Leonardo Maria Del Vecchio attende una risposta dai fratelli alla sua proposta di rilevare alcune quote della cassaforte di famiglia Delfin e non molla. «I soldi sono lì, non ci sono più scuse, ora la palla è nel loro campo, vediamo cosa faranno», ha detto a MF-Milano Finanza Leonardo Maria Del Vecchio a proposito della sua offerta ai fratelli per scalare e conquista la vetta di Delfin, la holding di famiglia, avvicinato durante la presentazione a Roma del nuovo QN. E ha aggiunto: «al momento non è prevista una riunione con i fratelli».
Nei giorni scorsi, come scritto su MF-Milano Finanza, Leonardo Jr ha formalizzato l’offerta ai soci di Delfin e aveva proposto un incontro entro cinque giorni per illustrarne i dettagli. «È la proposta più seria che io abbia mai fatto», scrive in una lettera alle testate del gruppo QN, di cui è editore. Tale progetto conta sul sostegno preliminare della banca americana Citigroup, che in una lettera si è detta «altamente fiduciosa» nella capacità di organizzare finanziamenti fino a 22 miliardi. La cifra servirebbe ad acquistare sei quote, escludendo quella della madre Nicoletta Zampillo, e a portare Del Vecchio jr dall’attuale 12,5% all’87,5%. Sarebbero 3,7 miliardi di euro per ognuna delle sei quote (eccetto quella di Lmdv e della madre). Ma a questa ultima offerta alcuni eredi hanno subito risposto picche.
Quattro soci su otto hanno infatti chiuso la porta al quartogenito di Mr Luxottica: Paola, Luca e Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico – che da sempre hanno ostacolato ogni tentativo di accordo nella cassaforte condizionando tutto a un cambio della governance – hanno comunicato di non voler vendere le proprie partecipazioni a Lmdv. Gli stessi avevano già respinto la proposta dell’imprenditore ceco Michal Strnad.
A sostenere il progetto sarebbe una governance rafforzata del veicolo acquirente, disciplinata da uno statuto vincolante. «Accanto a me siederanno in consiglio due persone con una lunga esperienza manageriale, finanziaria e legale che avranno pareri vincolanti sulle decisioni finanziarie più rilevanti», precisa Del Vecchio. Un assetto presentato come condizione per rendere la proposta credibile agli occhi della famiglia, dei mercati e dei lavoratori delle società del gruppo. L’iniziativa è arrivata dopo «molti appelli privati e anche pubblici» a ricomporre le divisioni, mentre il conflitto familiare ha attirato l’attenzione di potenziali acquirenti esterni come appunto l'imprenditore ceco Strnad. Un interesse che l’imprenditore ha definito legittimo, rivendicando però che «il futuro di Delfin debba essere deciso da chi ne conosce la storia e ne condivide la responsabilità». (riproduzione riservata)