Le manovre su Delfin e le dinamiche litigiose della famiglia Del Vecchio sono finite sotto il monitoraggio di Palazzo Chigi.
Secondo quanto riferiscono a MF-Milano Finanza alcune fonti vicine al dossier, sulla proposta d’acquisto da 30 miliardi di euro per la holding lussemburghese avanzata dal finanziere ceco Michal Strnad, a capo del quarto produttore europeo di munizioni Csg, si sarebbero attenzionate le strutture che vigilano sugli asset di rilevanza strategica. E per la tipologia dei miliardari pacchetti azionari che ha in portafoglio, Delfin è uno di questi.
Lo stesso Strnad, nella proposta d’acquisto inviata tramite il veicolo Tilaris (con cui diversifica il business) al ceo della holding Romolo Bardin, riconosce la rilevanza degli asset.
Motiva di essere interessato alla cassaforte dei Del Vecchio perchè grazie alla «partecipazione significativa in EssilorLuxottica, leader mondiale nella progettazione, produzione e distribuzione di lenti, montature e occhiali», e a «un portafoglio di investimenti diversificato che comprende un importante operatore europeo dell’immobiliare commerciale come Covivio e grandi istituzioni finanziarie italiane come Generali, Unicredit e, in prospettiva, Intesa Sanpaolo», Delfin «si inserisce perfettamente nella mia strategia d’investimento». Ovvero quello di «ricercare opportunità di investimento a lungo termine in società che operano o investono in attività posizionate al vertice delle rispettive catene del valore e capaci di generare flussi di cassa ricorrenti e resilienti, facendo leva su una solida posizione di mercato e su una presenza geografica globale».
Delfin è una macchina da soldi: ha oltre 7 miliardi di riserve che crescono perché i litigiosi soci non si stanno distribuendo i dividendi, ogni anno genera 1,5 miliardi di utili e da marzo del prossimo anno sarà debt free. Non può non far gola. Con un colpo solo il magnate ceco, titolare di un patrimonio personale di quasi 14 miliardi, metterebbe piede, con quote rilevanti, nei principali snodi della finanza italiana che sono anche i primi tre principali acquirenti di Btp (circa 120 miliardi in tutto) e in una delle prime aziende manifatturiere europee con metà cuore italiano. Ed è questo che più interessa ai funzionari governativi.
In particolare, a Roma sarebbero attenzionati su due aspetti della vicenda Delfin: la continua instabilità della governance e i nuovi appetiti esteri sulla holding. Da una parte i molti contenziosi tra gli eredi e le tensioni, anche nei confronti di alcuni membri del board, indeboliscono la posizione della holding rendendola vulnerabile a pressioni esterne.
L’instabilità della governance, che sta diventando strutturale, ha finito poi per attirare l’interesse di potenziali acquirenti, proprio come Strnad. Anche l’identità e il passaporto dei soggetti interessati all’acquisto sono aspetti da monitorare con attenzione.
Nella sua proposta Strnad spiega di essere a capo di un gruppo di investitori e di essere pronto a rilevare cash le quote della holding, anche grazie al ricorso al debito. «Ho già assicurato la piena e certa disponibilità di fondi, sotto forma di capitale proprio e di debito, da parte di investitori di primo piano e istituzioni finanziarie europee, sufficienti a finanziare l’intero prezzo complessivo del 100% delle Partecipazioni Delfin sulla base del nav di Delfin attualmente stimato», scrive a Bardin. Ma sulla struttura dell’operazione c’è poca trasparenza.
Strnad è un imprenditore che ha già investito in Italia: nel 2022 Csg ha comprato il 70% della lecchese Fiocchi Munizioni, salendo al 100% nell’aprile 2025, e a fine 2023 ha rilevato l’80% di Armi Perazzi. A luglio poi ha messo in portafoglio il 14% in Pirelli acquistandolo dai cinesi di Sinochem, diventando così il terzo azionista del colosso degli pneumatici. E lo scorso anno aveva partecipato alla gara per Iveco Defence. Insomma, un volto noto a Palazzo Chigi, anche perché già scrutinato nell’ambito dell’ultimo golden power applicato sullo sbarco nella difesa di Pirelli.
Ma chi sono gli altri compagni cordata? Chi finanzierebbe la mega acquisizione? Quali interessi entrerebbero nei gangli più influenti della finanza italiana? Venerdì 30, dopo la presa di posizione di Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica («il patrimonio di mio padre resti italiano», ha detto), il finanziere ha cercato di rassicurare il Paese e le istituzioni presentandosi come un investitore industriale di lungo periodo, con capitali stabili e la volontà di rafforzare le imprese.
Per il momento gli eredi Del Vecchio hanno respinto le avances, ma il dossier Delfin resta sotto osservazione: la posta in gioco va oltre gli equilibri familiari e investe quelli dell’intero sistema nazionale. (riproduzione riservata)