Delfin, faro politico sul maxi-prestito da 11 miliardi. Turco (M5S): «Rischi di concentrazione su Mps e Generali»
Delfin, faro politico sul maxi-prestito da 11 miliardi. Turco (M5S): «Rischi di concentrazione su Mps e Generali»
Presentata un’interrogazione parlamentare sull’operazione che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% della holding. Nel mirino il ruolo di UniCredit e Crédit Agricole e il nodo del rimborso tramite dividendi

di Anna Di Rocco 29/04/2026 16:22

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Il risiko bancario e i nuovi assetti di Delfin finiscono sotto la lente del Parlamento. Al centro della contesa c’è la maxi-operazione di finanziamento da 11 miliardi di euro che permetterebbe a Leonardo Maria Del Vecchio di scalare la gerarchia della cassaforte di famiglia, salendo al 37,5% del capitale attraverso il riacquisto delle quote di due fratelli.

Un’operazione di leva finanziaria imponente – «pari a circa mezza Legge di Bilancio», sottolineano le opposizioni — che ha spinto il Movimento 5 Stelle a depositare un’interrogazione urgente ai ministri Giancarlo Giorgetti (Mef) e Adolfo Urso (Mimit).

Il nodo degli incroci azionari

Secondo il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e membro della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, l’operazione solleva interrogativi critici sulla stabilità del sistema e sui potenziali conflitti di interesse, dato il ruolo sistemico di Delfin in Piazza Affari. «Il risiko bancario-finanziario non è affatto finito e promette ulteriori ricadute sul Paese che devono essere affrontate con la massima trasparenza, rigore e attenzione da parte del Governo», ha affermato Turco in una nota.

«Le risorse, messe a disposizione da un pool di banche tra cui UniCredit, Crédit Agricole e Bnp Paribas, verrebbero utilizzate da Del Vecchio junior per acquistare due quote del 12,5% ciascuna. Alla restituzione del colossale prestito contribuirebbero gli utili futuri di Delfin e quelli derivanti dalle partecipazioni detenute». Proprio qui si innesca il timore dei mercati e della politica: Delfin è oggi il primo azionista di Monte dei Paschi di Siena (17,5%), detiene il 10% di Assicurazioni Generali (oltre al peso indiretto via Mps) e il 2,7% di UniCredit.

Pressione sui dividendi e governance

Il timore espresso nell’interrogazione è che un piano di rientro – basato sulle cedole delle partecipate – possa condizionare le strategie delle quotate coinvolte. «Emerge un nodo centrale», ha aggiunto il pentastellato, «il governo deve chiarire se un rimborso fondato sui dividendi, per natura aleatori, possa determinare pressioni sulle politiche distributive o sugli assetti di governance di società quali Mps, Generali e UniCredit».

«Risulta che questa colossale operazione possa risultare in parte sottratta alle possibilità di pieno approfondimento da parte delle autorità italiane, stante la sede legale di Delfin in Lussemburgo». L’interrogazione chiede all’esecutivo di chiarire se siano state avviate interlocuzioni con Banca d’Italia, Consob e Ivass e se siano stati valutati i rischi di concentrazione dell'esposizione creditizia verso un singolo gruppo. (riproduzione riservata)