Decreto Primo Maggio: verso bonus giovani strutturale e più detassazioni. Ma resta il nodo coperture
Decreto Primo Maggio: verso bonus giovani strutturale e più detassazioni. Ma resta il nodo coperture
Il governo Meloni lavora sul decreto per combattere il lavoro povero: tra le misure detassazione su rinnovi contrattuali, notturni, festivi e premi di produzione. Nel mirino il rafforzamento della contrattazione collettiva e i contratti pirata 

di Anna Di Rocco 11/04/2026 11:12

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Un intervento ampio su salari, incentivi e contrattazione collettiva, con l’obiettivo dichiarato di «combattere il lavoro povero». È il perimetro del decreto Primo Maggio annunciato in Parlamento dalla premier Giorgia Meloni e ancora in fase di definizione. Ma rapida, perché si avvicina la scadenza della delega sulla retribuzione «giusta ed equa», fissata al 18 aprile.

Il pacchetto allo studio dell’esecutivo si muove lungo più direttrici: stabilizzazione degli incentivi all’occupazione giovanile, alleggerimento del carico fiscale su aumenti contrattuali e premi di produttività, e un rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva. Ma sullo sfondo resta il nodo delle risorse, con diverse misure ancora prive di copertura.

Più incentivi e detassazioni: il cuore del pacchetto

Tra le ipotesi principali figura la trasformazione in misura strutturale del bonus assunzioni under 35, insieme a un rafforzamento degli sgravi contributivi. Sul tavolo anche la riduzione al 5% della tassazione sugli aumenti contrattuali e sui premi di risultato, oltre alla conferma della detassazione al 15% per lavoro notturno, festivo e straordinari.

Previsto inoltre un incremento dei fringe benefit e un ampliamento delle misure di welfare aziendale, inclusa l’assistenza sanitaria integrata. L’impianto complessivo punta a sostenere il reddito dei lavoratori a medio-basso salario senza intervenire direttamente sulla dinamica dei minimi contrattuali.

Il perno del provvedimento è però la contrattazione collettiva, che il governo intende «rafforzare e stimolare» nei rinnovi. Il decreto dovrebbe introdurre per la prima volta un meccanismo automatico: un’indennità provvisoria pari al 30% del tasso di inflazione programmato per i lavoratori del settore privato nei casi in cui il contratto sia scaduto da oltre sei mesi senza rinnovo. L’indennità salirebbe al 60% dopo dodici mesi, con l’obiettivo di accelerare la chiusura degli accordi e ridurre le lunghe fasi di vacanza contrattuale che spesso comprimono il potere d’acquisto.

Il nodo dei contratti pirata e il monitoraggio del Ministero del Lavoro

Ma proprio la definizione di contrattazione collettiva contenuta nella bozza ha aperto un fronte critico. Il testo fa riferimento alle negoziazioni tra organizzazioni datoriali e sindacali del medesimo settore, una formulazione ritenuta troppo ampia da sindacati e associazioni di categoria, perché potrebbe lasciare spazio ai cosiddetti «contratti pirata», cioè accordi al ribasso stipulati da sigle poco rappresentative.

Una criticità sollevata anche da esponenti politici come la senatrice di Annamaria Furlan di Italia Viva che ha invitato l’esecutivo a «fermarsi», e dal Movimento 5 Stelle, secondo cui l’impianto normativo rischierebbe di produrre distorsioni e di indebolire la definizione stessa di «giusta retribuzione». Nella bozza di decreto, tuttavia, si lavora per specificare anche che i contratti collettivi rilevanti saranno quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.  

Il dibattito si intreccia con le tensioni già in corso tra governo e parti sociali. Da un lato, l’esecutivo ha più volte coinvolto anche sigle non maggiormente rappresentative nei tavoli di confronto; dall’altro, le principali organizzazioni datoriali hanno espresso forte contrarietà. Confindustria, Confcommercio, Confesercenti e Federalberghi hanno infatti già disertato per due volte i tavoli di confronto, contestando l’impostazione del dialogo sociale.

Nel frattempo, la bozza prevede anche un rafforzamento del monitoraggio pubblico: il Ministero del Lavoro dovrà redigere un rapporto annuale sulle retribuzioni e sulla copertura contrattuale, includendo anche la diffusione dei diversi contratti indipendentemente dalla loro rappresentatività. Il rischio, secondo i critici, è che proprio questo meccanismo finisca per legittimare indirettamente anche i contratti meno tutelanti.

Scadenze e strategia politica: verso un decreto unico

Sul piano politico, come riporta La Repubblica, si sta facendo strada l’ipotesi di superare la scadenza del 18 aprile per arrivare a fine mese con un unico provvedimento organico. L’idea è quella di un decreto-legge Primo Maggio che accorpi la riforma della contrattazione, la proroga del bonus giovani in scadenza il 30 aprile e altre misure sociali, incluso il piano casa da un miliardo.

Resta però irrisolto il nodo principale: le coperture finanziarie. La proroga delle detassazioni sugli aumenti contrattuali e sulle voci accessorie per i redditi medio-bassi richiede risorse che, nella bozza, non sono ancora individuate. Stessa incertezza per la trasformazione strutturale del bonus assunzioni under 35, misura che il governo vorrebbe stabilizzare ma che ha un impatto potenziale rilevante sui conti pubblici: circa 3 miliardi annui a regime, secondo le stime circolate nelle bozze, a fronte di un costo attuale inferiore ma comunque significativo su base biennale. (riproduzione riservata)