Dal 2014 a oggi i volumi della consegna di posta sono crollati del 50% e per Poste Italiane c’è stata una perdita di circa 100 milioni. Ma la società guidata dall’amministratore delegato Matteo Del Fante continua a tenere fermo a 262 milioni la richiesta di contributo pubblico per il servizio universale grazie al fatto che la diversificazione garantisce a Poste utili in continua crescita (2,2 miliardi nel 2025).
A spiegarlo è stato lo stesso Del Fante durante le audizioni nelle commissioni Trasporti della Camera e del Senato sul contratto di programma con il Mimit dove ha sottolineato che Poste Italiane non ha intenzione di fare come la Danimarca che ha interrotto il servizio di consegna delle lettere. Con il nuovo contratto di programma tra Poste e Mimit, la posta prioritaria esce dal servizio universale, come anticipato da MF-Milano Finanza lo scorso 18 marzo.
Del Fante ha anche parlato dell'opas su Tim che «rappresenta un primo passo di consolidamento, importante», nel settore delle tlc, chiarendo che l'operazione «non tocca la rete che nel luglio del 2024 Tim ha ceduto alla società Fibercop che oggi è proprietaria di parte di rete in fibra e resta proprietaria della storica rete in rame. Nel mercato abbiamo anche un altro grande operatore, Open Fiber», ha aggiunto aprendo a una possibile distribuzione di azioni ai dipendenti.
Per l’opas su Tim, ha ricordato Del Fante è previsto «un aumento di capitale e vengono emesse nuove azioni in un ammontare importante e si potrebbe pensare che una piccola parte di quelle, magari con un contributo anche dell'azienda, possano andare anche nella direzione dei dipendenti», ha concluso.
Quanto al Polo Strategico Nazionale, nel nuovo assetto Poste diventa azionista direttamente. Attualmente è in corso una trattativa con Cdp per acquisire il suo 20% e qualora l'operazione Tim andasse a compimento, si aggiungerebbe il 45% che possiede la società tlc. Rimarrebbero Leonardo e Sogei che starebbero consolidando la partecipazione in un’unica unità. (riproduzione riservata)