L’Fmi lancia il doppio allarme su debito pubblico e AI
L’Fmi lancia il doppio allarme su debito pubblico e AI
Per la direttrice Kristalina Georgieva, servono azioni decisive per risanare le finanze pubbliche e più cooperazione nella gestione dell’intelligenza artificiale per evitare diseguaglianze

di Silvia Valente   07/10/2026 11:11

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Il Fondo monetario internazionale lancia un nuovo monito sul debito pubblico. La direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva, ha sottolineato la mancanza di «azioni decisive» nelle economie avanzate fortemente indebitate, indicando diversi paesi dell'Eurozona e sollecitando «scelte politiche molto difficili» per risanare le finanze pubbliche.

La direttrice del Fmi ha ribadito che «non riscontriamo un'azione decisiva nelle economie avanzate fortemente indebitate, mentre è urgente adottare piani credibili di risanamento di bilancio a medio termine», ha ribadito Georgieva a Singapore alla vigilia delle assemblee annuali del Fmi e della Banca mondiale. «Il crescente peso del debito pubblico alimenta l'inflazione e non si ridurrà solo grazie alla crescita». 

Ad oggi il debito pubblico mondiale ha raggiunto il livello più alto dalla Seconda guerra mondiale ed è in procinto di superare presto il 100% del pil globale. Una situazione che, insieme all'inasprimento delle politiche monetarie e alla concorrenza nella raccolta di fondi da parte dei giganti della tecnologia, alimenta il recente aumento vertiginoso dei rendimenti obbligazionari. «Dopo una serie di shock in cui, ogni volta, la politica di bilancio ha dovuto intervenire per attutirne l'impatto, le popolazioni si sono abituate al sostegno dello Stato», ma «non possiamo continuare a rimandare l'azione politica necessaria» e l'attuazione di «programmi di riforma ambiziosi», ha ammonito Georgieva. 

Serve cooperazione sull’AI

La direttrice generale del Fondo monetario internazionale ha lanciato un altro doppio allarme: «L'economia mondiale è divisa tra uno shock negativo dal lato dell'offerta energetica e uno shock positivo dal lato della domanda legato all'intelligenza artificiale. L'impatto combinato di queste due forze è molto diseguale», ha sintetizzato Georgieva. Serve maggiore «cooperazione» per evitare il rischio di «aggravare le disuguaglianze».

In particolare sull’intelligenza artificiale, «che la si ami, la si odi o la si tema, non si può negare che si sta rapidamente affermando come un motore essenziale che determina i percorsi di prosperità dei Paesi». Basti pensare che già ora, secondo il Fondo, «i componenti elettronici e tecnologici associati all'AI rappresentano oltre un decimo del commercio mondiale di merci».

Non si tratta solo di «stimolare nel breve termine la domanda legata alla costruzione delle infrastrutture», ma di «aumentare la produttività a lungo termine derivante dalla sua adozione», ha ricordato Georgieva, ritenendo che l'AI «correttamente implementata» potrebbe generare fino a mezzo punto percentuale di crescita mondiale in più all'anno.

Attualmente però il Fondo esprime preoccupazione per una dinamica a due velocità: i Paesi fortemente integrati nelle catene del valore tecnologiche (Stati Uniti, Cina, India, produttori asiatici di chip) traggono vantaggio dal boom dell'AI, ma quest'ultimo «lascia in gran parte fuori la maggior parte degli altri Paesi». 

Al contrario, quindi, «per trarre vantaggio dal potere trasformativo dell'intelligenza artificiale è fondamentale garantirne l'accesso a livello globale. Un simile approccio richiede cooperazione». In particolare, evidenzia Georgieva, la preparazione all'AI è fondamentale, comprese le misure di salvaguardia normative che «aiutano a gestire i rischi sostanziali dell'intelligenza artificiale, tra cui ripercussioni su larga scala sul mercato del lavoro, gravi rischi informatici e di stabilità, nonché modelli all'avanguardia che minacciano di sfuggire al controllo umano e di sfuggire a ogni controllo». (riproduzione riservata)