non è avere ragione: è contribuire a proteggerla». (riproduzione riservata)