Delfin, la proposta di Rocco Basilico al cda alla vigilia dell’assemblea: vendere gli asset finanziari per liquidare chi esce
Delfin, la proposta di Rocco Basilico al cda alla vigilia dell’assemblea: vendere gli asset finanziari per liquidare chi esce
Sul mercato finirebbero così le quote Mps, Generali e Unicredit. L’ipotesi di cedere la partecipazione in EssilorLuxottica a sconto del 25% riapre le tensioni tra gli eredi Del Vecchio dopo lo stop al piano di Leonardo Maria

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 28/06/2026 22:10

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È scontro aperto su Delfin alla vigilia dell’assemblea del 30 giugno. Domenica 28 Rocco Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo, ultima moglie di Leonardo Del Vecchio, e del banker Paolo Basilico, ha scritto al cda della holding lussemburghese e agli altri soci proponendo una soluzione per liquidare chi vuole uscire: monetizzare le partecipazioni finanziarie di Delfin e applicare uno scontro del 25% rispetto al valore di borsa della partecipazione in EssilorLuxottica. La proposta è stata però subito respinta duramente in ambienti vicini a Leonardo Maria Del Vecchio e il punto più contestato è proprio lo sconto sull’asset principale dell’eredità Del Vecchio

Il confronto arriva mentre il riassetto della holding resta bloccato. All’assemblea del 30 giugno saranno messi al voto il bilancio e la distribuzione di una quota più alta degli utili. Per arrivare all’80% servirà il consenso di sei soci su otto; senza accordo, lo statuto prevede una distribuzione molto più contenuta.

Lo stop al progetto di Leonardo Maria

La lettera arriva dopo il mancato perfezionamento del piano con cui Leonardo Maria Del Vecchio puntava ad acquistare le quote di Luca e Paola Del Vecchio, pari al 25% di Delfin. L’operazione gli avrebbe consentito di salire al 37,5% della holding e di diventarne così il primo azionista.

Il progetto però si è arenato, anche per il calo del titolo EssilorLuxottica, da cui dipende buona parte del valore della holding, ma il nodo decisivo è stato un altro: il possibile coinvolgimento degli attivi di Delfin a garanzia di un’operazione costruita nell’interesse di un solo socio. Su questo il cda della holding non ha voluto impegnarsi, nonostante le aperture del presidente Francesco Milleri. In particolare, come riportato da MF-Milano Finanza, il board avrebbe respinto la richiesta che Delfin sottoscrivesse una lettera di patronage a favore delle banche, impegnandosi a rilevare in caso di default l’intero pacchetto di Leonardo Maria, pari al 37,5% della holding.

Nella lettera Basilico sostiene che, a distanza di dodici mesi, i soci di Delfin si trovino di nuovo in una fase critica: «viviamo ancora una volta un clima di forte tensione». Il riferimento è alla crisi dell’anno precedente, quando, scrive, ci «siamo fermati a un passo dal precipizio». Ma, secondo Basilico, la soluzione poi tentata — il rafforzamento di Leonardo Maria Del Vecchio nel capitale della holding — non avrebbe superato lo stallo. Al contrario, «si è rivelato, a mio avviso, peggiore del problema che avrebbe dovuto risolvere. I rapporti tra alcuni di noi si sono ulteriormente deteriorati» e oggi i soci si «ritroviamo nuovamente in una situazione di stallo che rischia di compromettere il futuro di Delfin».

Le due proposte per liquidare chi vuole uscire

Basilico propone due possibili strade. La prima prevede che Delfin riacquisti le «partecipazioni dei soci che non hanno più interesse a rimanere nella compagine sociale», finanziando l’operazione attraverso la «cessione delle partecipazioni finanziarie». In concreto, Delfin venderebbe asset come Mps, Generali e Unicredit, incasserebbe liquidità e userebbe quelle risorse per rilevare le quote dei soci uscenti.

La seconda strada viene presentata da Basilico come una «soluzione intermedia», definita anche «equilibrata, capace di tutelare l’asset strategico del gruppo e, al tempo stesso, rispondere alle diverse esigenze degli azionisti». In questo caso Delfin dovrebbe «preservare integralmente la partecipazione in EssilorLuxottica e prevedere la distribuzione ai soci di parte o tutte le partecipazioni finanziarie». Ogni azionista riceverebbe così direttamente titoli Mps, Generali e Unicredit, potendo poi decidere autonomamente se conservarli o venderli sul mercato.

Il nodo dello sconto su EssilorLuxottica

A che prezzo vendere? Basilico propone di valorizzare le partecipazioni finanziarie al 100% del prezzo di mercato, perché «facilmente liquidabili». Per EssilorLuxottica, invece, suggerisce uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di borsa, percentuale che colloca «nella fascia alta degli sconti generalmente applicati alle holding». La logica è che una partecipazione detenuta attraverso una holding non avrebbe la stessa liquidità di un titolo direttamente negoziato sul mercato. È questo il passaggio che ha provocato le reazioni più dure visto che lo sconto viene letto come una svalutazione del principale asset ereditario.

Resta infine aperto il tema della legittimazione di Basilico a esercitare i diritti collegati al suo 12,5% di Delfin. Da mesi sono in corso un giudizio di merito in Italia e diversi procedimenti in Lussemburgo per stabilire se possa esercitare pienamente i diritti amministrativi e patrimoniali della partecipazione. Una prima decisione non è attesa prima di alcune settimane, mentre l’assemblea del 30 giugno rischia di diventare teatro di un nuovo scontro nella lunga contesa sulla successione Del Vecchio. (riproduzione riservata)