Il «debito pubblico totale in essere» americano ha ufficialmente raggiunto i 40.047 miliardi di dollari martedì 18 agosto, in aumento rispetto ai 39.987 miliardi del giorno precedente e segnando un nuovo traguardo nella lotta del Paese per tenere sotto controllo i propri conti pubblici.
Il raggiungimento di questa soglia ha un valore simbolico, ma di per sé non è economicamente significativo. La maggior parte degli investitori e degli economisti presta meno attenzione ai valori assoluti che ad altri indicatori, come il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che offre una misura più efficace della capacità di un’economia di indebitarsi.
Gli economisti, inoltre, si concentrano generalmente su una diversa misura del debito pubblico, cioè quella posseduta dal pubblico, che non comprende il debito detenuto all’interno del governo nei fondi fiduciari della Social Security. Questa cifra ammontava a 32.266 miliardi di dollari martedì.
Tuttavia, 40 mila miliardi sono una cifra enorme e probabilmente attireranno almeno per un breve periodo l’attenzione su quella che gli economisti concordano ampiamente nel definire una traiettoria fiscale insostenibile.
Negli ultimi giorni, l’aumento dei costi di finanziamento del governo a lungo termine - e la brusca inversione di rotta di mercoledì, dopo che il Tesoro ha annunciato l’intenzione di riacquistare una quantità maggiore di debito a lungo termine - hanno sottolineato la posta in gioco.
Ecco come si è arrivati fin qui e che cosa significa: debito e deficit non sono sempre stati un problema negli Stati Uniti.
Il debito detenuto dal pubblico - che oggi si avvicina ai livelli della Seconda guerra mondiale, attestandosi intorno al 100% del pil annuo del Paese - era appena il 31,5% del pil nel 2001, dopo quattro anni durante i quali il governo aveva registrato avanzi di bilancio.
Le guerre, lo scoppio della bolla delle dot-com e i tagli fiscali fecero deragliare i conti pubblici all’inizio degli anni 2000. La recessione del 2007-2009 accelerò ulteriormente la tendenza, riducendo le entrate fiscali e spingendo il governo ad adottare programmi di stimolo, così come sarebbe accaduto con la pandemia di Covid-19.
Nel frattempo, l’invecchiamento della popolazione ha comportato un aumento della spesa per Medicare e Social Security. Le entrate, però, non hanno tenuto il passo, mentre i legislatori hanno ripetutamente approvato e prorogato tagli fiscali.
Il debito si accumula attraverso i deficit di bilancio annuali, quando il governo spende più di quanto incassa sotto forma di entrate. Negli ultimi anni, i deficit sono stati insolitamente elevati, intorno al 6% del pil, un livello che in genere si raggiunge soltanto durante guerre o recessioni.
Di conseguenza, è ampiamente previsto che il rapporto tra debito e pil degli Stati Uniti continui a crescere, raggiungendo il 120% tra 10 anni e il 175% tra 30 anni, secondo il Congressional Budget Office. Se alcune agevolazioni fiscali, come quelle per le mance e gli straordinari, venissero prorogate invece di scadere come previsto, è probabile che il debito aumenti ancora di più.
La composizione della spesa federale spiega perché sia così difficile apportare tagli significativi. La stragrande maggioranza della spesa pubblica è destinata a programmi che promettono prestazioni agli individui, come Social Security e Medicare. Ridurre queste prestazioni rischierebbe probabilmente di suscitare l’ira di molti elettori. Nel frattempo, l’aumento del debito comporta maggiori pagamenti per interessi, che non sono facoltativi.
Tutto il resto di ciò che il governo finanzia - stipendi federali, edifici per uffici, forze dell’ordine - rappresenta una quota relativamente ridotta della spesa.
Dagli anni Sessanta, la spesa federale è cresciuta in misura considerevole rispetto all’economia nel suo complesso, mentre le entrate, costituite principalmente dal gettito fiscale, sono rimaste pressoché stabili.
Il governo raccoglie la maggior parte dei finanziamenti di cui ha bisogno sul mercato obbligazionario, emettendo titoli noti come Treasury bond, Treasury note e Treasury bill. Questi vengono acquistati da investitori e istituzioni di tutto il mondo, la cui composizione è cambiata nel corso degli anni.
In particolare, la quota di Treasury detenuta dagli investitori stranieri - sia acquirenti del settore pubblico sia di quello privato - è diminuita. Gli hedge fund, classificati come «famiglie» nei dati della Fed, hanno contribuito a colmare il vuoto.
Questo ha preoccupato alcuni analisti perché gli hedge fund acquistano generalmente i Treasury utilizzando denaro preso a prestito, una pratica che talvolta li ha spinti a vendere massicciamente le obbligazioni nei momenti di tensione sui mercati, come quando il presidente Trump annunciò dazi generalizzati nell’aprile 2025.
Ciò ha spinto ulteriormente al ribasso i prezzi delle obbligazioni, provocando un aumento dei loro rendimenti, che svolgono un ruolo importante nel determinare i costi di finanziamento, come i tassi sui mutui.
In generale, tuttavia, l’aumento dei livelli di debito ha fatto ben poco per turbare il mercato obbligazionario, rendendo una vera e propria crisi fiscale più una preoccupazione teorica che un rischio urgente.
Gli investitori sono pienamente consapevoli che l’offerta di obbligazioni continuerà a crescere. Eppure continuano ad acquistare Treasury, mantenendo i rendimenti relativamente vicini ai tassi di interesse a breve termine fissati dalla Federal Reserve.
Gli Stati Uniti, infatti, hanno un grande vantaggio rispetto agli altri Paesi perché i Treasury sono ampiamente considerati dagli investitori globali l’attività sicura per eccellenza. Beneficiano di un circolo virtuoso: gli investitori amano possedere Treasury perché sono molto liquidi, cioè facili da acquistare e vendere, rispetto alle obbligazioni di altri governi. Questa domanda, a sua volta, garantisce che le obbligazioni rimangano liquide e ha consentito, almeno finora, agli Stati Uniti di continuare a indebitarsi con relativa impunità.
L’enorme dimensione dei 40 mila miliardi di dollari di debito americano è difficile da comprendere. La cifra è molto superiore al pil annuo degli Stati Uniti. Ciò significa che, anche se tutto il reddito prodotto negli Stati Uniti fosse destinato per un intero anno alla riduzione del debito - anziché a voci come stipendi, profitti aziendali e investimenti - il governo federale continuerebbe, secondo questo parametro, ad avere migliaia di miliardi di dollari di debiti.
Se Elon Musk contribuisse a ridurre il debito sacrificando l’intero patrimonio netto, pari a quasi 1.000 miliardi di dollari - una cifra essa stessa difficile da concepire - l’impatto sarebbe appena percettibile. Il debito lordo del governo federale è inoltre quasi pari a quello complessivamente dovuto da tutte le famiglie e le imprese statunitensi messe insieme, escluse le banche.
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