Delfin, arbitrato di 18 mesi sulla penale da 500 milioni di Leonardo Maria Del Vecchio. Debito verso la rinegoziazione
Delfin, arbitrato di 18 mesi sulla penale da 500 milioni di Leonardo Maria Del Vecchio. Debito verso la rinegoziazione
Entro settembre al via l’arbitrato internazionale di 18 mesi fra Leonardo Maria, Luca e Paola. Il rampollo si prepara a un accordo con i fratelli e a rinegoziare il debito con le banche

di Andrea Deugeni  08/09/2026 10:00

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Leonardo Maria Del Vecchio si prepara ad aprire il dossier delle penali da 500 milioni di euro complessivi da corrispondere ai fratelli Luca e Paola per il mancato acquisto delle due quote del 12,5% di Delfin. I contratti erano stati firmati a marzo e scaduti il 30 giugno.

Come raccontato a giugno da MF-Milano Finanza, le clausole prevedevano che in caso del non perfezionamento della cessione, l’acquirente avrebbe dovuto pagare il 5% del valore del contratto come penale: dunque 250 milioni per ogni singolo contratto che aveva fissato un prezzo di 5 miliardi per ogni 12,5%.

Dopo una lunga gestazione a fine giugno poi l’operazione è saltata per l’indisponibilità del consiglio di amministrazione della holding a fornire a Del Vecchio jr una lettera di patronage a garanzia del mega-prestito di 11 miliardi di euro con Unicredit (come capofila) e Credit Agricole per rilevare i pacchetti dei fratelli, semplificare la governance della cassaforte e chiudere l’esecuzione del testamento del padre Leonardo Del Vecchio dopo quattro anni dalla morte del fondatore di Luxottica.

La richiesta di penale e l'arbitrato internazionale

Ora, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Luca e Paola starebbero per recapitare la richiesta del pagamento dei 500 milioni. Ma come raccontato sempre da questo giornale entro fine mese si aprirà un arbitrato internazionale che dovrebbe impegnare i tre fratelli per circa 18 mesi. Sempre che, come pare probabile, non si accordino prima.
 

L'estinzione della penale dovrebbe finire nel tavolo generale della compensazione degli accordi che gli otto soci tenteranno per ridefinire in primis la politica dei dividendi e la distribuzione delle quote extra-EssilorLuxottica (per entrambe serve la maggioranza qualificata dei sei/ottavi in assemblea). E poi la modifica della governance con il cambio dello statuto.

I nodi sulla governance di Delfin

Le regole societarie stabilite dal fondatore di Luxottica hanno reso di fatto la cassaforte lussemburghese – che, oltre al 32,4% di EssilorLuxottica, possiede il 17,5% di Mps, il 10% di Generali 10%, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio – un trust in cui il consiglio ha un mandato a vita. Per cambiare lo statuto serve l’unanimità degli otto soci-eredi. A cominciare da Leonardo Maria, la maggioranza degli azionisti chiede un maggiore coinvolgimento nella gestione della holding.

La posizione di Lmdv Capital sull'indebitamento

Nel frattempo, Leonardo jr si prepara ad affrontare con le banche anche il tema del suo indebitamento che non preoccupa né lui né i suoi manager. Il family office del rampollo che ha un portafoglio partecipazioni da circa 450 milioni è intervenuto sul tema per precisare che la grandezza circolata su alcuni organi di stampa di 1,3 miliardi di euro è inesatto. Secondo Lmdv Capital è necessario distinguere l’esposizione personale di Del Vecchio jr da quella delle società operative, sostenendo che le due grandezze non possano essere sommate indistintamente.

Secondo il family office, Leonardo Maria dispone personalmente di affidamenti per circa 500 milioni principalmente presso Unicredit. A questi si aggiungono le linee concesse alle società, tra cui un finanziamento di CA Indosuez a Lmdv Capital garantito dal portafoglio di investimenti. Anche considerando l’esposizione personale, la linea del family office e altre posizioni assistite da beni reali, la cifra complessiva indicata dalla società è di circa 950 milioni.

Lmdv contesta invece l’inclusione nel conto di altre poste, come i crediti di firma — garanzie bancarie che non rappresentano liquidità erogata — o il capitale apportato da co-investitori nei singoli progetti, che secondo la società non può essere qualificato come debito di Del Vecchio.

Il family office sottolinea inoltre che le esposizioni esistenti sarebbero tutte coperte da garanzie finanziarie o reali e che, a oggi, non risultano posizioni scadute o non onorate. Un punto sul quale la società ha adottato una posizione particolarmente netta, contestando le ricostruzioni che hanno parlato di possibili inadempimenti.

Patrimonio personale e rinegoziazione con le banche

Resta infine il tema della leva personale. A fronte di un patrimonio di Leonardo Maria stimato in circa 6 miliardi di euro, i 500 milioni di affidamenti equivalgono a meno del 10% del valore degli attivi. Nella lettura di Lmdv Capital si tratta soprattutto di operazioni di finanziamento garantite da titoli in portafoglio e non di debito destinato a essere rimborsato attraverso redditi futuri.

Infine, come raccontato da MF-Milano Finanza, il piano del rampollo è rinegoziare il debito con le banche subito dopo un passaggio tecnico-giuridico fondamentale: il trasferimento della quota Delfin dalla persona fisica al family office, che è appena stato trasformato da srl a spa. Procedura già adottata da sei soci della cassaforte. La transfer notice di Lmdv, assieme a quella di Clemente Del Vecchio (holding Mhenthe), è stata notificata al board della holding a inizio luglio.

Il 22 settembre Lmdv saprà se potrà tornare subito dalle banche o dovrà attendere marzo 2027. Quel giorno il giudice del Lussemburgo si pronuncerà sulla richiesta di proroga di ulteriori sei mesi (i primi tre mesi scadono il 30 settembre) del periodo di prelazione sulla quota di Leonardo Maria chiesta ad agosto da Claudio, Luca e Clemente. (riproduzione riservata)