Delfin, dove e come Leonardo Maria Del Vecchio trova i fondi per scalare la cassaforte di famiglia
Delfin, dove e come Leonardo Maria Del Vecchio trova i fondi per scalare la cassaforte di famiglia
Il quartogenito del fondatore di Luxottica studia il rafforzamento nella holding rilevando le quote di due fratelli: servono 9 miliardi di complessa ingegneria finanziaria, sostenibile con leva e dividendi futuri. Si guarda alle banche americane

di di Andrea Deugeni 20/02/2026 22:00

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Ristoranti, palazzi, l’Acqua di Fiuggi e i giornali. Quasi 400 milioni di euro di investimenti con la sua Lmdv Capital per un portafoglio partecipazioni che, a detta dello stesso Leonardo Maria Del Vecchio, potrebbe valere un miliardo. E ora tocca a Delfin, o meglio al principale pacchetto azionario della cassaforte miliardaria di famiglia.

L'attivismo di Leonardo Maria Del Vecchio e il futuro di Delfin

Dietro l’attivismo e l’ultima volontà del trentenne quartogenito del fondatore di Luxottica di esercitare il diritto di prelazione sulle due quote di Delfin, ciascuna del 12,5%, dei fratelli Luca e Paola, ci sono varie motivazioni. Una su tutte, la voglia di eguagliare la figura paterna e la grandezza imprenditoriale.

Dopo il fratello Claudio – che pur in un primo momento aveva lavorato in azienda aprendo la frontiera americana – e la sorella Marisa impegnata nel Museo degli occhiali di Agordo, Leonardo Maria è il terzo dei figli ad essere in forza nel gruppo, dov’è entrato da neolaureato. E non è un mistero che il rampollo voglia guidare un domani il colosso creato dal padre.
 

Dice spesso che ammirava il modo e la riconoscenza con cui i dipendenti guardavano il fondatore. Dopo esser stato a capo della rete di negozi, ora Del Vecchio jr è presidente di Ray-Ban, il marchio di punta a cui si deve anche il successo iniziale degli smart-glasses. Ma soprattutto ricopre il ruolo di chief strategy officer: di fatto è il numero due del gruppo, dopo il presidente operativo Francesco Milleri.

Ama ripetere che dedica l’80% del proprio tempo a EssilorLuxottica, dalle 9 alle 18 di ogni giorno. E il 32,2% di Essilux – la quota di maggioranza relativa – è ben custodito nella holding lussemburghese Delfin, con un nav di 47 miliardi di cui il colosso delle montature e delle lenti rappresenta circa il 70%. Il resto è la somma dei valori delle quote in Unicredit, Mps, Generali e Covivio.
 

Con il riscatto del 25% di Paola e Luca, rispettivamente la terzogenita nata dal primo matrimonio di Mr Luxottica e il quinto figlio nato invece dalla relazione con l’ex compagna Sabina Grossi, Leonardo Maria metterebbe in tasca il 37,5% di Delfin, a cui un domani si sommerebbe il 6,25% da ereditare dalla madre Nicoletta Zampillo. Il totale fa 43,75%, quota che gli consegnerebbe più potere nel provare ad incidere sulla rigida governance della holding da cui dipendono anche i destini dell’ammiraglia Essilux.
 

C’è un altro motivo per cui invece nel breve, in un’ottica più utilitaristica, Del Vecchio jr punterebbe a riscattare – soldi permettendo – le due quote di Luca e Paola. Ed è la possibilità di sbloccare il flusso miliardario di dividendi che potenzialmente ogni anno Delfin può distribuire.

La partita dell'eredità e lo sblocco dei dividendi

Questi flussi consentirebbero di risolvere la complessa partita sull’esecuzione dell’eredità, in stallo da oltre tre anni per i veti incrociati fra familiari cui si sono sommati numerosi contenziosi legali.
 

Centinaia di milioni a testa in tasca ai soci-eredi permetterebbero anche di pagare il legato da oltre 400 milioni in azioni Essilux da dare a Milleri. «Ha la forte volontà di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre», fanno sapere fonti vicine al rampollo. Ad ottobre scorso, nell’ultima assemblea di bilancio, gli otto soci-eredi si sono distribuiti sotto forma di dividendi solo 139 milioni degli 1,39 miliardi di utili che Delfin ha realizzato nel 2024 grazie ai dividendi delle partecipate confluiti al piano superiore.

È il 10% dei profitti annuali, come prevede di default lo statuto, a meno che i soci non raggiungano una maggioranza dei 6/8 (il 75% del capitale) per eliminare il tetto. A testa fanno poco più di 17 milioni. E a ottobre erano solo cinque gli azionisti-eredi (il 62,5%) pronti ad alzare la percentuale del payout. Rilevando invece le due quote da sommare alla propria, – è il ragionamento di Del Vecchio jr – con l’ok degli altri tre soci che erano già pronti ad ottobre a votare «sì», la soglia dei 6/8 richiesta dallo statuto sarebbe raggiunta.

Le risorse finanziarie per l'operazione di riscatto

Dove trovare però i soldi per pagare i fratelli, visto che, fra indebitamento personale e del suo family office, Leonardo Maria è già esposto per circa un miliardo con il sistema bancario?
 

Con uno sconto del 20% sul nav, che di solito si applica alle holding finanziarie quotate, il 12,5% potrebbe valere 4,7 miliardi, che moltiplicato per due farebbe 9,4 miliardi. Che è quanto dovrebbe sborsare Del Vecchio jr per attuare il suo piano.

Difficile? Certo ma non impossibile, è il ragionamento di chi conosce bene il dossier.
 

Impegnando la propria quota in Delfin e il flusso di dividendi futuri con una complessa ingegneria finanziaria, i miliardi da trovare sarebbero di meno. Il grosso della provvista potrebbe arrivare da un consorzio di banche Usa e di fondi internazionali, allettati anche dal fatto che gran parte del sottostante di Delfin – al netto delle partecipazioni finanziarie in Mps, Generali, Unicredit – è rappresentato dagli occhiali del futuro, che nella testa di Milleri sostituiranno gli smartphone. Chissà che anche questa non sia tattica, in vista di nuove discussioni nella cassaforte del Granducato. (riproduzione riservata)