Leonardo Maria Del Vecchio diserta l’assemblea di Delfin sul bilancio 2025, approvato invece all’unanimità dagli altri sette eredi, che in mancanza di un accordo hanno mantenuto la politica di dividendi fissata nello statuto, ovvero il 10% degli utili pari a 1,5 miliardi di euro, la cifra più alta mai registrata dalla cassaforte grazie a 1,2 miliardi dalle partecipate.
A ognuno degli otto eredi va, dunque, una mini-cedola di quasi 19 milioni. Ma si allarga anche lo scontro fra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico, figli della vedova di Leonardo Del Vecchio, Nicoletta Zampillo.
Il sì dell’assemblea della holding lussemburghese archivia così il rischio, evocato nei giorni scorsi, di un mancato via libera ai conti che avrebbe alimentato ulteriormente lo stallo nella governance. Era però assente Leonardo Maria, il quartogenito di Mr Luxottica, che ha scelto di non partecipare all’assemblea alla quale pure aveva annunciato pochi giorni fa con una lettera aperta al QN di voler partecipare per discutere del futuro della holding, perché non avrebbe «ricevuto la documentazione aziendale necessaria a valutare il progetto di bilancio».
Sfuma quella sorta di resa dei conti con il board di Delfin che non lo ha sostenuto nel maxi-finanziamento da 11 miliardi con le banche, ora archiviato. E si apre potenzialmente un nuovo fronte per Leonardo Maria: le penali da 500 milioni di euro totali da pagare ai fratelli Luca e Paola per non aver onorato entro fine giugno l’acquisto del loro 25%.
La decisione arriva al termine di giorni di forte contrapposizione tra gli otto eredi sul riassetto della cassaforte. Erano anche circolate ricostruzioni sulle possibili conseguenze di un protratto blocco societario, fino all’ipotesi estrema della liquidazione in caso di mancata approvazione di più bilanci, scioglimento che però non è automatico.
In assemblea non è passata neanche la proposta di trasferire a veicoli personali le quote di Delfin (12,5% a testa) ereditati a titolo personale da Luca, Paola, Clemente, Leonardo Maria e Rocco Basilico, soci che nei giorni scorsi avevano inviato cinque «transfer notice» alla holding. Per questi passaggi, fondamentali per creare le condizioni di bancabilità delle quote Delfin, era richiesta una maggioranza qualificata dei 6/8. Che non si è trovata, anche per l’assenza di Lmdv. Rimandato il buyback delle quote.
Di fatto vince la continuità del disegno del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso nel giugno 2022, incarnata in un board autonomo dai soci guidato da Francesco Milleri, il manager scelto anche per il futuro di EssilorLuxottica.
Il cda di Delfin si troverà comunque ad essere supervisionato da due «commissari ai conti», Laura Forte (avvocata specializzata sui fondi d'investimento nello studio Mourant) e Fabio Scoyni (commercialista romano). Mentre, essendo rimasto assente il quartogenito, non è passato l’altro candidato all’incarico, Marco Talarico, ex ceo di Lmdv Capital e rappresentante di Leonardo Maria.
I «commissari ai conti» sono una sorta di sindaci revisori che nell’interesse di alcuni azionisti possono accedere ai documenti della società, verificare la regolarità delle operazioni, esaminare il bilancio e riferire ai soci con una propria relazione, ma non hanno poteri gestori né possono imporre decisioni al board. Non si è discusso invece della proposta di Claudio Del Vecchio di alzare gli emolumenti ai cinque membri del board di Delfin.
In una nuova lettera inviata martedì all’assemblea, Leonardo Maria ha motivato la scelta di non partecipare all’assise perché «non c'erano i presupposti per un’assemblea produttiva», denunciando l’inerzia del cda. Secondo Lmdv che parla di «criticità irrisolte», dopo l’assemblea di aprile – nella quale sei soci avevano sostenuto la sua proposta di acquistare le quote di Luca e Paola – il board non avrebbe «mai esaminato nel merito» il progetto, limitandosi a sollevare obiezioni di carattere generale «senza affrontarne gli aspetti sostanziali».
La proposta, scrive l’imprenditore, avrebbe lasciato a suo carico i rischi finanziari dell’operazione, prevedendo condizioni ritenute favorevoli per la holding. Nella lettera vengono inoltre contestati i comportamenti di alcuni consiglieri per le «interlocuzioni informali solo con una parte dei soci, generando confusione e sfiducia», mentre le richieste di accesso alla documentazione societaria, ritenuta necessaria anche per i contatti con le banche, sarebbero rimaste prive di riscontri formali.
Un ulteriore punto di scontro riguarda la posizione di Rocco Basilico, suo fratello per parte di madre. Lmdv ha ribadito la contestazione dell'iscrizione di Basilico nel libro soci di Delfin, ritenuta priva dei necessari presupposti (Basilico ha avuto la nuda proprietà del 12,5% in eredità da Del Vecchio e l’usufrutto tramite rinuncia della madre), e ha confermato l’opposizione alla sua partecipazione-voto nelle assemblee, riservandosi di impugnare le delibere adottate con il suo concorso. Del Vecchio jr attacca anche Basilico per aver fatto «emergere apertamente» l’ipotesi della liquidazione a sconto degli asset di Delfin, scenario definito «illogico e sconveniente». (riproduzione riservata)