De Guindos e Cipollone (Bce): il no della Germania a Unicredit-Commerzbank va contro il mercato unico. I 4 motivi per l’M&A
De Guindos e Cipollone (Bce): il no della Germania a Unicredit-Commerzbank va contro il mercato unico. I 4 motivi per l’M&A
I due esponenti della Bce difendono il consolidamento bancario transfrontaliero. E de Guindos avverte: la stretta finanziaria potrebbe arrivare dai mercati obbligazionari, finora rimasti tranquilli

di Elena Dal Maso e Luca Gualtieri 11/05/2026 09:00

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Si accende il confronto istituzionale in Europa sulla scalata di Unicredit a Commerzbank. Nel giro di due giorni sono arrivati due assist di primo piano a favore dell’ops che Piazza Gae Aulenti ha lanciato sulla partecipata tedesca. Lunedì 11 si è espresso Luis de Guindosvicepresidente della Banca Centrale Europea che, parlando al Financial Times, ha dichiarato: «È molto difficile per i governi sostenere di essere favorevoli all’unione del risparmio e degli investimenti e poi dire: no, siamo contrari a questa specifica operazione», ha spiegato lo spagnolo Luis de Guindosvicepresidente della Banca Centrale Europea, al Financial Times.

Secondo de Guindos, il settore bancario tedesco — «molto frammentato» — necessita di una modernizzazione, mentre il Paese si confronta con sfide economiche «importanti». Le dichiarazioni arrivano in una delle sue ultime interviste prima della scadenza del mandato di otto anni alla Bce, prevista per giugno.

Le parole di Cipollone a Ventotene 

Nel fine settimana si è espresso anche Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce che, intervistato al Ventotene Europa Festival, ha fatto una chiara allusione alla scalata: «Queste cose dovrebbero essere più semplici e avere una dimensione più fluida, più naturale, perché un mercato integrato di capitali permette a tutti di essere più forti finanziariamente».

Cipollone ha aggiunto che «l'Europa ogni anno esporta circa il 2% del suo Pil in termini di capitali. Non è che ci mancano i soldi, è che i mercati sono così frammentati che finiamo per investire in altri paesi, mentre le nostre imprese rimangono piccole e quando hanno bisogno di crescere si vanno a quotare sui mercati degli Stati Uniti. Questa cosa è un enorme impedimento alla crescita e lo sviluppo dell'Europa».

La lente della Ue sulla scalata

Anche a Bruxelles l’operazione di Unicredit è seguita con grande attenzione. La mossa va nella direzione chiesta dall'Ue, cioè la creazione di banche transfrontaliere capaci di competere con i giganti americani. E vista la delicatezza della questione la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, avrebbe deciso di seguire il dossier in prima persona.

Bruxelles attenderà le scelte delle autorità tedesche, a cui spetteranno le prime valutazioni sull'ops. Ma qualcuno inizia già a ragionare su quali iniziative potrebbero essere intraprese per contrastare l'eventuale ostruzionismo di Berlino. Tra le opzioni ci sarebbe anche la possibilità di avviare una procedura di infrazione contro dichiarazioni anti-mercato fatte da esponenti di primo piano del governo tedesco, pur in assenza di interventi formali.

L’ops in corso

Unicredit ha costruito una partecipazione del 36% nella seconda banca quotata tedesca (il 27% direttamente più un ulteriore 9% tramite strumenti finanziari) valutando Commerzbank oltre 35 miliardi di euro. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e i top manager di Commerzbank si oppongono con forza all’operazione. Merz ha accusato la banca italiana di utilizzare tattiche «ostili e aggressive», aggiungendo che, pur avendo la Germania bisogno di istituti più grandi, «questo non significa che ogni tipo di acquisizione sia ben accetta».

Quale unione del risparmio e degli investimenti?

Alla domanda su cosa pensasse dell’opposizione di Berlino all’offerta di Unicredit, de Guindos ha risposto che la posizione tedesca rappresenta solo uno dei tanti esempi di Stati membri dell’Ue che cercano di interferire nelle decisioni delle società. «Non riguarda soltanto questo caso specifico, succede ovunque», ha detto, aggiungendo che «mosse di questo tipo vanno contro lo spirito del mercato unico e minano la credibilità dell’unione del risparmio e degli investimenti».

Quattro motivi per l’M&A bancario

Durante il suo mandato alla Bce, De Guindos si è occupato di stabilità finanziaria, ma ha evitato di esprimersi sui vantaggi o meno di una possibile fusione tra le due banche. Ha però sottolineato che la Bce è generalmente «favorevole al consolidamento transfrontaliero» tra le banche europee. Istituti più grandi possono beneficiare di economie di scala, valutazioni più elevate e costi di finanziamento inferiori. «Una vera grande banca europea potrebbe competere con quelle americane».

Anche la Commissione europea ha recentemente modificato l’approccio alle fusioni societarie nel tentativo di favorire la nascita di gruppi di grandi dimensioni capaci di competere con gli istituti statunitensi e cinesi. Ripensando agli anni trascorsi alla Bce, de Guindos ha ammesso che la banca centrale è intervenuta «in ritardo» di fronte all’impennata dell’inflazione tra il 2021 e il 2022, spiegando che le discussioni interne «di carattere accademico sulle cause dell’inflazione» avevano rallentato il processo decisionale. «Queste discussioni vanno bene all’università e negli ambienti accademici», ha detto l’ex ministro spagnolo, «ma nelle banche centrali bisogna prendere decisioni».

Bce, prudenza sui tassi ora

De Guindos ha inoltre sottolineato che i rischi inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente sono inferiori rispetto a quattro anni fa e che la Bce dovrebbe evitare di reagire in modo eccessivo all’attuale shock energetico, dato che finora il suo impatto sulla crescita appare limitato. Tuttavia, ha poi avvertito: «La mia impressione è che i dati sulla crescita nelle prossime settimane non saranno positivi», aggiungendo che questi sviluppi richiederanno «prudenza» da parte della banca centrale.

I mercati non guardano per ora al debito pubblico in aumento

De Guindos ha inoltre osservato che l’elevato e crescente debito pubblico nell’Eurozona potrebbe creare ulteriori problemi alla Bce. Sebbene i rendimenti dei titoli di Stato siano aumentati da marzo, i mercati «sono rimasti finora molto tranquilli», ha notato, prevedendo però che «a un certo punto presteranno maggiore attenzione» all’aumento del debito pubblico.

Il banchiere centrale ha aggiunto che potrebbero salire sia i rendimenti dei titoli sovrani sia gli spread tra i diversi Paesi, con il risultato di un irrigidimento delle condizioni monetarie anche senza rialzi dei tassi. «La stretta potrebbe arrivare dai mercati», ha concluso.  A giugno De Guindos sarà sostituito alla Bce dal governatore della banca centrale croata Boris Vujcic. (riproduzione riservata)