Del Vecchio e Trump, vite parallele segnate dall’eccesso
Del Vecchio e Trump, vite parallele segnate dall’eccesso

di di Paolo Panerai 06/11/2026 19:30

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C’è un paragone che sembrerebbe assurdo e cioè paragonare Leonardo Del Vecchio padre a Donald Trump. Il paragone non è naturalmente sul ruolo, ma sul modo di essere ed essere stati uomini. Tutti e due sono l’emblema dell’eccesso. Del Vecchio nella famiglia, che oggi inevitabilmente vede un forte conflitto interno, dato il numero di mogli o compagne ufficiali e quindi di figli nati dalle diverse moglie o compagne; o addirittura inseriti nel suo asse ereditario anche se portano un nome diverso, com’è il caso del primo figlio che Nicoletta Zampillo, vedova di Del Vecchio, che ha avuto prima con il banchiere Paolo Basilico. Allo stesso modo il presidente Trump, che pure non ha scherzato nel numero di mogli o compagne mentre sui figli è stato contenuto, manifesta eccesso in ogni sua esternazione e azione: anche quando perde, come nelle elezioni di midterm, nel fare dichiarazioni paradossali.

Si potrebbe dire: ma quanto è bella la moderazione e l’equilibrio in ogni propria azione!

Ma qual è la causa degli eccessi?

Il paradosso di Trump e Del Vecchio

Rimanendo al paradosso di Trump e di Del Vecchio, tutti e due sono stati e sono eccessivi perché presumono o hanno presunto troppo di sé stessi, pur avendo ambedue qualche motivo per esserlo. Del Vecchio per essere partito da Martinitt e essere arrivato a creare una delle più grandi ricchezze italiane; Trump per aver fatto (e continuare fare) miliardi con ogni mezzo, dall’edilizia agli investimenti in criptovalute, pensando che si possa diventare presidente del più grande paese del mondo appunto dandosi come obiettivo assoluto quello di accumulare miliardi (di dollari), mostrandoli al mondo come la Tower sulla quinta strada di New York, alla quale ha dato naturalmente il suo nome.

Per un confronto, non paradossale, tutti e due, Trump e Del Vecchio, hanno amato più di ogni altra cosa di diventare ricchissimi. Del Vecchio partendo da Martinitt e lasciando una eredità enorme, che i discendenti si disputano; Trump continuando, anche da presidente del più grande paese al Mondo, ad amare sopra a ogni altra cosa i miliardi di dollari.

Due modi diversi di desiderare il denaro

Quindi è il desiderio eccessivo di denaro che genera peculiarità negative? In buona parte sì, anche se ognuno di loro in un modo diverso.

Del Vecchio è stato Martinitt, cioè senza una famiglia, e quindi almeno in partenza ha operato per guadagnare il più possibile per sé, per le sue mogli o compagne, e per i figli, facendo passare, forse, in subordine qualsiasi altro valore. Trump, alla caccia permanente di guadagni, appena li ha realizzati ha voluto che il mondo intero lo sapesse e per questo ha costruito e dato il suo nome al grattacelo sulla Quinta strada. E quindi quanta responsabilità ha in tutti e due i casi la sete di denaro? E con esso quanta responsabilità ha avuto per tutti e due il desiderio di massima visibilità?

Trump ha poi tradotto in fatti questo desiderio, concentrato di ambizione e denaro, candidandosi a presidente del più importante paese del mondo; Del Vecchio mettendo al primo posto, anch’esso, il denaro, ma con la prerogativa di fare sei figli ( i primi tre con Luciana Nervo (Claudio, Marisa e Paola) e altri tre con due donne diverse, di cui una, Nicoletta Zampillo, la madre di Leonardino sposata da Del Vecchio due volte: la prima quando lei aveva 38 anni e lui 62; il matrimonio andò in frantumi all’inizio del 2000, quando il patriarca Leonardo si innamorò di Sabina Grossi, la investor relator di Luxottica, dalla quale ha avuto due figli, Luca e Clemente, lasciandola poi per tornare con la seconda moglie, appunto la Zampillo (madre di Leonardino), che il fondatore di Luxottica dopo altri anni di convivenza risposò nel 2010.

Un giovane all’eterna ricerca dell’equilibrio

In questo prendere e lasciare, come poteva Leonardino diventare un uomo tranquillo?

Infatti, è un giovane all’eterna ricerca dell’equilibrio, che tuttavia non riesce ad afferrare ed è ora al centro di ogni sorta di obiettivo, dalle offerte ai fratelli di acquistare le loro che, come lascia intendere il nome del gruppo Riffeser, tutto con soldi presi a prestito nel presupposto che un giorno non solo potrà ripagare le banche con il suo 12,5% della finanziaria di famiglia, ma addirittura con finanziamenti di una banca americana per rinnovare, cambiando i dettagli, la richiesta ai fratelli e fratellastri di vendergli le quote di Delfin, che come lascia intendere il nome era stata così chiamata da Leonardo padre per essere allo stesso tempo Del Vecchio Finanziaria ma anche destinata ai figli-delfini. E Leonardo Maria, Leonardino per tutti, si è sentito in dovere di cercare di riportare il comando in mano a un Leonardo Del Vecchio, cioè lui.

Leonardino un pericoloso illuso? Più propriamente una vittima di suo padre. Chi sa se a decidere insieme al padre è stata anche la madre Nicoletta, che in tutta questa storia è stata un elemento di instabilità, pensando in tal modo di potere avere un ruolo centrale, potendo contare anche sul 12,5% donato al figlio di primo letto, Rocco Basilico.

Una storia che è quasi una tragedia

La storia dei Del Vecchio, padre, madri, figli è per molti aspetti quasi una tragedia della quale neppure gli autori della antica Grecia avrebbero avuto la capacità di immaginarne la trama e immaginare che fine farà l’enorme patrimonio creato dal capofamiglia Leonardo.

Ma anche senza il finale, è una delle storie più educative, segnalandone tutti i pericoli, che può essere offerta a famiglie ricche ma dove i tradimenti si moltiplicano.

Leonardino, che è già indebitato non poco, riuscirà a comprare la maggioranza? E se la comprasse, che fine farebbe una delle aziende più utili e innovative d’Italia? Ci sono tutte le possibili trame per un romanzo.

Con tutte le giravolte e leggerezze umane, Leonardo padre aveva comunque messo in piedi una delle più innovative e remunerative aziende italiane, avanti a tutti in termini di tecnologia per la funzione fondamentale del vedere. Un primato italiano, grazie anche a manager di alto livello come l’ad ancora in carica, Francesco Milleri da Città di Castello, un manager che parla poco e fa molto.

Sembra quasi una storia parallela alle evoluzioni negative di quella che era la democrazia di riferimento per tutto il mondo. Anche se il paragone dal lato americano potrebbe apparire irriguardoso, c’è nelle vicende di Luxottica e della controllante Delfin molto di simile a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti ai tempi di Trump. Non mi riferisco tanto agli ultimi risultati delle elezioni di midterm, che in maniera come al solito provocatoria qualcuno ha definito truccate perché hanno fatto riemergere alcuni valori democratici degli Usa, il paese che aveva, con molti sacrifici umani, collaborato in maniera decisiva a liberare l’Europa dal nazismo e dal fascismo.

Non sono gli americani ad aver tradito Trump

Fa veramente specie e tristezza ascoltare e leggere che i cittadini americani hanno tradito Trump. È il presidente, che sarà in carica ancora due anni, che ha tradito il suo paese e tutti i paesi alleati, che credendo nella democrazia avevano come riferimento proprio gli Stati Uniti. Il risultato del recentissimo voto americano potrà solo iniettare coraggio a chi crede nei valori della democrazia, anche se c’è da scommettere che potendo stare ancora al suo posto per altri due anni, Trump ne combinerà più di Carlo in Francia. Così come Leonardo Del Vecchio, a parte la sua abilità manageriale, con le sue scelte e decisioni private ha contribuito a creare le premesse per una possibile grave decadenza della formidabile azienda che lui stesso aveva creato. Il morbo è lo stesso che ha trasmesso al sistema, perché battendo tutti i record è riuscito a cancellare i valori della famiglia, che si sono così scaricati sull’azienda.

Il capo azienda attuale, Milleri, allo stesso modo in cui ha saputo sviluppare le attività inventate da Leonardo Del Vecchio, ora dovrà cercare di salvare l’azienda dal morbo che con il suo comportamento il fondatore ha fatto sviluppare, mentre sul piano industriale faceva solo bene. EssiLux, è nata dalla fusione fra la francese Essilor e Luxottica, è quotata alla Borsa di Parigi. Per lungo tempo la società ha segnato continui rialzi in borsa. Reggerà a tutto quanto le sta succedendo intorno per l’insipienza e l’irrazionalità di chi segue le linee di Leonardino, non senza la complicità e la poca intelligenza di alcuni componenti stessi della famiglia?

Un obiettivo trasparente

L’obiettivo di Leonardino è trasparente. Vuole diventare il capo e ora è riuscito, non si sa come, ad avere una (vaga) promessa di una grande banca americana, la Citi, a finanziare l’offerta per l’acquisto delle azioni di vari componenti della famiglia.

Questo copione è il più illustrativo di tutto quanto può avvenire anche per aziende straordinarie, se non c’è armonia fra gli azionisti oltre che una profonda cultura dei principi da rispettare nella gestione.

Naturale che per il contesto attuale di Delfin ed Essilor Luxottica, nei centri più attrezzati, come la banca americana scesa in campo, sia chiara la possibilità di approfittare del caos familiare per poter conquistare il controllo della più dinamica, per anni, società italiana fra quelle quotate in borsa.

Ci può essere un antidoto a questo trend? Appunto basterà la capacità di resistere di Milleri non solo nella sua cura degli andamenti industriali ma soprattutto per la composizione di un nucleo di azionisti di famiglia che hanno chiaro il pericolo in corso? Operazione non semplice perché con disinvoltura assoluta Leonardo Maria Del Vecchio sta trattando lui stesso per un nuovo assetto dello straordinario (o ex-straordinario?) gruppo creato dal padre e portato ad ancor più straordinari risultati proprio da Milleri. (riproduzione riservata)