Debito pubblico: nel 2026 il Tesoro deve rifinanziare 385 miliardi. Dal calo dello spread un tesoretto di 8 miliardi
Debito pubblico: nel 2026 il Tesoro deve rifinanziare 385 miliardi. Dal calo dello spread un tesoretto di 8 miliardi
Dal punto di vista della composizione, il debito in scadenza è dominato dai Btp, che rappresentano oltre il 90% del totale. Secondo l’analisi di Unimpresa le scadenze complessive dei titoli di Stato italiani ammontano a oltre 2.545 miliardi

di Anna Di Rocco 01/01/2026 10:12

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Il Tesoro italiano dovrà rifinanziare quasi 385 miliardi di euro di titoli di Stato in scadenza nel solo 2026. È la prima grande prova che attende la gestione del debito pubblico nei prossimi anni e un banco di prova per il governo guidato da Giorgia Meloni, in un contesto internazionale ancora segnato da forti incertezze geopolitiche e da prospettive di crescita economica fragili. A fotografare nel dettaglio la struttura temporale del debito è un report del Centro studi di Unimpresa, basato su dati ufficiali del ministero dell’Economia.

Un debito concentrato nel prossimo decennio

Secondo l’analisi, le scadenze complessive dei titoli di Stato italiani ammontano a 2.545,6 miliardi di euro, concentrate in larga parte nel prossimo decennio: tra il 2026 e il 2035 scadranno infatti 2.007,3 miliardi, pari al 78,9% del totale. Più diluito il profilo oltre il 2035, con 538,2 miliardi in scadenza tra il 2036 e il 2072. Il nodo più immediato resta dunque il 2026, quando arriveranno a maturazione 384,3 miliardi di euro: 132,1 miliardi di Bot, 239,4 miliardi di Btp e 12,7 miliardi di Cct.

Negli anni successivi le scadenze si ridurranno progressivamente, pur restando elevate: 244,5 miliardi nel 2027, 227,8 miliardi nel 2028 e 213,3 miliardi nel 2029. Dopo un nuovo rialzo nel 2030, a 236,1 miliardi, il volume dei titoli in scadenza cala gradualmente fino a scendere sotto i 80 miliardi nel 2034, prima di risalire a 117,7 miliardi nel 2035. Dal 2036 in avanti il profilo diventa più lineare, composto esclusivamente da Btp, con importi annui via via decrescenti fino agli 8,7 miliardi del 2072.

Il ruolo chiave dello spread: un tesoretto da 8 miliardi 

In questo quadro assume un peso centrale il miglioramento dello spread tra Btp e Bund, che nelle ultime settimane si è stabilizzato su livelli sensibilmente più bassi rispetto al passato, intorno ai 70 punti base. Un segnale, secondo Unimpresa, di una maggiore fiducia dei mercati nella solidità dei conti pubblici e nella credibilità della politica economica italiana. La riduzione del differenziale e dei rendimenti sui titoli di Stato sta già alleggerendo il costo medio del debito e potrebbe tradursi, solo nel 2026, in un risparmio cumulato sulla spesa per interessi stimato tra i 7 e gli 8 miliardi di euro.

«L’Italia ha ritrovato una traiettoria di credibilità nella gestione della finanza pubblica», afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. «La riduzione dello spread e la fiducia degli investitori non sono frutto del caso, ma di un approccio prudente e responsabile. I risparmi ottenuti sul fronte degli interessi dovranno essere destinati in via prioritaria alla riduzione della pressione fiscale, per dare ossigeno a famiglie e imprese e sostenere la crescita».

La composizione del debito: dominano i Btp

Dal punto di vista della composizione, il debito in scadenza è dominato dai Btp, che rappresentano oltre il 90% del totale, con 2.292,8 miliardi. I Bot incidono per 132,1 miliardi, concentrati interamente nel 2026, mentre i Cct ammontano a 120,6 miliardi e sono destinati a esaurirsi progressivamente entro il 2035.

La forte concentrazione delle scadenze nel breve e medio periodo rende la gestione del debito una sfida non solo finanziaria, ma anche politica. Strategia sulle emissioni, durata media dei titoli e rapporto con i mercati diventano elementi decisivi per contenere il costo del rifinanziamento e preservare la fiducia degli investitori.

Secondo Unimpresa, il contesto macroeconomico appare oggi più favorevole rispetto al passato: la riduzione della volatilità sui mercati dei titoli sovrani, una politica monetaria più prevedibile e il quadro europeo di tutela contro la frammentazione finanziaria consentono di affrontare le prossime tornate di rifinanziamento con maggiore serenità. Una combinazione di crescita moderata, conti pubblici sotto controllo e costo del debito in calo che, conclude il Centro studi, rafforza la credibilità finanziaria del Paese proprio mentre si avvicina la grande scadenza del 2026. (riproduzione riservata)