De Agostini studia la vendita del 10% di Legami
De Agostini studia la vendita del 10% di Legami
Fatturato 2025 in crescita del 56%. I Boroli Drago iniziano a valorizzare l’investimento effettuato l’anno scorso tagliando la partecipazione al 32%. Dossier sul tavolo di più fondi di private equity

di di Andrea Deugeni 17/06/2026 23:00

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Il gruppo De Agostini approfitta della forte crescita di fatturato ed ebitda di Legami per valorizzare parte dell’investimento effettuato lo scorso anno e facendo entrare un nuovo investitore nel capitale.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la conglomerata di Novara guidata Enrico Drago (presidente) e Nicola Drago (vicepresidente) ha aperto il dossier della vendita di una parte del 42% – rilevato nel novembre del 2025 – della catena di cartoleria, articoli da regalo, agende e calendari fondata nel 2003 da Alberto Fassi, primo socio al 58%.

La quota in vendita dovrebbe essere intorno al 10% e il teaser (l’operazione sarebbe seguita personalmente da Enrico Drago) è sul tavolo di vari fondi di private equity. Contattato, il gruppo De Agostini ha preferito non commentare l’indiscrezione.
 

De Agostini rimarrebbe al 32% e la governance di Legami, che prevede che il gruppo della famiglia Boroli Drago esprima due consiglieri di amministrazione come partner industriale di lungo periodo, non verrebbe cambiata.

La conglomerata piemontese era entrata lo scorso anno nel capitale di Legami come ulteriore diversificazione del business di un gruppo da oltre 3 miliardi di euro di nav e che realizza quasi 3 miliardi di ricavi e circa 160 milioni di profitti, spaziando dalle lotterie all’editoria, dall’asset management al cioccolato e alla farmaceutica.

L'ingresso nel capitale e i risultati record di Legami

Sborsando circa 230 milioni aveva messo in portafoglio il 42% affiancando Fassi e subentrando al fondo Flexible Capital della scuderia Dea Capital Alternative Funds, venduta ora a Green Arrow (cessione perfezionata un mese fa). I risultati di Legami devono aver spinto i due fratelli Drago a realizzare parte dell’investimento.

Il gruppo bergamasco ha chiuso il 2025 con 383 milioni di fatturato, ampiamente sopra il target di 300 milioni e in crescita del 56% rispetto al 2024, e oltre 80 milioni di ebitda (+60%). Un andamento che prolunga il trend degli ultimi tre anni, da quando Fassi ha aperto il capitale ad altri investitori managerializzando l’azienda e spingendo sull’apertura di nuovi negozi.
 

I ricavi si fermavano a 51 milioni nel 2022. La presenza di De Agostini, che all’estero realizza oltre il 60% dei propri ricavi, può sostenere l’ulteriore internazionalizzazione di Legami, attualmente attivo, oltre che in Italia, anche in Francia e Spagna. Anche il target del 2025 dei 150 punti vendita a gestione diretta è stato ampiamente superato.

L'espansione retail e i nuovi mercati

Il gruppo gestisce oggi 184 negozi monomarca, a cui si aggiungono corner e shop-in-shop (spazi più grandi rispetto ai semplici corner) in oltre 70 Paesi, con più del 50% dei ricavi generati oltre confine. Legami ha fatto sapere che punta ad aprire altri 80-90 negozi nei prossimi 12 mesi, in primis in Italia e Francia, e ad avviare i primi monomarca anche in Germania. (riproduzione riservata)