Giorgetti: cauto ottimismo sul dato deficit/pil di settembre. Su spese difesa decide il Parlamento, nessun taglio alla sanità
Giorgetti: cauto ottimismo sul dato deficit/pil di settembre. Su spese difesa decide il Parlamento, nessun taglio alla sanità
Il ministro dell'Economia conferma che le analisi internazionali non alterano le previsioni di crescita del governo, nonostante le incertezze globali e le tensioni geopolitiche

di Silvia Valente 22/07/2026 16:54

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Allo stato attuale «le analisi realizzate dagli organismi internazionali (incluso il Fondo monetario internazionale) non evidenziano uno scostamento tale da alterare il quadro di crescita delineato dal Governo nell'ultimo Documento di finanza pubblica presentato ad aprile», ha assicurato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Sono state certo effettuate delle revisioni che «riflettono prevalentemente il deterioramento del contesto internazionale intervenuto nei mesi successivi, caratterizzato dall'accresciuta incertezza sulle relazioni commerciali globali, dal rallentamento del commercio mondiale e dal permanere delle tensioni geopolitiche. Tali valutazioni si inseriscono in un quadro di revisione delle prospettive di crescita che interessa, in diversa misura, l'insieme delle economie avanzate e dell'area dell'euro».

In particolare, «per quanto attiene alla Procedura per disavanzo eccessivo (Pde), con cauto ottimismo si è in attesa delle valutazioni dei competenti organi sui dati finora analizzati in via prospettica». E soprattutto, come «più volte ho avuto modo di precisare che la discrepanza rispetto alla previsione contenuta nel Dpfp 2025 - ha aggiunto Giorgetti - è derivata essenzialmente da nuovi crediti inattesi per il Superbonus, per lavori legittimati dalla normativa previgente, e che l'ammontare di tali crediti, stimati al momento in 8,4 miliardi, è in costante aggiornamento a causa dell'individuazione di illeciti da parte dell'Agenzia delle Entrate». Ecco perché «la stima potrebbe subire revisioni al ribasso con la pubblicazione attesa il 22 settembre».

Per quanto riguarda il Pnrr, la settima revisione «è un passaggio tecnico, non credo e non temo che la Commissione non possa in qualche modo accettarlo». In particolare, la richiesta di modifica è «finalizzata ad assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi concordati della Commissione europea entro le scadenze previste, ha carattere prevalentemente tecnico e serve a rafforzare l'efficacia complessiva del Piano nella fase conclusiva della sua attuazione», ha aggiunto il numero uno di Via Venti Settembre.

Le novità per i pacchi fino a 150 euro

Il ministro ha poi precisato che la tassa sui piccoli pacchi, da 2 euro, che entrerà in vigore dal primo ottobre prossimo, si cumulerà con il dazio europeo da 3 euro. Si tratta di due misure diverse: l'applicazione del dazio forfetario di tre euro per le spedizioni di valore fino a 150 euro è «finalizzata a governare, temporaneamente, la pretesa impositiva una volta eliminata l'esenzione daziaria, ritenuta non più giustificata nel contesto della crescita esponenziale del commercio elettronico e dell'invio di spedizioni di modico valore». D’altro canto, «il contributo di gestione introdotto dalla norma nazionale serve, invece, a compensare gli oneri amministrativi che le autorità doganali devono sostenere in relazione allo sdoganamento e controllo delle piccole spedizioni».

La tassa sui pacchi «è stata concepita come misura per far fronte a quella che è un'autentica invasione, e che negli ultimi mesi si è ulteriormente rafforzata, di piccole spedizioni di modesto valore da paesi asiatici che rischiano completamente la distruzione commerciale europea», ha poi aggiunto il ministro. E ha concluso: «Naturalmente la discussione su questa e altre misure in materia di commercio internazionale prosegue e dovremmo assumere una decisione a livello nazionale ma coordinata le rispetto alle misure che ogni Paese ha assunto per quanto riferimento a questa tassa». 

Il nodo delle spese per la difesa

Altra precisazione netta del ministro Giorgetti: «L’affermazione per cui la spesa in difesa non sarebbe conciliabile con il raggiungimento di altri obiettivi di policy deve essere smentito sulla base sia della corretta perimetrazione degli interventi e del relativo riparto su un arco temporale pluriennale, sia per il possibile ricorso a strumenti di flessibilità nei limiti consentiti dal vigente quadro di riferimento europeo».

Il riferimento non è tanto «al tema Safe, che è e resta un prestito, quanto alla possibilità di valutare di richiedere la clausola di salvaguardia nazionale, che dovrà essere assunta a livello parlamentare». L'Italia ha ottenuto «la possibilità di utilizzare la flessibilità non solo per il settore della difesa ma anche per quello dell'energia. Così si potrebbe ottenere una deviazione dal sentiero di spesa netta raccomandato, effettuando spesa aggiuntiva senza effettuare tagli ad altri voci del bilancio dello Stato come educazione e sanità», ha spiegato il titolare del Mef.

E ancora, da precisare, secondo Giorgetti è che «il governo italiano sta puntualmente rispettando tutti i vincoli e il patto di stabilità, è probabilmente uno dei pochi governi d'Europa che lo sta facendo, incredibilmente, e non intende in alcun modo ridurre spese per l'educazione la sanità per finanziare la difesa, tanto è vero è che qualora il parlamento concedesse la possibilità di aumentare le spese per la sicurezza e la difesa dovrà deliberare uno scostamento di bilancio».

Su Safe? Per accedere ai fondi Safe non ci sono «scadenze perentorie» e «le valutazioni che dovrà fare il parlamento sulla base degli elementi che io ho dato che non sono soltanto di carattere finanziario», aggiunge Giorgetti. «Fortunatamente questo governo grazie alla sua politica non ha problemi di finanziarsi sui mercati collocando i Btp, come è avvenuto in tempi non troppo lontani in questo paese. Quindi può valutare l'opportunità se ricorrere a Btp ordinari piuttosto che il programma Safe». (riproduzione riservata)